Il 2025 ha rappresentato un anno di cesura nella politica estera internazionale con il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump e della sua squadra, selezionata in base a criteri di stretta fedeltà personale al presidente. Questo evento ha segnato un cambiamento netto rispetto alla presidenza di Joe Biden, soprattutto per l’approccio unilaterale e “America first” adottato dagli USA. La politica estera americana, più che essere guidata da apparati istituzionali tradizionali come il Dipartimento di Stato o il Consiglio di sicurezza nazionale, è stata fortemente caratterizzata dall’influenza di figure vicine o legate personalmente al presidente, spesso prive di preparazione tecnica specifica. Questo ha contribuito a una percezione diffusa di improvvisazione e scarsa prevedibilità delle decisioni di Washington, accentuando le preoccupazioni tra gli alleati storici.
Nonostante queste impressioni, l’analisi delle azioni e delle dichiarazioni dell’amministrazione mostra una strategia complessiva coerente, sebbene marcata dalla personalità del presidente. Dall’attacco verbale contro l’Europa durante la Conferenza di Monaco sulla Sicurezza a febbraio, fino alla gestione degli incontri con Volodymyr Zelensky, Vladimir Putin e altri leader globali, si coglie un filo conduttore preciso: una crescente insofferenza nei confronti del multilateralismo, una diffidenza verso l’Europa e una certa accondiscendenza verso le rivendicazioni revisioniste della Russia.
Al vertice Nato di L’Aia, a giugno, la pressione esercitata sui partner europei per un maggiore impegno nella difesa comune ha evidenziato la volontà americana di rimodellare i rapporti transatlantici secondo interessi nazionali più stringenti. Analogamente, la pubblicazione della nuova Strategia di sicurezza nazionale a dicembre ha confermato l’orientamento di Washington verso una supremazia globale più pragmatica e meno vincolata da regole multilaterali consolidate. In tale contesto, il multilateralismo lascia spazio a una competizione più diretta tra Stati, con chiari vantaggi per i più potenti e una riduzione dello spazio per la cooperazione internazionale basata su regole condivise.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, il ritorno di Trump ha comportato la necessità di ripensare strategie di autonomia strategica e di rafforzamento dei legami interni all’UE. La crescente imprevedibilità americana e l’allontanamento dai principi multilaterali impongono un approccio più selettivo e pragmatico, capace di proteggere gli interessi europei pur mantenendo un dialogo costruttivo con Washington. La situazione richiede quindi una combinazione di realismo politico, resilienza istituzionale e capacità di mediazione per preservare stabilità, sicurezza e continuità nelle alleanze strategiche, senza rinunciare a una propria voce indipendente sullo scenario globale.
La politica estera americana nel 2025 mostra come la personalità del presidente e la composizione della sua squadra possano influenzare profondamente le dinamiche internazionali. La sfida per l’Italia e per l’Europa consiste nel bilanciare la necessità di collaborazione con Washington con l’esigenza di consolidare autonomie strategiche e capacità di risposta in un contesto internazionale sempre più complesso e competitivo.
