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Due droni di fabbricazione iraniana hanno colpito nelle prime ore di lunedì l’ufficio privato del primo ministro della Regione del Kurdistan iracheno, Masrour Barzani, e la residenza del direttore dell’agenzia di intelligence regionale Parastin. L’attacco, avvenuto a Erbil, non ha provocato vittime, ma è stato immediatamente definito dalle autorità curde come una grave escalation e una violazione della sovranità irachena.

L’Iran è una delle principali potenze del Medio Oriente, ma anche uno dei Paesi più isolati sul piano geopolitico. Dalla Rivoluzione islamica del 1979, Teheran ha costruito la propria politica estera sulla contrapposizione agli Stati Uniti e a Israele e sulla ricerca di una maggiore influenza regionale. Questa strategia l’ha portata a entrare in conflitto, diretto o indiretto, con numerosi attori.

Quando si parla di Yemen, spesso si ha l’impressione di un conflitto senza fine. In realtà, quella yemenita non è una semplice guerra civile, ma un intreccio di rivalità interne, interessi regionali e competizione tra le grandi potenze del Medio Oriente. Comprendere cosa accade nel Paese significa anche capire perché il Mar Rosso e il Golfo Persico siano oggi tra le aree più instabili del mondo.

Per mesi il regno saudita aveva scelto la linea della prudenza. Mentre attorno a sé la regione precipitava in una nuova guerra, Riyadh evitava dichiarazioni plateali, teneva aperti i canali con Teheran e lasciava che fosse Washington a esporsi in prima linea. Quella cautela, negli ultimi giorni, sembra essere stata archiviata. Il regno di Mohammed bin Salman si ritrova oggi a fronteggiare simultaneamente due fronti di crisi che ne mettono alla prova la tenuta economica, militare e diplomatica.

La popolazione iraniana rappresenta un mosaico complesso e affascinante di gruppi nazionali ed etnici, stratificatosi nel corso di millenni di migrazioni, conquiste e integrazioni culturali. Al centro di questa composizione si colloca l’etnia iraniana maggioritaria, tradizionalmente considerata discendente dalle antichissime tribù degli Arii, popolazioni indoeuropee che, nel primo millennio a.C., si stanziarono sull’altopiano iranico contribuendo in modo decisivo alla formazione dell’identità storica e culturale del Paese.

I Pasdaran, nome con cui in Occidente si indica il Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC), sono una delle istituzioni più potenti, longeve e controverse della Repubblica islamica dell’Iran. Nati nel 1979 nelle fasi immediatamente successive alla rivoluzione che rovesciò lo Scià, i Pasdaran sono stati concepiti non come un semplice corpo militare, ma come il custode della rivoluzione e del sistema teocratico appena instaurato.