Autore: Redazione

L’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, meglio conosciuta come OPEC, è uno dei protagonisti storici dell’economia e della politica internazionale. Nata nel 1960 a Baghdad, riunisce alcuni tra i principali Paesi produttori di petrolio con l’obiettivo di coordinare le politiche energetiche e stabilizzare il mercato del greggio. In pratica, l’Opec agisce come un cartello che influenza l’offerta globale di petrolio per incidere sui prezzi e garantire un equilibrio tra interessi dei produttori e domanda mondiale.

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L’Opec non è mai stata soltanto un’organizzazione economica. Fin dalla sua nascita nel 1960 a Baghdad, il cartello dei Paesi esportatori di petrolio ha rappresentato uno strumento di influenza politica capace di incidere sugli equilibri internazionali. Riunendo alcune delle principali nazioni produttrici, tra cui Arabia Saudita, Iran, Iraq e Venezuela, l’organizzazione ha costruito nel tempo una leva strategica: il controllo, almeno parziale, dell’offerta globale di greggio.

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La crescente attenzione della dottrina di sicurezza israeliana verso la Turchia non può essere interpretata come un semplice raffreddamento delle relazioni bilaterali. Il fenomeno si inserisce piuttosto in una più ampia evoluzione degli equilibri regionali, in cui mutano percezioni, priorità strategiche e architetture di potere nel Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale.

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La Commissione Europea ha stanziato 150 miliardi di euro per l’Africa nell’ambito del Global Gateway, la risposta europea alla Belt and Road Initiative cinese. Ma al 2024, i progetti portuali finanziati dall’UE nel continente sono appena sei. Nel frattempo, la Cina ha investito oltre 10 miliardi di dollari in infrastrutture marittime africane, costruito una base navale a Djibouti e acquisito partecipazioni azionarie in porti strategici lungo tutte le coste del continente. Il divario è strutturale, non conjoncturale — e rischia di diventare incolmabile.

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Ad aprile 2026, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha guidato una missione diplomatica in Cina tra le più dense e significative degli ultimi anni. In agenda: la Commissione economica mista Italia-Cina, l’inaugurazione della mostra “Da Leonardo da Vinci a Caravaggio” a Pechino, il lancio della nuova rotta aerea Venezia-Pechino, un piano sull’e-commerce e una nuova strategia per l’export del Made in Italy. Ma anche geopolitica: la richiesta alla Cina di sostenere la pace in Ucraina e in Medio Oriente. Un viaggio che racconta molto di come l’Italia intende stare nel mondo — e di come la cultura sia diventata uno strumento di politica estera a tutti gli effetti.

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La presenza di truppe straniere sul territorio di uno Stato alleato è regolata da un complesso insieme di norme internazionali, spesso poco conosciute al grande pubblico. Tra queste, un ruolo centrale è svolto dalla Convenzione di Londra del 1951, che definisce lo status delle forze NATO nei Paesi ospitanti. Si tratta di un accordo nato in un contesto storico particolare, ma ancora oggi fondamentale per comprendere come funzionano le basi militari e quali siano i limiti giuridici della presenza di personale militare straniero.

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Nel dibattito pubblico italiano, la presenza di basi militari straniere è spesso accompagnata da convinzioni imprecise, se non del tutto errate. Una delle più diffuse è l’idea che tali installazioni costituiscano una sorta di “territorio estero” all’interno dello Stato. In realtà, il quadro giuridico che regola queste basi è molto più articolato e, soprattutto, non comporta alcuna cessione di sovranità territoriale. Comprendere il loro status significa entrare nel cuore del diritto internazionale e degli accordi che disciplinano la cooperazione militare tra Stati.

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Il Magdalena Andersson è una delle figure più influenti della politica svedese degli ultimi anni. Economista di formazione e dirigente del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori di Svezia, ha ricoperto ruoli di primo piano fino a diventare, nel 2021, la prima donna nella storia del Paese a guidare il governo. Nata a Uppsala nel 1967, Andersson si forma alla Scuola di economia di Stoccolma, dove sviluppa una solida preparazione in ambito economico. La sua carriera politica inizia presto, all’interno della Lega Giovanile Socialdemocratica, segnando un percorso di lunga militanza nel partito.

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