Quando si parla di Yemen, spesso si ha l’impressione di un conflitto senza fine. In realtà, quella yemenita non è una semplice guerra civile, ma un intreccio di rivalità interne, interessi regionali e competizione tra le grandi potenze del Medio Oriente. Comprendere cosa accade nel Paese significa anche capire perché il Mar Rosso e il Golfo Persico siano oggi tra le aree più instabili del mondo.
Dalla crisi politica alla guerra civile
L’attuale conflitto affonda le proprie radici nelle proteste della Primavera araba del 2011, che portarono alla caduta del presidente Ali Abdullah Saleh dopo oltre trent’anni al potere. Il nuovo governo, guidato da Abd Rabbu Mansour Hadi, non riuscì però a consolidare le istituzioni né a risolvere i profondi problemi economici e sociali del Paese.
A sfruttare il vuoto di potere furono gli Houthi, un movimento politico-militare appartenente alla minoranza musulmana zaydita, originario del nord dello Yemen. Nel 2014 il gruppo conquistò la capitale Sana’a e costrinse il governo a rifugiarsi nel sud del Paese, facendo precipitare la situazione in una guerra aperta.
La rivalità tra Iran e Arabia Saudita
Da quel momento il conflitto assunse una dimensione regionale.
L’Iran iniziò a sostenere gli Houthi con assistenza politica, militare e tecnologica, mentre l’Arabia Saudita intervenne direttamente nel 2015 guidando una coalizione araba a sostegno del governo riconosciuto dalla comunità internazionale.
Per Riad, la presenza di un movimento filo-iraniano lungo il proprio confine meridionale rappresenta una minaccia strategica. Per Teheran, invece, gli Houthi costituiscono un importante alleato capace di esercitare pressione sull’Arabia Saudita e sui suoi partner occidentali.
Lo Yemen è così diventato uno dei principali teatri della competizione tra le due maggiori potenze del Golfo.
Una guerra con molti protagonisti
Ridurre il conflitto a uno scontro tra governo e Houthi sarebbe però un errore.
Nel Paese operano anche milizie tribali, movimenti separatisti del sud che chiedono il ritorno all’indipendenza, gruppi jihadisti come Al-Qaeda nella Penisola Arabica e numerose formazioni locali che controllano territori e risorse.
Questa frammentazione rende estremamente difficile raggiungere un accordo di pace stabile, poiché ogni attore persegue obiettivi diversi.
Il valore strategico di Bab el-Mandeb
Lo Yemen occupa inoltre una posizione geografica di enorme importanza.
Le sue coste si affacciano sullo stretto di Bab el-Mandeb, il passaggio che collega il Golfo di Aden al Mar Rosso e, attraverso il Canale di Suez, al Mediterraneo. Da qui transita circa il 10% del commercio marittimo mondiale, comprese ingenti quantità di petrolio e gas naturale.
Il controllo di questa rotta è fondamentale per l’economia globale. Per questo motivo gli attacchi degli Houthi contro navi commerciali e petroliere hanno assunto una rilevanza internazionale, costringendo diversi Paesi a rafforzare la presenza militare nell’area.
Una crisi umanitaria senza precedenti
Oltre alle implicazioni geopolitiche, il conflitto ha provocato una delle peggiori crisi umanitarie del pianeta.
Milioni di yemeniti hanno perso l’accesso ai servizi essenziali, mentre fame, epidemie e sfollamenti hanno colpito gran parte della popolazione. Le infrastrutture sanitarie, scolastiche ed energetiche sono state gravemente danneggiate da anni di combattimenti e bombardamenti.
Perché la pace è ancora lontana
Negli ultimi anni si sono registrati alcuni tentativi di mediazione e periodi di relativa tregua, ma nessuno ha prodotto una soluzione definitiva. La prosecuzione della rivalità tra Iran e Arabia Saudita, unita alla frammentazione delle forze presenti sul terreno e al valore strategico delle rotte marittime del Mar Rosso, continua ad alimentare il conflitto.
Le recenti tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno inoltre riportato gli Houthi al centro dello scenario regionale, aumentando il rischio che la guerra yemenita diventi sempre più parte di un confronto più ampio tra le principali potenze del Medio Oriente.
Per questo motivo lo Yemen resta oggi non solo uno dei conflitti più complessi del mondo, ma anche uno dei principali fattori di instabilità per la sicurezza energetica e commerciale globale.
