Russia
Vladimir Putin, nato a Leningrado (oggi San Pietroburgo) nel 1952, è una delle figure politiche più influenti e controverse del XXI secolo. La sua carriera inizia nel KGB, il servizio di sicurezza dell’URSS, dove matura un’esperienza che segnerà il suo approccio politico. Nel 1999, diventa Primo Ministro della Russia e poi Presidente nel 2000. Sotto la sua leadership, la Russia ha attraversato periodi di crescita economica e di ascesa geopolitica ma anche di repressione politica e accuse di corruzione. La sua politica estera ha suscitato tensioni internazionali, specialmente con l’annessione della Crimea nel 2014 e l’invasione dell’Ucraina nel 2022. Putin è noto per il suo stile autoritario e il consolidamento del potere, che ha indebolito le istituzioni democratiche in Russia. Nonostante le critiche, mantiene un grande supporto interno grazie a una narrativa che esalta il nazionalismo russo.
È la mattina del 1° settembre 2004 a Mosca, il Giorno della Conoscenza. In tutta la Federazione Russa si torna a scuola. Nei corridoi degli atenei, cominciano a circolare i primi sms dall’Ossezia. All’inizio passano tra gli studenti che vengono da lì, poi raggiungono tutti. Passa un’ora e diventano domande dirette su parenti e amici. L’Ossezia del Nord conta meno di settecentomila abitanti, quella del Sud dieci volte meno. Bastano poche ore perché si inizino a fare nomi. A Beslan, dicono i primi messaggi frammentari, una scuola è stata presa in ostaggio. Si parla di separatisti ceceni. I numeri restano confusi. L’assedio finisce il 3 settembre. I morti sono 334, 186 dei quali bambini. Per quegli studenti che in quelle ore studiavano lontano da casa, a Mosca, a San Pietroburgo o negli altri centri universitari del Paese, il nome Beslan è associato a una persona. Il lutto privato segue il suo corso e oggi è ancora vivo, per i parenti e gli amici delle vittime, nelle risposte mai arrivate, nelle attività dell’associazione delle Madri di Beslan.
Secondo un rapporto pubblicato dal Servizio di ricerca del Parlamento europeo (EPRS) negli ultimi anni, la…
È la mattina del 1° settembre 2004 a Mosca, il Giorno della Conoscenza. In tutta la Federazione Russa si torna a scuola. Nei corridoi degli atenei, cominciano a circolare i primi sms dall’Ossezia. All’inizio passano tra gli studenti che vengono da lì, poi raggiungono tutti. Passa un’ora e diventano domande dirette su parenti e amici. L’Ossezia del Nord conta meno di settecentomila abitanti, quella del Sud dieci volte meno. Bastano poche ore perché si inizino a fare nomi. A Beslan, dicono i primi messaggi frammentari, una scuola è stata presa in ostaggio. Si parla di separatisti ceceni. I numeri restano confusi. L’assedio finisce il 3 settembre. I morti sono 334, 186 dei quali bambini. Per quegli studenti che in quelle ore studiavano lontano da casa, a Mosca, a San Pietroburgo o negli altri centri universitari del Paese, il nome Beslan è associato a una persona. Il lutto privato segue il suo corso e oggi è ancora vivo, per i parenti e gli amici delle vittime, nelle risposte mai arrivate, nelle attività dell’associazione delle Madri di Beslan.
La Siberia non è soltanto una vasta regione geografica, ma il cuore pulsante dell’economia e…
Il 21 ottobre 2025, la Russia ha condotto con successo il primo test a lungo raggio del missile da crociera a propulsione nucleare 9M730 BUREVESTNIK — noto alla NATO come SSC-X-9 SKYFALL. L’annuncio è stato dato dal Capo di Stato Maggiore russo, Valery Gerasimov, durante un incontro con il Presidente Vladimir Putin presso un posto di comando interforze il 26 ottobre.
La Transnistria, piccolo lembo di terra lungo il fiume Dniester, tra Moldavia e Ucraina, è uno degli esempi più significativi di conflitto congelato post-sovietico in Europa orientale. Formalmente parte della Moldavia, la regione si è autoproclamata indipendente nel 1990, subito dopo il crollo dell’Unione Sovietica, con un proprio governo, esercito e moneta. Tuttavia, nessuno Stato membro delle Nazioni Unite ne riconosce l’indipendenza, e per la comunità internazionale resta territorio moldavo.
Il Memorandum di Budapest del 1994 rappresenta uno dei capitoli più discussi della storia della sicurezza internazionale post-Guerra Fredda. Nato come strumento per assicurare la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina, il Memorandum di Budapest si inserisce in un contesto di transizione critica: la dissoluzione dell’Unione Sovietica e la gestione di un imponente arsenale nucleare ereditato dalle repubbliche indipendenti.