Se c’è un luogo che spiega perché la guerra tra Iran e Stati Uniti riguarda direttamente le famiglie e le imprese italiane, è lo Stretto di Hormuz. Da questo passaggio di mare largo poche decine di chilometri, tra l’Iran e la penisola arabica, transita una parte decisiva del petrolio e del gas naturale liquefatto del mondo. Dalla fine di marzo 2026 lo stretto è conteso, bloccato a intermittenza, minato e teatro di attacchi alle petroliere. A ottobre, secondo la società di analisi Kpler, il traffico è sceso ai livelli più bassi da oltre due mesi.
Perché lo Stretto di Hormuz è così importante
Hormuz collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e quindi all’Oceano Indiano. Da qui escono le esportazioni energetiche di Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar e dello stesso Iran. Non esistono alternative in grado di sostituire del tutto questa rotta: gli oleodotti che aggirano lo stretto hanno capacità limitata e il gas liquefatto del Qatar, in particolare, può uscire solo via mare.
Per questo chi controlla Hormuz ha in mano una leva sull’intera economia mondiale. L’Iran lo sa da decenni e nel 2026 l’ha usata come principale arma di ritorsione.
Come si è arrivati alla crisi
Dopo i raid USA-Israele del 28 febbraio, l’Iran ha colpito le petroliere e, a fine marzo, ha chiuso lo stretto rivendicandone la sovranità. Già nei primi giorni di guerra il traffico si era quasi fermato, con circa 150 navi mercantili bloccate. A metà aprile gli Stati Uniti hanno risposto con un blocco navale dei porti iraniani: per settimane si è parlato di doppio blocco.
Il Memorandum di Islamabad del 17 giugno aveva riaperto lo stretto, ma l’8 luglio l’Iran è tornato ad attaccare navi commerciali per affermare il proprio controllo. Da allora il quadro è frammentato:
- l’Iran pretende che le navi seguano rotte approvate e ha inserito in una lista nera decine di petroliere;
- l’Organizzazione marittima internazionale (IMO) ha chiesto agli Stati di respingere la pretesa iraniana di sovranità sullo stretto;
- gli Stati Uniti mantengono il blocco sui porti iraniani e hanno bonificato da mine il corridoio principale;
- Iran e Oman hanno annunciato intese bilaterali sul controllo del passaggio.
Ottobre: traffico ai minimi e attacchi record alle petroliere
Nelle ultime settimane la situazione è peggiorata. Kpler segnala un calo del traffico dopo un numero record di attacchi alle petroliere dall’inizio del conflitto: in una sola giornata di inizio ottobre sono transitate appena sette navi cariche di materie prime. Una nave è stata colpita al largo del Qatar, mentre gli Houthi yemeniti hanno attaccato più volte gli aeroporti sauditi.
Al problema di Hormuz si è sommato da settembre quello di Bab al-Mandab, lo stretto all’imbocco del Mar Rosso, dopo l’escalation degli Houthi. Per l’Europa è un doppio colpo: anche le rotte verso Suez diventano più rischiose, costose e lente.
Il prezzo del petrolio sopra i 100 dollari
I mercati reagiscono a ogni notizia. Il Brent ha superato i 103 dollari al barile dopo un rialzo di oltre il 4% in una sola seduta, per poi scendere a circa 102,7 dollari quando Trump ha escluso attacchi prima delle elezioni di metà mandato. Il WTI americano viaggia intorno ai 90 dollari.
La guerra del 2026 ha provocato la più grave interruzione delle forniture petrolifere della storia recente, con ricadute su gas, fertilizzanti, trasporto aereo e turismo. Gli impianti di gas liquefatto del Qatar, colpiti a marzo, hanno mostrato quanto anche il mercato del GNL sia esposto.
Cosa significa per l’Italia
L’Italia importa la quasi totalità del petrolio e del gas che consuma, e una parte del suo gas liquefatto arriva proprio dal Qatar. Le conseguenze della crisi di Hormuz si sentono su più livelli:
- Carburanti: il prezzo del greggio si trasferisce con poche settimane di ritardo su benzina e gasolio alla pompa.
- Bollette: il rialzo del gas sui mercati europei pesa sulle tariffe di luce e gas, soprattutto con l’arrivo dell’inverno.
- Inflazione: energia e trasporti più cari spingono i prezzi di beni alimentari e industriali.
- Industria: i settori energivori, dalla chimica alla ceramica, vedono salire i costi di produzione.
- Logistica: le rotte via Suez e Mar Rosso, cruciali per i porti italiani, diventano più incerte.
Anche sul piano militare l’Italia è coinvolta: a marzo la Marina ha inviato unità a difesa di Cipro e il ministro Crosetto ha annunciato 500 militari in Arabia Saudita, chiarendo che non si tratta di una nuova missione.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
La direzione dei prezzi dipenderà da tre variabili: l’eventuale nuova offensiva americana, che il Pentagono sta preparando; l’esito dei negoziati mediati dal Qatar; e la capacità di Iran e Houthi di continuare a colpire il traffico marittimo. Un accordo che riaprisse stabilmente Hormuz potrebbe far scendere rapidamente il Brent; una ripresa dei bombardamenti sulle infrastrutture energetiche iraniane, al contrario, rischierebbe nuove rappresaglie sulle strutture del Golfo e un’ulteriore impennata.
Le alternative per l’Europa
La crisi di Hormuz rilancia il tema della sicurezza energetica europea. Le leve a disposizione sono note: diversificare i fornitori di gas liquefatto, rafforzare gli stoccaggi in vista dell’inverno, accelerare le rinnovabili e l’efficienza energetica, coordinare gli acquisti a livello UE per evitare che i Paesi membri si facciano concorrenza sui mercati. Nessuna di queste misure, però, produce effetti immediati.
Per l’Italia, che ha già ridotto la dipendenza dal gas russo dopo il 2022, la sfida è evitare di passare da una vulnerabilità all’altra. Ogni nuova crisi in uno stretto strategico, da Hormuz a Bab al-Mandab, ricorda quanto la bolletta degli italiani dipenda da equilibri geopolitici lontani.
Libro consigliato: Gas e potere. Geopolitica dell’energia dalla Guerra fredda a oggi
FAQ
Perché lo Stretto di Hormuz è importante?
Perché da lì passa una parte decisiva del petrolio e del gas liquefatto mondiale, senza rotte alternative equivalenti.
Lo Stretto di Hormuz è chiuso?
Non del tutto: il traffico prosegue in modo ridotto, tra restrizioni iraniane, blocco USA dei porti iraniani e attacchi alle navi.
Quanto costa oggi il petrolio?
A inizio ottobre il Brent si muove intorno ai 102-103 dollari al barile.
La crisi di Hormuz fa aumentare le bollette in Italia?
Sì, indirettamente: i rincari di petrolio e gas si trasferiscono su carburanti, bollette e inflazione.