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View More NewsIl concetto di conflitto non convenzionale descrive una forma di guerra che si sviluppa al di fuori degli schemi tradizionali dello scontro militare tra eserciti regolari. A differenza della guerra convenzionale, in cui due forze armate si affrontano direttamente su un campo di battaglia identificabile, il conflitto non convenzionale si svolge in uno spazio molto più ampio e meno visibile: quello dell’informazione, della psicologia, dell’economia e delle reti digitali.
Dal 1° maggio 2026 gli Emirati Arabi Uniti lasceranno l’Opec, segnando una rottura storica con il cartello petrolifero. Dietro la scelta, una strategia di lungo periodo orientata ad aumentare la produzione e guadagnare maggiore autonomia, con effetti destinati a pesare sugli equilibri energetici globali.
World Politics
La Transnistria, piccolo lembo di terra lungo il fiume Dniester, tra Moldavia e Ucraina, è uno degli esempi più significativi di conflitto congelato post-sovietico in Europa orientale. Formalmente parte della Moldavia, la regione si è autoproclamata indipendente nel 1990, subito dopo il crollo dell’Unione Sovietica, con un proprio governo, esercito e moneta. Tuttavia, nessuno Stato membro delle Nazioni Unite ne riconosce l’indipendenza, e per la comunità internazionale resta territorio moldavo.
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Il Mondo in Pillole
In un mondo in rapido e continuo cambiamento, la politica internazionale si trova ad attraversare una fase di grande complessità e trasformazione. Dalle tensioni tra grandi potenze alle nuove alleanze strategiche, il quadro globale è caratterizzato da sfide multiple che richiedono un’analisi approfondita delle dinamiche in atto. In questo contesto, comprendere le evoluzioni della politica internazionale è fondamentale per valutare le implicazioni per la sicurezza, l’economia e la cooperazione tra le nazioni nel presente e nel futuro prossimo.
Geopolitica
Per secoli abbiamo pensato alla geografia come a qualcosa di immutabile: montagne, mari e continenti come quinte fisse su cui si muove la storia. Ma non è così. La geografia cambia, e quando lo fa trascina con sé imperi, economie e rapporti di forza. Oggi questo cambiamento ha un nome preciso: riscaldamento globale. E mentre il dibattito pubblico resta concentrato su emissioni, transizione energetica e obiettivi climatici, una trasformazione molto più silenziosa sta prendendo forma ai margini del mondo conosciuto. Nel ghiaccio che si ritira nell’Artico non c’è solo un segnale d’allarme ambientale, ma l’embrione di un nuovo ordine commerciale. Rotte che per secoli sono state impraticabili stanno diventando accessibili, accorciando distanze, riducendo costi e riscrivendo le priorità strategiche delle grandi potenze. È lì, a nord, che si sta aprendo una partita destinata a ridefinire gli equilibri globali.
Lo Stretto di Hormuz è uno dei passaggi marittimi più strategici e delicati al mondo, svolgendo un ruolo fondamentale nel commercio internazionale di energia. La sua storia ricca di vicende storiche e le tensioni geopolitiche tra potenze regionali e mondiali evidenziano l’importanza di questa strettoia, che rappresenta un nodo critico per la stabilità economica e politica globale.
Le zone SAR (Search and Rescue, ovvero ricerca e soccorso) rappresentano aree geografiche ben definite in cui uno Stato assume la responsabilità di coordinare le operazioni di soccorso in mare…
Le operazioni militari di Khalifa Haftar, leader dell’Esercito Nazionale Libico, hanno rappresentato uno dei momenti più intensi e decisive del conflitto libico. Nel 2019-2020, Haftar ha guidato un’offensiva su larga scala contro le forze di Tripoli, con l’obiettivo di conquistare la capitale e stabilire un governo controllato dalle sue milizie.
La Crimea, con la sua posizione strategica nel Mar Nero, rappresenta uno dei nodi principali nelle dinamiche geopolitiche di oggi. Contesa tra Russia e Occidente, questa penisola simbolizza il conflitto tra interessi militari, risorse energetiche e influenza regionale. In questo articolo, esploreremo il ruolo cruciale della Crimea e il suo impatto sulla sicurezza e gli equilibri internazionali, analizzando come questo territorio continui a essere al centro delle tensioni globali.
Middle East News
L’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, meglio conosciuta come OPEC, è uno dei protagonisti storici dell’economia e della politica internazionale. Nata nel 1960 a Baghdad, riunisce alcuni tra i principali Paesi produttori di petrolio con l’obiettivo di coordinare le politiche energetiche e stabilizzare il mercato del greggio. In pratica, l’Opec agisce come un cartello che influenza l’offerta globale di petrolio per incidere sui prezzi e garantire un equilibrio tra interessi dei produttori e domanda mondiale.
La presenza di truppe straniere sul territorio di uno Stato alleato è regolata da un complesso insieme di norme internazionali, spesso poco conosciute al grande pubblico. Tra queste, un ruolo centrale è svolto dalla Convenzione di Londra del 1951, che definisce lo status delle forze NATO nei Paesi ospitanti. Si tratta di un accordo nato in un contesto storico particolare, ma ancora oggi fondamentale per comprendere come funzionano le basi militari e quali siano i limiti giuridici della presenza di personale militare straniero.
Nel panorama politico del XX secolo, poche figure hanno lasciato un’impronta tanto profonda e controversa quanto Margaret Thatcher, la “Iron Lady” che guidò il Regno Unito per oltre un decennio trasformandone economia, società e ruolo internazionale. Tra gli eventi che segnarono la sua leadership, la guerra delle Falkland del 1982 rappresenta uno spartiacque decisivo: un conflitto breve ma intensissimo, capace di ribaltare il suo consenso interno e ridefinire l’immagine della Gran Bretagna nel mondo.
Negli anni della Guerra Fredda, la politica estera degli Stati Uniti fu segnata da uno degli scandali più controversi e complessi della sua storia: l’Iran-Contra, noto anche come Irangate. Un intreccio di operazioni segrete, violazioni della legge e strategie geopolitiche che mise in luce i limiti e le contraddizioni dell’amministrazione di Ronald Reagan. Lo scandalo esplose ufficialmente nel 1986, ma le sue radici affondano negli anni precedenti, tra Medio Oriente e America Latina, in un contesto globale dominato dalla rivalità tra Stati Uniti e Unione Sovietica.
Lo scontro tra Stati Uniti e Venezuela non nasce da un singolo evento, ma trova nella contrapposizione tra Donald Trump e Nicolás Maduro il suo punto di rottura. Le relazioni tra USA e Venezuela erano già diventate tese a partire dalla prima elezione a presidente di Hugo Chávez nel 1998, artefice della svolta socialista del Paese attraverso la cosiddetta “rivoluzione bolivariana”. Questa ideologia, opposta a quella statunitense, si basava su un programma politico di sinistra fondato sulla lotta alla corruzione e alla povertà. Chávez si avvicinò progressivamente a Russia, Cina e Iran, tradizionali avversari di Washington.
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Negli ultimi anni il concetto di Trappola di Tucidide è stato spesso utilizzato per interpretare la crescente rivalità tra USA e Cina. Molti studiosi vedono nel rapporto tra Washington e Pechino un esempio moderno della dinamica descritta da Thucydides: una potenza dominante che teme l’ascesa di una nuova potenza capace di modificarne il ruolo globale.
Per secoli abbiamo pensato alla geografia come a qualcosa di immutabile: montagne, mari e continenti come quinte fisse su cui si muove la storia. Ma non è così. La geografia cambia, e quando lo fa trascina con sé imperi, economie e rapporti di forza. Oggi questo cambiamento ha un nome preciso: riscaldamento globale. E mentre il dibattito pubblico resta concentrato su emissioni, transizione energetica e obiettivi climatici, una trasformazione molto più silenziosa sta prendendo forma ai margini del mondo conosciuto. Nel ghiaccio che si ritira nell’Artico non c’è solo un segnale d’allarme ambientale, ma l’embrione di un nuovo ordine commerciale. Rotte che per secoli sono state impraticabili stanno diventando accessibili, accorciando distanze, riducendo costi e riscrivendo le priorità strategiche delle grandi potenze. È lì, a nord, che si sta aprendo una partita destinata a ridefinire gli equilibri globali.
La crescente attenzione della dottrina di sicurezza israeliana verso la Turchia non può essere interpretata come un semplice raffreddamento delle relazioni bilaterali. Il fenomeno si inserisce piuttosto in una più ampia evoluzione degli equilibri regionali, in cui mutano percezioni, priorità strategiche e architetture di potere nel Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale.
Negli ultimi due anni, la penisola coreana è tornata al centro dell’attenzione internazionale per la crescente attività missilistica della Corea del Nord e le manovre di difesa della Corea del Sud. Dopo una pausa di due anni nei test, Pyongyang ha lanciato nel 2022 un numero record di missili, culminando con il primo test del missile balistico intercontinentale a combustibile solido Hwasong-18. Questo missile, più veloce da lanciare e più difficile da rilevare, potrebbe ridurre significativamente le possibilità di un attacco preventivo sull’arsenale nordcoreano.