MOSCA, 7 aprile — Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Abdullah bin Zayed Al Nahyan, per discutere il rapido deterioramento della situazione nella regione del Golfo Persico, mentre le tensioni continuano ad aumentare.
Secondo una dichiarazione del Ministero degli Esteri russo, i due hanno avuto uno “scambio di vedute franco e approfondito” su quella che è stata definita un’escalation senza precedenti sul piano militare e politico.
Al centro della conversazione vi è stata l’urgenza di una cessazione immediata delle ostilità. Entrambe le parti hanno sottolineato come le operazioni militari in corso stiano causando crescenti perdite tra i civili e gravi danni alle infrastrutture essenziali. È stata inoltre espressa preoccupazione per le conseguenze che colpiscono anche Paesi non direttamente coinvolti nel conflitto.
L’attuale crisi segue l’operazione militare su larga scala lanciata il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Gli attacchi hanno colpito obiettivi chiave, inclusi grandi centri urbani come Teheran. La Casa Bianca ha giustificato l’azione citando presunte minacce legate ai programmi missilistici e nucleari iraniani.
In risposta, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha avviato operazioni di ritorsione contro obiettivi israeliani. L’escalation si è rapidamente estesa, con attacchi segnalati contro basi militari statunitensi in diversi Paesi della regione, tra cui Bahrein, Giordania, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Il conflitto ha comportato anche perdite significative tra i vertici iraniani. La Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei e altri alti dirigenti sarebbero stati uccisi durante la prima fase degli attacchi congiunti USA-Israele, segnando una svolta drammatica nella crisi.
Nel tentativo di contenere la situazione, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il 26 marzo una sospensione temporanea degli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane, inizialmente prevista per dieci giorni. Successivamente, secondo alcune fonti, la pausa sarebbe stata brevemente estesa per favorire possibili negoziati.
Nonostante ciò, i toni da Washington restano duri. All’inizio della settimana, Trump ha minacciato la distruzione di ponti e centrali elettriche in Iran, prospettando conseguenze ancora più gravi in caso di fallimento dei tentativi diplomatici.
Il colloquio tra Lavrov e Sheikh Abdullah riflette la crescente preoccupazione internazionale per l’allargamento del conflitto e si inserisce negli sforzi diplomatici volti a evitare un’ulteriore destabilizzazione di una regione già fortemente sotto pressione.
