Autore: Redazione
Il Pakistan sta affrontando una nuova fase della propria lotta contro il terrorismo e le insurrezioni interne. Di fronte al rafforzamento dei gruppi armati, Islamabad sembra fare sempre più affidamento su milizie locali, comitati di autodifesa e reti di sicurezza informali, una scelta che alimenta il dibattito sul futuro dell’apparato statale e sul monopolio della forza.
Crisi energetica europea e bollette. Perché i prezzi continuano a cambiare e come difendersi
Negli ultimi anni il costo dell’energia è diventato uno degli indicatori più sensibili degli equilibri geopolitici mondiali. Se fino a pochi anni fa il prezzo della luce e del gas era percepito come una semplice variabile economica, oggi è il risultato di un intreccio complesso tra conflitti internazionali, strategie industriali, transizione energetica e sicurezza degli approvvigionamenti.
Il protocollo firmato a Sèvres nell’ottobre del 1956 non fu soltanto un documento diplomatico: fu il prodotto delle personalità, delle ambizioni e dei calcoli politici di un ristretto gruppo di uomini che, in tre giorni, decisero le sorti di una guerra. Ripercorrere i protagonisti dell’incontro, le conseguenze che ne derivarono per Israele e i parallelismi che la vicenda continua a suggerire con le crisi diplomatiche contemporanee aiuta a capire perché Sèvres resti, quasi settant’anni dopo, un caso di studio ancora citato dagli analisti di politica internazionale.
Nell’estate del 1956 un annuncio radiofonico pronunciato al Cairo cambiò per sempre gli equilibri del Mediterraneo orientale. Gamal Abdel Nasser, presidente egiziano da appena due anni, dichiarò la nazionalizzazione del Canale di Suez, arteria vitale del commercio mondiale fino ad allora gestita dalla Compagnia del Canale di Suez, a controllo prevalentemente franco-britannico. Fu l’atto che diede il via a quella che la storiografia ricorda come la Crisi di Suez, uno degli snodi decisivi della Guerra Fredda e del tramonto degli imperi coloniali europei.
Per mesi il regno saudita aveva scelto la linea della prudenza. Mentre attorno a sé la regione precipitava in una nuova guerra, Riyadh evitava dichiarazioni plateali, teneva aperti i canali con Teheran e lasciava che fosse Washington a esporsi in prima linea. Quella cautela, negli ultimi giorni, sembra essere stata archiviata. Il regno di Mohammed bin Salman si ritrova oggi a fronteggiare simultaneamente due fronti di crisi che ne mettono alla prova la tenuta economica, militare e diplomatica.
L’espressione interesse nazionale è tra le più utilizzate e, al tempo stesso, tra le più fraintese del lessico politico contemporaneo. In Italia, più che altrove, il termine è stato spesso caricato di significati ideologici, fino a diventare oggetto di una contrapposizione che ne ha oscurato il valore analitico. Eppure, ogni Stato, indipendentemente dalla forma di governo o dall’orientamento politico delle sue classi dirigenti, agisce sulla base di un insieme di interessi permanenti che ne guidano le scelte interne ed esterne.
ROMA – La scoperta della Task Force Air-Arabia, operativa dalla seconda metà di marzo 2026 tra Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein, ha aperto un acceso dibattito politico. Per alcuni si tratterebbe di una missione rimasta nell’ombra; per il Governo, invece, il Parlamento era stato informato attraverso audizioni, comunicazioni e atti ufficiali. La documentazione disponibile mostra che la presenza italiana nel Golfo non è nata improvvisamente, ma è il risultato di una serie di decisioni assunte nei mesi successivi all’aggravarsi della crisi regionale.
L’Italia ha schierato dalla seconda metà di marzo 2026 una forza dell’Aeronautica Militare in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein con il compito di contribuire alla difesa dello spazio aereo e alla protezione degli interessi nazionali nell’area. La notizia, emersa a fine luglio, è stata confermata dal Ministero della Difesa attraverso una pagina dedicata alla missione ed è stata rilanciata da ANSA e da altre agenzie di stampa.
Dazi USA-Cina e guerra commerciale: perché le tensioni globali possono aumentare i costi dell’energia
Quando si parla di dazi internazionali spesso si pensa solamente ai prezzi dei prodotti importati. In realtà le guerre commerciali possono avere effetti anche sul settore energetico. Le decisioni prese dalle grandi economie mondiali possono modificare investimenti, produzione industriale e domanda globale di energia.
Crisi energetica globale: perché guerre e politica internazionale influenzano le bollette
L’energia è diventata uno dei principali strumenti di pressione nella politica internazionale. Le tensioni tra grandi potenze, i conflitti regionali e le nuove strategie commerciali stanno modificando profondamente il mercato energetico mondiale.