Anno: 2026
L’Accordo di Chasav-Jurt fu il trattato che pose fine alla Prima guerra cecena, firmato il 31 agosto 1996 nell’omonima località del Daghestan, al confine con la Cecenia. Arrivò dopo quasi due anni di combattimenti che avevano dissanguato entrambe le parti e in un momento di svolta drammatica: il 6 agosto 1996 i ribelli ceceni, guidati da Aslan Maschadov e Šamil’ Basaev, avevano lanciato un’offensiva a sorpresa riconquistando gran parte di Groznyj, nonostante la città fosse presidiata da circa dodicimila soldati russi. Le colonne corazzate inviate in soccorso delle guarnigioni assediate furono respinte con perdite pesanti.
È la mattina del 1° settembre 2004 a Mosca, il Giorno della Conoscenza. In tutta la Federazione Russa si torna a scuola. Nei corridoi degli atenei, cominciano a circolare i primi sms dall’Ossezia. All’inizio passano tra gli studenti che vengono da lì, poi raggiungono tutti. Passa un’ora e diventano domande dirette su parenti e amici. L’Ossezia del Nord conta meno di settecentomila abitanti, quella del Sud dieci volte meno. Bastano poche ore perché si inizino a fare nomi. A Beslan, dicono i primi messaggi frammentari, una scuola è stata presa in ostaggio. Si parla di separatisti ceceni. I numeri restano confusi. L’assedio finisce il 3 settembre. I morti sono 334, 186 dei quali bambini. Per quegli studenti che in quelle ore studiavano lontano da casa, a Mosca, a San Pietroburgo o negli altri centri universitari del Paese, il nome Beslan è associato a una persona. Il lutto privato segue il suo corso e oggi è ancora vivo, per i parenti e gli amici delle vittime, nelle risposte mai arrivate, nelle attività dell’associazione delle Madri di Beslan.
Il fiume Litani è il corso d’acqua più lungo e importante del Libano, un fiume che scorre interamente all’interno dei confini nazionali libanesi ma che, per la sua posizione geografica, è diventato negli ultimi decenni un vero e proprio simbolo geopolitico. Conosciuto nell’antichità con il nome greco di Leontes, il Litani non è soltanto una risorsa idrica vitale per l’agricoltura, l’energia e l’approvvigionamento d’acqua del Libano, ma rappresenta anche una linea di riferimento strategica nei rapporti, spesso conflittuali, tra Libano e Israele.
Che cosa è rimasto della politica estera di Barack Obama? E soprattutto, è davvero esistita una vera e propria “dottrina Obama”? Sono le domande al centro del volume La dottrina Obama. La politica estera americana dalla crisi economica alla presidenza Trump, pubblicato da Textus nel 2017 nella collana Oltrefrontiera. Un libro che analizza gli otto anni dell’amministrazione Obama, dal 2008 al 2016, cercando di comprendere come sia cambiato il ruolo degli Stati Uniti nel mondo e quale eredità il presidente democratico abbia lasciato al suo successore Donald Trump.
Castro’s Cuba 1959–1969: il ritratto fotografico e umano del Comandante attraverso gli occhi di Lee Lockwood
Ci sono libri che raccontano la storia da lontano, e libri che l’hanno vissuta in prima persona. Castro’s Cuba. 1959–1969 di Lee Lockwood appartiene decisamente alla seconda categoria: il resoconto fotografico e testuale di un decennio cruciale della storia cubana, firmato da uno dei pochi giornalisti occidentali ad aver avuto accesso diretto e prolungato a Fidel Castro e al suo entourage.
Norman Mailer, JFK e Superman Comes to the Supermarket: il libro fotografico sulla campagna del 1960
John F. Kennedy, Norman Mailer, la campagna presidenziale americana del 1960 e le fotografie di alcuni dei più importanti fotoreporter del Novecento. Sono questi gli ingredienti di Norman Mailer. JFK. Superman Comes to the Supermarket, un grande volume fotografico pubblicato da TASCHEN.
La Guerra di Corea, combattuta tra il 1950 e il 1953, fu uno dei primi e più drammatici conflitti della Guerra fredda. Ebbe origine dalla divisione della penisola coreana in due Stati contrapposti, ma ben presto coinvolse direttamente le grandi potenze dell’epoca: da una parte gli Stati Uniti e i loro alleati, dall’altra l’Unione Sovietica e soprattutto la Cina di Mao Zedong. Fu una guerra combattuta sul territorio coreano, ma anche uno scontro politico e ideologico tra due modelli di società. La sua importanza storica va ben oltre la durata delle operazioni militari: ancora oggi la penisola coreana rimane divisa e la guerra, formalmente, non si è mai conclusa con un vero trattato di pace.
Architettura come propaganda: come la Corea del Nord costruisce il mito del “paradiso socialista”
Pyongyang non è solo una capitale: è un set cinematografico permanente, pensato per convincere 26 milioni di persone — e il mondo intero — che il regime nordcoreano stia costruendo un paradiso. Dietro le facciate di marmo, i lampadari di cristallo e i viali monumentali si nasconde una delle strategie di comunicazione politica più elaborate del XX e XXI secolo: usare l’architettura come strumento di controllo.
A giugno Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un’intesa articolata in 14 punti con l’obiettivo di fermare le ostilità e creare le condizioni per una soluzione diplomatica del conflitto. Al centro del memorandum c’era una tregua, pensata non come una semplice pausa nei combattimenti, ma come il primo passo verso un accordo politico più ampio.
Due droni di fabbricazione iraniana hanno colpito nelle prime ore di lunedì l’ufficio privato del primo ministro della Regione del Kurdistan iracheno, Masrour Barzani, e la residenza del direttore dell’agenzia di intelligence regionale Parastin. L’attacco, avvenuto a Erbil, non ha provocato vittime, ma è stato immediatamente definito dalle autorità curde come una grave escalation e una violazione della sovranità irachena.