venerdì, Aprile 17

The News Roundup

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La presenza di truppe straniere sul territorio di uno Stato alleato è regolata da un complesso insieme di norme internazionali, spesso poco conosciute al grande pubblico. Tra queste, un ruolo centrale è svolto dalla Convenzione di Londra del 1951, che definisce lo status delle forze NATO nei Paesi ospitanti. Si tratta di un accordo nato in un contesto storico particolare, ma ancora oggi fondamentale per comprendere come funzionano le basi militari e quali siano i limiti giuridici della presenza di personale militare straniero.

La guerra in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran apre scenari non solo militari, ma anche politici, riportando alla memoria l’epoca dello Scià. In un discorso recente, Donald Trump ha definito l’eliminazione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei «la più grande opportunità per il popolo iraniano di riprendersi il proprio Paese», aggiungendo che molti dei vertici del regime siano caduti.

World Politics

La Transnistria, piccolo lembo di terra lungo il fiume Dniester, tra Moldavia e Ucraina, è uno degli esempi più significativi di conflitto congelato post-sovietico in Europa orientale. Formalmente parte della Moldavia, la regione si è autoproclamata indipendente nel 1990, subito dopo il crollo dell’Unione Sovietica, con un proprio governo, esercito e moneta. Tuttavia, nessuno Stato membro delle Nazioni Unite ne riconosce l’indipendenza, e per la comunità internazionale resta territorio moldavo.

ACCORDI DI ABRAMO GEOPOLITICA

Roundup

GUERRA LIBANO BEIRUT

Geopolitica

Il Corridoio di Zangezur continua a rappresentare il nodo centrale delle dispute tra Armenia e Azerbaigian, segnando il confine tra aspirazioni territoriali, sicurezza regionale e interessi geopolitici di potenze vicine e globali. Dopo la vittoria azera sul Nagorno-Karabakh nel settembre 2023 e la dissoluzione della repubblica indipendentista dell’Artsakh, il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev ha dichiarato di voler chiudere definitivamente le contese territoriali con Yerevan. Tuttavia, la questione infrastrutturale tra il territorio principale dell’Azerbaigian e l’exclave di Nakhchivan, separata dalla regione armena di Syunik, resta irrisolta: la creazione di un corridoio extraterritoriale in Armenia rimane un obiettivo strategico di Baku e del suo alleato turco, Recep Tayyip Erdoğan.

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La Grande Diga di Sennar, situata nel cuore del Sudan sul fiume Blue Nile, rappresenta uno dei progetti più strategici per lo sviluppo energetico e idrico del paese. Costruita per alimentare centrali idroelettriche e migliorare la gestione delle risorse idriche, questa infrastruttura ha portato significanti benefici economici ma anche sfide ambientali e sociali. In questo articolo, esploreremo la storia, gli impatti e le prospettive future della diga, evidenziando il suo ruolo cruciale nel contesto del panorama idrico e di sviluppo regionale.

Sotto i ghiacci dell’Oceano Artico, a migliaia di metri di profondità, si nasconde una catena montuosa che potrebbe ridisegnare gli equilibri geopolitici globali. La dorsale di Lomonosov, scoperta nel 1948, è oggi al centro di una competizione silenziosa ma strategica tra grandi potenze, attirate dalle sue immense riserve di energia e minerali rari. In un’epoca segnata dal cambiamento climatico e dalla crescente rivalità economica, l’Artico emerge come uno dei nuovi fronti del potere mondiale.

Gli Accordi di Abramo rappresentano uno dei più significativi avanzamenti nelle relazioni diplomatiche del Medio Oriente degli ultimi decenni, segnando un momento storico di normalizzazione tra Israele e alcuni paesi arabi. Firmati nel 2020 con l’obiettivo di promuovere la pace, la stabilità e la cooperazione economica nella regione, questi accordi hanno aperto nuove prospettive per un clima di dialogo e collaborazione tra nazioni che storicamente hanno vissuto tensioni e conflitti. In questo articolo, esploreremo il contesto di formazione, gli obiettivi, i principali attori coinvolti e le sfide future degli Accordi di Abramo.

Nel contesto internazionale attuale, il potere militare rimane uno degli indicatori principali di influenza e sicurezza di un Paese. Nel 2025, alcune nazioni si distinguono per la forza, la tecnologia e la capacità di intervento rapido delle loro forze armate. In questo articolo, analizzeremo quali sono gli eserciti più potenti al mondo, scoprendo le caratteristiche che li rendono delle vere superpotenze militari e comprendendo le tendenze che caratterizzano la geopolitica militare globale.

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Middle East News

La presenza di truppe straniere sul territorio di uno Stato alleato è regolata da un complesso insieme di norme internazionali, spesso poco conosciute al grande pubblico. Tra queste, un ruolo centrale è svolto dalla Convenzione di Londra del 1951, che definisce lo status delle forze NATO nei Paesi ospitanti. Si tratta di un accordo nato in un contesto storico particolare, ma ancora oggi fondamentale per comprendere come funzionano le basi militari e quali siano i limiti giuridici della presenza di personale militare straniero.

Nel panorama politico del XX secolo, poche figure hanno lasciato un’impronta tanto profonda e controversa quanto Margaret Thatcher, la “Iron Lady” che guidò il Regno Unito per oltre un decennio trasformandone economia, società e ruolo internazionale. Tra gli eventi che segnarono la sua leadership, la guerra delle Falkland del 1982 rappresenta uno spartiacque decisivo: un conflitto breve ma intensissimo, capace di ribaltare il suo consenso interno e ridefinire l’immagine della Gran Bretagna nel mondo.

Negli anni della Guerra Fredda, la politica estera degli Stati Uniti fu segnata da uno degli scandali più controversi e complessi della sua storia: l’Iran-Contra, noto anche come Irangate. Un intreccio di operazioni segrete, violazioni della legge e strategie geopolitiche che mise in luce i limiti e le contraddizioni dell’amministrazione di Ronald Reagan. Lo scandalo esplose ufficialmente nel 1986, ma le sue radici affondano negli anni precedenti, tra Medio Oriente e America Latina, in un contesto globale dominato dalla rivalità tra Stati Uniti e Unione Sovietica.

Lo scontro tra Stati Uniti e Venezuela non nasce da un singolo evento, ma trova nella contrapposizione tra Donald Trump e Nicolás Maduro il suo punto di rottura. Le relazioni tra USA e Venezuela erano già diventate tese a partire dalla prima elezione a presidente di Hugo Chávez nel 1998, artefice della svolta socialista del Paese attraverso la cosiddetta “rivoluzione bolivariana”. Questa ideologia, opposta a quella statunitense, si basava su un programma politico di sinistra fondato sulla lotta alla corruzione e alla povertà. Chávez si avvicinò progressivamente a Russia, Cina e Iran, tradizionali avversari di Washington.

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Negli ultimi due anni, la penisola coreana è tornata al centro dell’attenzione internazionale per la crescente attività missilistica della Corea del Nord e le manovre di difesa della Corea del Sud. Dopo una pausa di due anni nei test, Pyongyang ha lanciato nel 2022 un numero record di missili, culminando con il primo test del missile balistico intercontinentale a combustibile solido Hwasong-18. Questo missile, più veloce da lanciare e più difficile da rilevare, potrebbe ridurre significativamente le possibilità di un attacco preventivo sull’arsenale nordcoreano.

Dopo lo scioglimento del Nagorno-Karabakh, Armenia e Azerbaigian hanno intrapreso colloqui di pace che riflettono tanto speranze quanto tensioni persistenti. Nell’aprile del 2024, Yerevan ha accettato di consegnare ad Baku quattro villaggi di confine, segnando un primo passo concreto verso la normalizzazione dei rapporti. Tuttavia, il cuore delle tensioni rimane la preoccupazione di Baku riguardo al preambolo della Costituzione armena, che menziona la possibile riunificazione futura tra Armenia e Nagorno-Karabakh. In risposta, il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan ha annunciato l’avvio di un referendum costituzionale previsto per il 2027, ribadendo l’impegno a modificare la Costituzione nonostante le critiche pubbliche e puntando a completare la nuova versione prima delle elezioni parlamentari del 2026.

Il 2025 si è confermato un anno di particolare tensione nella politica internazionale, con conflitti che hanno messo in evidenza le fragilità dell’ordine globale e la complessità delle relazioni tra grandi potenze. La guerra in Ucraina è entrata nel suo quarto anno, con la Russia che persiste nella sua aggressione, determinata a consolidare il controllo del Donbass e a negare qualsiasi riconoscimento della sovranità ucraina. Questo conflitto, ormai prolungato, ha reso evidente quanto la tenuta della sicurezza europea nord-orientale dipenda dalla capacità dei Paesi membri dell’UE e della Nato di reagire alle minacce neo-imperiali. Parallelamente, il Medio Oriente ha continuato a vivere momenti di violenza e tensione. La guerra tra Israele e Gaza, innescata dal massacro di Hamas del 7 ottobre 2023, ha conosciuto una tregua fragile solo nell’autunno del 2025. Questi eventi hanno avuto un impatto immediato sulla stabilità regionale, mostrando quanto i conflitti locali possano avere ripercussioni a livello globale. Un altro scenario di forte preoccupazione è rappresentato dalle operazioni militari degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, culminate nell’attacco statunitense di giugno e nella cosiddetta “guerra dei dodici giorni”. Queste iniziative militari hanno sottolineato la crescente assertività americana nella regione, non solo come azione unilaterale, ma…

Il 28 febbraio 2026, Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’offensiva militare su larga scala contro la Repubblica Islamica dell’Iran. L’operazione, denominata Operation Epic Fury da Washington e Rising Lion da Israele, nasceva con un obiettivo preciso: colpire il cuore del potere iraniano, eliminare la leadership e neutralizzare il programma nucleare. Nelle prime ore, la superiorità tecnologica occidentale ha prodotto risultati immediati. Centinaia di attacchi hanno colpito infrastrutture strategiche, installazioni nucleari e centri di comando, fino all’eliminazione della Guida Suprema, Ali Khamenei. Tuttavia, quella che doveva essere una guerra rapida e chirurgica si è trasformata in breve tempo in un conflitto complesso, senza una chiara strategia politica di uscita. Il fallimento della “decapitazione” Alla base dell’operazione c’era un presupposto rivelatosi fragile: la convinzione che eliminare i vertici del regime avrebbe provocato un collasso interno. In realtà, il sistema politico iraniano ha dimostrato una resilienza superiore alle aspettative. La successione è avvenuta rapidamente, con la designazione di Mojtaba Khamenei, garantendo continuità alla catena di comando. Allo stesso tempo, l’intervento esterno ha prodotto un effetto opposto a quello sperato: invece di indebolire il regime, ha rafforzato il sentimento nazionale e ricompattato parte della popolazione attorno alle istituzioni. Analisi precedenti di centri studi…