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Se c’è un luogo che spiega perché la guerra tra Iran e Stati Uniti riguarda direttamente le famiglie e le imprese italiane, è lo Stretto di Hormuz. Da questo passaggio di mare largo poche decine di chilometri, tra l’Iran e la penisola arabica, transita una parte decisiva del petrolio e del gas naturale liquefatto del mondo. Dalla fine di marzo 2026 lo stretto è conteso, bloccato a intermittenza, minato e teatro di attacchi alle petroliere. A ottobre, secondo la società di analisi Kpler, il traffico è sceso ai livelli più bassi da oltre due mesi.
A più di sette mesi dall’inizio della guerra, il dossier Iran-Stati Uniti è sospeso tra due strade opposte. Da un lato il Pentagono ha ordinato al Comando centrale (Centcom) di completare i preparativi per una possibile ripresa di operazioni militari su larga scala. Dall’altro Donald Trump ha promesso pubblicamente che non attaccherà l’Iran prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre, parlando di discussioni “produttive” con Teheran. Ecco cosa sta succedendo e quali sono gli scenari.
Il nuclear sharing, o condivisione nucleare, è l’accordo con cui gli Stati Uniti mantengono in alcuni Paesi europei alleati un certo numero di bombe nucleari a caduta libera, custodite da personale americano. In caso di conflitto, e solo dopo un’autorizzazione politica che passa sia per Washington sia per gli organi della NATO, quelle armi potrebbero essere affidate ad aerei e piloti del Paese ospitante.
Tra il 2020 e il 2024 la Cina ha rappresentato circa il 60% delle vendite globali di NEV. Questa sigla potrebbe suonare poco familiare, ma basta dire che sto parlando di veicoli elettrici perché tutto diventi subito chiaro. Il dato è significativo ed è accompagnato dalla sensazione che il gigante asiatico sia ormai avviato a diventare la potenza dominante nel settore dei cosiddetti New Energy Vehicles (NEV). Impianti di dimensioni enormi, esportazioni in rapida crescita e un mercato interno affollato di nuovi modelli hanno dato l’impressione di una macchina industriale ormai difficile da fermare.
Ogni volta che si avvicina l’autunno, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica congiuntamente ai vertici di Snam parte la solita volata comunicativa: gli stoccaggi di gas nazionale hanno superato l’83 per cento della capienza con mesi di anticipo rispetto all’obiettivo del 90%. Il messaggio subliminale, speso nelle cancellerie e nei talk show, è sempre lo stesso: siamo stati più bravi degli altri, la Germania è in affanno e ci avviamo a diventare il grande hub energetico del Mediterraneo. La solita fissazione italiana di esibire numeri come trofei soprattutto quando si parla di energia.
La geopolitica entra in casa. Perché oggi parlare di energia significa parlare anche di politica internazionale
Fino a qualche anno fa, quando si parlava di politica internazionale, si pensava soprattutto a vertici diplomatici, trattati commerciali o conflitti lontani. Oggi la situazione è diversa. Le decisioni prese dall’altra parte del mondo possono avere conseguenze concrete sulla vita quotidiana di milioni di persone, a partire da una delle risorse più importanti: l’energia.
Con la liberalizzazione del settore energetico, i consumatori hanno la possibilità di scegliere il proprio fornitore di energia elettrica e gas tra numerose aziende presenti sul mercato. Questa maggiore concorrenza offre più opzioni, ma rende anche più importante confrontare le offerte con attenzione.
Dazi USA-Cina e guerra commerciale: perché le tensioni globali possono aumentare i costi dell’energia
Quando si parla di dazi internazionali spesso si pensa solamente ai prezzi dei prodotti importati. In realtà le guerre commerciali possono avere effetti anche sul settore energetico. Le decisioni prese dalle grandi economie mondiali possono modificare investimenti, produzione industriale e domanda globale di energia.
La cosiddetta “Trappola di Tucidide” è una teoria delle relazioni internazionali che descrive il rischio di guerra quando una potenza emergente minaccia di sostituire una potenza dominante. Il concetto prende il nome da Thucydides, storico ateniese del V secolo a.C., autore della celebre opera La guerra del Peloponneso. Analizzando il conflitto tra Atene e Sparta, Tucidide scrisse che “fu l’ascesa di Atene e la paura che ciò provocò a Sparta a rendere inevitabile la guerra”. Questa frase è diventata il fondamento di una delle più influenti interpretazioni dei conflitti tra grandi potenze.
La guerra biennale guidata da Netanyahu ha determinato cambiamenti significativi nel panorama geopolitico e nell’equilibrio di potere in Medio Oriente.…