Autore: Giancarlo Busti

Giancarlo Busti è un tecnico d’impresa e project manager con oltre vent’anni di esperienza nella progettazione, gestione e sviluppo di iniziative complesse in ambito infrastrutturale, energetico e territoriale. Ha operato in contesti pubblici e privati, maturando una solida competenza nei processi di internazionalizzazione, nella cooperazione economica e nello sviluppo di progetti in Europa, Nord Africa e Africa subsahariana. Svolge attività di consulenza strategica e project management per progetti di sviluppo territoriale e industriale, con particolare attenzione ai contesti internazionali e ai mercati emergenti. Ha coordinato e supportato iniziative di sviluppo in Algeria, Senegal, Costa d’Avorio, Libia, Camerun e Turchia, operando su filiere agroindustriali, logistiche, energetiche e infrastrutturali. Collabora con enti pubblici, gruppi industriali e partner internazionali per la definizione di piani di investimento, programmi di cooperazione, gemellaggi istituzionali e progetti di sostenibilità economica e ambientale, integrando competenze tecniche, finanziarie e organizzative.

Il 17 febbraio 2026, nel corso dei colloqui indiretti a Ginevra mediati dall’Oman, il ministro degli esteri iraniano Araghchi dichiarava che Iran e Stati Uniti avevano raggiunto un’intesa su alcuni principi guida. Un funzionario statunitense parlava di progressi limitati ma reali. Undici giorni dopo, il 28 febbraio, mentre gli attacchi statunitensi e israeliani colpivano obiettivi iraniani su larga scala, il ministro degli esteri omanita Badr Albusaidi era ancora impegnato in una mediazione attiva tra Washington e Teheran. Il suo comunicato di condanna è arrivato a conflitto già avviato: i negoziati erano stati interrotti senza preavviso, mentre erano formalmente aperti. Quella…

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Mosca appare come una bolla protetta al pari delle altre grandi città russe. Tutto funziona regolarmente e non si colgono i sintomi che accompagnano solitamente le guerre. Nonostante i dazi, l’isolamento internazionale, le oscillazioni della valuta, i costi enormi di questo conflitto in termini umani ed economici, a quasi quattro anni dall’invasione su larga scala dell’Ucraina, il quadro socioeconomico che emerge dalla capitale russa sembra sostanzialmente stabile, una stabilità che non è illusione ottica, ma un dato strutturale ben documentato. Il mercato immobiliare moscovita continua a funzionare a ritmi paragonabili al periodo prebellico, i consumi non registrano alcuna fuga verso…

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L’amministrazione di Donald Trump ha annunciato una delle mosse ambientali più radicali degli ultimi decenni: la revoca del presupposto scientifico che permetteva all’Environmental Protection Agency di regolare i gas serra sotto il Clean Air Act. In pratica non si riconosce il problema, quindi si rende superfluo occuparsene. La realtà climatica diventa un’opinione amministrativa. Potrebbe sembrare fuori luogo trattare di questa tematica su queste pagine, ma l’aspetto interessante è il segnale geopolitico che viene lanciato. Non si tratta solo di politica interna, un’oscillazione ideologica tra regolazione e libertà economica, ma di un messaggio che attraversa il pianeta: la manutenzione dell’ambiente non…

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Non nel senso morale della formula abusata, ma in quello più interessante e più pericoloso: qualcosa non torna più nella proporzione tra ciò che si governa e ciò che si è in grado di difendere. Elsinore, il castello sul mare, è formalmente danese. Ma già in Shakespeare era un luogo esposto, sorvegliato, attraversato da presenze che non chiedevano permesso. Oggi Elsinore ha il volto della Groenlandia: un territorio immenso, strategico, sempre meno periferico, e sempre più difficile da tenere insieme con gli strumenti del passato. La recente posizione francese sulla protezione della Groenlandia va letta dentro questa sospensione. Non come…

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Il confronto tra Ossezia del Sud e Kosovo rappresenta uno dei punti più rivelatori delle ambiguità strutturali del principio di autodeterminazione dei popoli nel sistema internazionale contemporaneo. Entrambi i casi affondano le loro radici nella dissoluzione dell’ordine jugoslavo e sovietico, entrambi emergono da conflitti etnico-politici precedenti al collasso degli Stati centrali di riferimento, ed entrambi sono stati segnati da violenze intercomunitarie, interventi esterni e lunghi periodi di amministrazione o protezione internazionale. Tuttavia, l’esito politico e giuridico dei due percorsi è stato profondamente divergente, non per differenze sostanziali nei presupposti storici o nelle dinamiche del conflitto, ma per la diversa collocazione…

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La guerra tra Russia e Ucraina non è rimasta dove era cominciata. Non poteva. Ha superato i confini, ha bucato le mappe, si è infilata nei mercati, nei bilanci pubblici, nelle catene tecnologiche, nelle alleanze. È diventata un’altra cosa. Un grande stress test dell’ordine mondiale post-Guerra Fredda. E il risultato del test non è confortante: quell’ordine reggeva finché non veniva messo davvero alla prova.

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