14 agosto 2025 – Alla vigilia del faccia a faccia in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin, la diplomazia internazionale si muove a passo rapido. Nella serata di ieri, Berlino ha organizzato una “telefonata d’emergenza” che ha messo in collegamento il presidente americano, Volodymyr Zelensky e i principali leader europei, con l’obiettivo di fissare i limiti oltre i quali i negoziati non dovranno andare.
Trump ha avvertito che un atteggiamento ostile di Mosca nei confronti della pace avrà “gravi conseguenze”, senza però precisare se si tratterà di sanzioni, dazi o altre misure. L’intenzione è chiara: valutare l’esito del colloquio con Putin e, se positivo, convocare un secondo incontro, questa volta a tre, con Zelensky al tavolo.
Garanzie condizionate
Sul fronte ucraino, Trump apre a garanzie di sicurezza, ma con un paletto netto: niente quadro NATO. Si tratterebbe di intese politiche e militari circoscritte, subordinate a un cessate il fuoco e legate a un piano di riarmo finanziato dall’Europa, che dovrebbe acquistare armamenti statunitensi da destinare a Kiev. Una formula che permetterebbe a Washington di mantenere la propria influenza e generare ritorni economici, evitando un coinvolgimento diretto nella guerra.
Incentivi per il Cremlino
Secondo il Telegraph, la Casa Bianca sta preparando un’offerta economica per spingere Putin al compromesso: accesso a minerali rari e risorse strategiche ucraine, revoca di sanzioni mirate contro l’aviazione russa e, punto più delicato, il via libera allo sfruttamento di giacimenti petroliferi e di gas nello Stretto di Bering e nell’Artico. Aree strategiche per Mosca, ricchissime di materie prime e già al centro della visione geopolitica di Putin.
L’Europa tra apertura e diffidenza
Il cancelliere tedesco Merz e il presidente francese Macron hanno ribadito che “i confini non si cambiano con la forza”, accogliendo positivamente la promessa americana di coinvolgere Kiev in ogni decisione. Ma a Bruxelles resta il sospetto che un’intesa diretta tra Washington e Mosca possa relegare l’UE a un ruolo marginale, pur lasciando aperta la porta a concessioni economiche in cambio di un cessate il fuoco stabile.
Kiev teme lo scambio territorio-pace
Per Zelensky, la priorità è evitare che il vertice in Alaska si traduca in una pace di facciata ottenuta cedendo territori. Kiev accusa Mosca di voler rafforzare la propria posizione sul campo con nuove avanzate militari, per poi negoziare da una posizione di forza. L’opinione pubblica ucraina si mostra favorevole a un accordo che ponga fine alle ostilità, ma respinge con decisione qualsiasi concessione unilaterale che comprometta la sovranità.
La pace come merce di scambio
Il piano di Trump del vertice in Alaska sposta la trattativa dal terreno militare a quello geo-economico: meno guerra in cambio di più risorse. Un approccio che potrebbe accelerare il cessate il fuoco, ma che rischia di legittimare la modifica dei confini con la forza, aprendo un precedente che potrebbe pesare a lungo sugli equilibri globali.
