Anno: 2026

La vita di un diplomatico è davvero fatta di visite reali e ricevimenti sfarzosi, oppure nasconde tensioni e colpi di scena degni di un colpo di stato? È la domanda che apre “Lessons in Diplomacy: Politics, Power and Parties”, il libro di memorie di Leigh Turner, ex ambasciatore britannico con una carriera lunga oltre quattro decenni nei principali teatri della diplomazia europea.

Tra il 2020 e il 2024 la Cina ha rappresentato circa il 60% delle vendite globali di NEV. Questa sigla potrebbe suonare poco familiare, ma basta dire che sto parlando di veicoli elettrici perché tutto diventi subito chiaro. Il dato è significativo ed è accompagnato dalla sensazione che il gigante asiatico sia ormai avviato a diventare la potenza dominante nel settore dei cosiddetti New Energy Vehicles (NEV). Impianti di dimensioni enormi, esportazioni in rapida crescita e un mercato interno affollato di nuovi modelli hanno dato l’impressione di una macchina industriale ormai difficile da fermare.

Le elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, svoltesi domenica 6 settembre 2026, hanno consegnato un risultato che ridisegna gli equilibri politici della Germania dell’Est. Alternativa per la Germania (AfD) ha conquistato il 43,8% dei consensi, sfiorando la maggioranza assoluta nel parlamento regionale con 39 seggi. Il candidato del partito, Ulrich Siegmund, si trova ora davanti a un bivio: pur avendo ottenuto un consenso senza precedenti, non dispone dei numeri sufficienti per formare un governo monocolore e dovrà avviare trattative complesse con le altre forze politiche.

Ogni volta che si avvicina l’autunno, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica congiuntamente ai vertici di Snam parte la solita volata comunicativa: gli stoccaggi di gas nazionale hanno superato l’83 per cento della capienza con mesi di anticipo rispetto all’obiettivo del 90%. Il messaggio subliminale, speso nelle cancellerie e nei talk show, è sempre lo stesso: siamo stati più bravi degli altri, la Germania è in affanno e ci avviamo a diventare il grande hub energetico del Mediterraneo. La solita fissazione italiana di esibire numeri come trofei soprattutto quando si parla di energia.

Per secoli la geografia del potere è stata relativamente semplice: chi controllava un territorio controllava le sue risorse, le sue infrastrutture e, in larga misura, le persone che lo abitavano. Il confine rappresentava il limite della sovranità. Dentro quel limite lo Stato esercitava la propria autorità; fuori cominciava quella degli altri. Il cyberspazio ha cominciato a rompere questa geometria.

Per molto tempo abbiamo pensato che la geopolitica del XXI secolo sarebbe stata una questione di petrolio, gas e territori. Non è più sufficiente. Il prossimo equilibrio del potere mondiale potrebbe essere deciso da qualcosa di molto meno spettacolare: rame, cobalto, tantalio, germanio, litio e dalle infrastrutture necessarie per estrarli e trasformarli. E in questa partita c’è un Paese che occupa una posizione straordinaria: la Repubblica Democratica del Congo.

Il debito pubblico degli Stati Uniti ha superato i 40.000 miliardi di dollari. Una cifra talmente grande da essere diventata quasi astratta. Si legge, si commenta per qualche minuto poi torna al suo posto nella grande contabilità delle cose enormi e inevitabili. Apparentemente inevitabili.

Il rapporto tra uso della forza militare, legittimità e ordine internazionale rappresenta uno dei temi centrali della riflessione politica di Stanley Hoffmann, politologo americano di origine francese tra i più importanti studiosi delle relazioni internazionali del Novecento. La sua analisi, sviluppata soprattutto nel contesto della Guerra Fredda e dei profondi mutamenti sociali degli anni Sessanta e Settanta, permette di comprendere una trasformazione fondamentale della politica contemporanea: il progressivo indebolimento dell’accettabilità sociale dell’impiego della forza.