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View More NewsUn nuovo cacciatorpediniere nordcoreano ha subito danni significativi durante la cerimonia di varo, spingendo le autorità a disporre l’arresto di tre alti funzionari coinvolti nel progetto. Lo riferisce l’agenzia ufficiale Kcna.
Per secoli la geografia del potere è stata relativamente semplice: chi controllava un territorio controllava le sue risorse, le sue infrastrutture e, in larga misura, le persone che lo abitavano. Il confine rappresentava il limite della sovranità. Dentro quel limite lo Stato esercitava la propria autorità; fuori cominciava quella degli altri. Il cyberspazio ha cominciato a rompere questa geometria.
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Il Mondo in Pillole
Il JCPOA, noto anche come l’accordo sul nucleare iraniano, rappresenta uno degli accordi più significativi nel campo della non-proliferazione nucleare degli ultimi decenni. Firmato nel 2015 tra l’Iran e le principali potenze mondiali, questo accordo ha come obiettivo principale il controllo del programma nucleare iraniano in cambio di sanzioni economiche e commerciali. Scopri i dettagli, i successi e le sfide di un trattato che ha segnato un punto di svolta nella geopolitica mediorientale e internazionale.
Geopolitica
Il fiume Litani è il corso d’acqua più lungo e importante del Libano, un fiume che scorre interamente all’interno dei confini nazionali libanesi ma che, per la sua posizione geografica, è diventato negli ultimi decenni un vero e proprio simbolo geopolitico. Conosciuto nell’antichità con il nome greco di Leontes, il Litani non è soltanto una risorsa idrica vitale per l’agricoltura, l’energia e l’approvvigionamento d’acqua del Libano, ma rappresenta anche una linea di riferimento strategica nei rapporti, spesso conflittuali, tra Libano e Israele.
La crisi di Suez del 1956 rappresenta uno dei momenti più significativi della storia moderna, segnando il declino delle potenze coloniali europee e l’emergere di nuove dinamiche di potere tra Stati Uniti, Unione Sovietica e Paesi africani e arabi. Questo conflitto internazionale, scosso dalla nazionalizzazione del canale di Suez da parte dell’Egitto, ha avuto ripercussioni durature sulla geopolitica mondiale, influenzando l’indipendenza delle nazioni e le rotte commerciali strategiche. In questo articolo, analizzeremo le cause, gli sviluppi e le conseguenze di questa storica crisi.
Il blocco dello Stretto di Hormuz potrebbe colpire maggiormente i paesi asiatici perché questa via strategica rappresenta una delle principali rotte mondiali per il trasporto del petrolio e dei gas naturali. Paesi come la Cina, il Giappone, la Corea del Sud e l’India dipendono fortemente dalle rotte che passano attraverso questo stretto per importare le risorse energetiche necessarie alle loro economie in crescita. Un’interruzione del traffico marittimo in questa zona potrebbe portare a drastici aumenti dei prezzi dell’energia, disagi nelle supply chain globali e rischi di instabilità economica e geopolitica in tutta l’Asia.
Mentre l’attenzione internazionale resta concentrata sullo stretto di Hormuz, cruciale via di transito del petrolio mediorientale, un altro passaggio marittimo strategico sta assumendo un ruolo sempre più delicato: Bab el-Mandeb. Questo stretto collega il Mar Rosso al golfo di Aden e, più a valle, all’Oceano Indiano, rappresentando un vero e proprio collo di bottiglia per il commercio globale. La sua importanza è tale che, in condizioni normali, vi transita circa il 12% del petrolio mondiale, rendendolo vitale non solo per i paesi del Medio Oriente, ma anche per l’Europa e l’Italia, che dipendono dal canale di Suez per il trasporto di materie prime ed energia.
Nel frattempo, mentre il petrolio torna a decidere l’agenda, con lo stretto di Hormuz che…
Middle East News
Due droni di fabbricazione iraniana hanno colpito nelle prime ore di lunedì l’ufficio privato del primo ministro della Regione del Kurdistan iracheno, Masrour Barzani, e la residenza del direttore dell’agenzia di intelligence regionale Parastin. L’attacco, avvenuto a Erbil, non ha provocato vittime, ma è stato immediatamente definito dalle autorità curde come una grave escalation e una violazione della sovranità irachena.
Il fiume Litani è il corso d’acqua più lungo e importante del Libano, un fiume che scorre interamente all’interno dei confini nazionali libanesi ma che, per la sua posizione geografica, è diventato negli ultimi decenni un vero e proprio simbolo geopolitico. Conosciuto nell’antichità con il nome greco di Leontes, il Litani non è soltanto una risorsa idrica vitale per l’agricoltura, l’energia e l’approvvigionamento d’acqua del Libano, ma rappresenta anche una linea di riferimento strategica nei rapporti, spesso conflittuali, tra Libano e Israele.
Crisi energetica globale: perché guerre e politica internazionale influenzano le bollette
L’energia è diventata uno dei principali strumenti di pressione nella politica internazionale. Le tensioni tra grandi potenze, i conflitti regionali e le nuove strategie commerciali stanno modificando profondamente il mercato energetico mondiale.
I manuali di tattica non lo contemplano, ma esiste un modo per vincere un campionato che non prevede il possesso palla, né il tiro in porta, né tanto meno la costruzione di un gioco. Parliamo di una strategia più economica: non segnare e sperare che siano gli avversari a farlo a vicenda, con decisione e regolarità, nella porta sbagliata.
Per secoli abbiamo pensato alla geografia come a qualcosa di immutabile: montagne, mari e continenti come quinte fisse su cui si muove la storia. Ma non è così. La geografia cambia, e quando lo fa trascina con sé imperi, economie e rapporti di forza. Oggi questo cambiamento ha un nome preciso: riscaldamento globale. E mentre il dibattito pubblico resta concentrato su emissioni, transizione energetica e obiettivi climatici, una trasformazione molto più silenziosa sta prendendo forma ai margini del mondo conosciuto. Nel ghiaccio che si ritira nell’Artico non c’è solo un segnale d’allarme ambientale, ma l’embrione di un nuovo ordine commerciale. Rotte che per secoli sono state impraticabili stanno diventando accessibili, accorciando distanze, riducendo costi e riscrivendo le priorità strategiche delle grandi potenze. È lì, a nord, che si sta aprendo una partita destinata a ridefinire gli equilibri globali.
Il Corridoio di Zangezur continua a rappresentare il nodo centrale delle dispute tra Armenia e Azerbaigian, segnando il confine tra aspirazioni territoriali, sicurezza regionale e interessi geopolitici di potenze vicine e globali. Dopo la vittoria azera sul Nagorno-Karabakh nel settembre 2023 e la dissoluzione della repubblica indipendentista dell’Artsakh, il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev ha dichiarato di voler chiudere definitivamente le contese territoriali con Yerevan. Tuttavia, la questione infrastrutturale tra il territorio principale dell’Azerbaigian e l’exclave di Nakhchivan, separata dalla regione armena di Syunik, resta irrisolta: la creazione di un corridoio extraterritoriale in Armenia rimane un obiettivo strategico di Baku e del suo alleato turco, Recep Tayyip Erdoğan.
Da quando gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato il loro attacco ingiustificato e non provocato contro l’Iran, denominato Operation Epic Fury dagli USA e Rising Lion da Israele, è emerso chiaramente il carattere dell’offensiva. Si tratta di una campagna di bombardamenti su larga scala volta a smantellare sistematicamente lo Stato iraniano e a soggiogare l’intera popolazione. Gli Stati Uniti, sotto la guida di Trump, hanno avviato una guerra i cui esiti non sono né prevedibili né controllabili. Le loro azioni contengono elementi di irrazionalità, ma questa irrazionalità affonda le radici in decenni di aggressioni in Medio Oriente, e in particolare contro l’Iran.
L’espressione interesse nazionale è tra le più utilizzate e, al tempo stesso, tra le più fraintese del lessico politico contemporaneo. In Italia, più che altrove, il termine è stato spesso caricato di significati ideologici, fino a diventare oggetto di una contrapposizione che ne ha oscurato il valore analitico. Eppure, ogni Stato, indipendentemente dalla forma di governo o dall’orientamento politico delle sue classi dirigenti, agisce sulla base di un insieme di interessi permanenti che ne guidano le scelte interne ed esterne.
Nel panorama politico del XX secolo, poche figure hanno lasciato un’impronta tanto profonda e controversa quanto Margaret Thatcher, la “Iron Lady” che guidò il Regno Unito per oltre un decennio trasformandone economia, società e ruolo internazionale. Tra gli eventi che segnarono la sua leadership, la guerra delle Falkland del 1982 rappresenta uno spartiacque decisivo: un conflitto breve ma intensissimo, capace di ribaltare il suo consenso interno e ridefinire l’immagine della Gran Bretagna nel mondo.
Negli anni della Guerra Fredda, la politica estera degli Stati Uniti fu segnata da uno degli scandali più controversi e complessi della sua storia: l’Iran-Contra, noto anche come Irangate. Un intreccio di operazioni segrete, violazioni della legge e strategie geopolitiche che mise in luce i limiti e le contraddizioni dell’amministrazione di Ronald Reagan. Lo scandalo esplose ufficialmente nel 1986, ma le sue radici affondano negli anni precedenti, tra Medio Oriente e America Latina, in un contesto globale dominato dalla rivalità tra Stati Uniti e Unione Sovietica.
Lo scontro tra Stati Uniti e Venezuela non nasce da un singolo evento, ma trova nella contrapposizione tra Donald Trump e Nicolás Maduro il suo punto di rottura. Le relazioni tra USA e Venezuela erano già diventate tese a partire dalla prima elezione a presidente di Hugo Chávez nel 1998, artefice della svolta socialista del Paese attraverso la cosiddetta “rivoluzione bolivariana”. Questa ideologia, opposta a quella statunitense, si basava su un programma politico di sinistra fondato sulla lotta alla corruzione e alla povertà. Chávez si avvicinò progressivamente a Russia, Cina e Iran, tradizionali avversari di Washington.
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Pillole di Storia
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L’Arabia Saudita ha annunciato la creazione di una nuova coalizione militare marittima internazionale con l’obiettivo di garantire la sicurezza della navigazione nel Mar Rosso, nello stretto di Bab el-Mandeb e nel Golfo di Aden, tre delle rotte commerciali più importanti al mondo per il trasporto di energia e merci.
L’espressione interesse nazionale è tra le più utilizzate e, al tempo stesso, tra le più fraintese del lessico politico contemporaneo. In Italia, più che altrove, il termine è stato spesso caricato di significati ideologici, fino a diventare oggetto di una contrapposizione che ne ha oscurato il valore analitico. Eppure, ogni Stato, indipendentemente dalla forma di governo o dall’orientamento politico delle sue classi dirigenti, agisce sulla base di un insieme di interessi permanenti che ne guidano le scelte interne ed esterne.
Il Mondiale di calcio 2026, il più grande, inclusivo e universale della storia, per usare le parole del presidente FIFA Gianni Infantino, è cominciato all’Azteca di Città del Messico con una cerimonia trionfale. Peccato che nelle settimane precedenti il torneo avesse già scritto alcune delle sue pagine più istruttive, non sui campi di gioco ma negli aeroporti.
La guerra contemporanea viene sempre meno raccontata e sempre più esposta. Scorre sugli schermi sotto forma di immagini, video, montaggi, flussi emotivi. Viene condivisa, rilanciata, reinterpretata, talvolta persino estetizzata. Non è un fenomeno del tutto nuovo, ma negli ultimi anni ha assunto una forma diversa e più radicale.