Autore: Redazione

Martedì 6 ottobre 2026, al largo del Finistère, la punta occidentale della Bretagna, la Francia ha lanciato per la prima volta da un sottomarino il suo nuovo missile balistico strategico M51.3, il vettore che porta le testate nucleari della componente oceanica della deterrenza francese. Emmanuel Macron ha assistito al test dalla fregata Auvergne e ha commentato con una frase destinata a restare: “Per essere liberi, bisogna essere temuti”. Ecco cosa è successo, cos’è il missile M51.3 e perché il test arriva in un momento così delicato per l’Europa.

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Se c’è un luogo che spiega perché la guerra tra Iran e Stati Uniti riguarda direttamente le famiglie e le imprese italiane, è lo Stretto di Hormuz. Da questo passaggio di mare largo poche decine di chilometri, tra l’Iran e la penisola arabica, transita una parte decisiva del petrolio e del gas naturale liquefatto del mondo. Dalla fine di marzo 2026 lo stretto è conteso, bloccato a intermittenza, minato e teatro di attacchi alle petroliere. A ottobre, secondo la società di analisi Kpler, il traffico è sceso ai livelli più bassi da oltre due mesi.

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A più di sette mesi dall’inizio della guerra, il dossier Iran-Stati Uniti è sospeso tra due strade opposte. Da un lato il Pentagono ha ordinato al Comando centrale (Centcom) di completare i preparativi per una possibile ripresa di operazioni militari su larga scala. Dall’altro Donald Trump ha promesso pubblicamente che non attaccherà l’Iran prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre, parlando di discussioni “produttive” con Teheran. Ecco cosa sta succedendo e quali sono gli scenari.

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Dal 28 febbraio 2026 Stati Uniti e Israele sono in guerra con l’Iran e con i suoi alleati regionali. In poco più di sette mesi il conflitto ha attraversato fasi molto diverse: un attacco iniziale che ha ucciso la Guida suprema Ali Khamenei, settimane di bombardamenti, la chiusura dello Stretto di Hormuz, un cessate il fuoco fragile, un accordo firmato a giugno e crollato a luglio, fino alla guerra a bassa intensità e ai negoziati incerti di ottobre. Ecco la cronologia essenziale per orientarsi.

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Il nuclear sharing, o condivisione nucleare, è l’accordo con cui gli Stati Uniti mantengono in alcuni Paesi europei alleati un certo numero di bombe nucleari a caduta libera, custodite da personale americano. In caso di conflitto, e solo dopo un’autorizzazione politica che passa sia per Washington sia per gli organi della NATO, quelle armi potrebbero essere affidate ad aerei e piloti del Paese ospitante.

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Quando si parla di videogiochi e guerra, il dibattito pubblico si concentra quasi sempre sugli sparatutto commerciali e sul loro effetto sui giocatori civili. Molto meno noto è ciò che accade dentro le forze armate. Negli Stati Uniti il wargaming, cioè l’uso di giochi di guerra digitali e da tavolo, è diventato uno strumento centrale per reclutare, addestrare e perfino curare i militari. A raccontarlo è Aggie Hirst, docente di teoria e metodi delle relazioni internazionali al Dipartimento di War Studies del King’s College di Londra, autrice del primo libro accademico dedicato a questo fenomeno: Politics of Play: Wargaming with the U.S. Military (Oxford University Press, 2024).

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Dal 13 ottobre 2026 l’Italia ospita Steadfast Noon, l’esercitazione annuale della NATO dedicata alla deterrenza nucleare. Per circa una settimana i cieli italiani saranno attraversati da velivoli di 17 Paesi alleati, impegnati a provare procedure, coordinamento e standard di sicurezza della cosiddetta missione nucleare dell’Alleanza. L’Aeronautica Militare ha precisato che non è previsto l’impiego di alcun armamento reale. Eppure l’esercitazione, la settima ospitata dall’Italia, ha già acceso un forte dibattito politico.

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Nel luglio del 1979 il Nicaragua visse una rivoluzione che avrebbe cambiato per sempre gli equilibri della Guerra Fredda in America Centrale. Il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, dopo anni di lotta armata, rovesciò la dittatura di Anastasio Somoza, ponendo fine a oltre quarant’anni di potere della sua famiglia. Il nuovo governo, di ispirazione marxista e presto legato a Cuba e all’Unione Sovietica, non impiegò molto a trasformarsi, agli occhi di Washington, da speranza di cambiamento a minaccia da contenere.

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L’Egitto è uno dei Paesi più importanti del mondo arabo, sia per la sua storia sia per la sua posizione geografica. Si trova infatti tra Africa e Asia e controlla il Canale di Suez, una delle principali vie commerciali del mondo. Negli ultimi anni il Paese ha attraversato diversi cambiamenti politici ed economici, soprattutto dopo le proteste del 2011 che portarono alla fine del lungo governo di Hosni Mubarak.

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