Cos’è il nuclear sharing della NATO
Il nuclear sharing, o condivisione nucleare, è l’accordo con cui gli Stati Uniti mantengono in alcuni Paesi europei alleati un certo numero di bombe nucleari a caduta libera, custodite da personale americano. In caso di conflitto, e solo dopo un’autorizzazione politica che passa sia per Washington sia per gli organi della NATO, quelle armi potrebbero essere affidate ad aerei e piloti del Paese ospitante.
I Paesi che, secondo le fonti aperte, partecipano a questo schema sono pochi: oltre all’Italia, vengono citati Germania, Belgio, Paesi Bassi e Turchia. L’obiettivo politico è distribuire il peso e la responsabilità della deterrenza tra gli alleati, evitando che sia un affare esclusivamente americano.
I governi italiani non hanno mai confermato né smentito ufficialmente la presenza di armi nucleari sul territorio nazionale, secondo una prassi comune a tutti i Paesi coinvolti. Le stime più citate provengono da centri di ricerca indipendenti e parlano di alcune decine di bombe del tipo B61, la cui versione modernizzata B61-12 è entrata in servizio negli ultimi anni.
Ghedi e Aviano: le due basi al centro del dibattito
Nel dibattito pubblico le basi indicate più spesso sono due.
- Ghedi (Brescia): base dell’Aeronautica Militare italiana, sede del 6° Stormo. È qui che, secondo le stime indipendenti, sarebbero custodite le armi destinate ai cacciabombardieri italiani. La base è al centro della transizione dai Tornado agli F-35A a doppia capacità.
- Aviano (Pordenone): base dell’aeronautica statunitense in Italia, dove sarebbero custodite armi destinate ai velivoli americani.
Per Steadfast Noon 2026, l’associazione pacifista PeaceLink riporta che i cacciabombardieri italiani coinvolti decolleranno da Ghedi. L’Alleanza non diffonde il dettaglio dei mezzi e delle basi partecipanti.
Il documento ENAV che ha acceso le polemiche
A far discutere è stato anche un documento tecnico: il supplemento AIP S56/26 pubblicato da ENAV il 20 agosto 2026. Si tratta di uno strumento di routine con cui l’ente che gestisce il traffico aereo civile comunica ai piloti aree, quote e orari interdetti per attività militari. Il testo non nomina le armi nucleari, ma secondo PeaceLink la geografia dei corridoi indicati e il nome dell’esercitazione rendono chiaro di cosa si tratta, con una finestra di restrizioni dal 13 al 20 ottobre.
Per gli attivisti, quel documento è la conferma pubblica che i cieli italiani ospiteranno le prove generali di una guerra nucleare. Per la NATO e l’Aeronautica, è invece la normale comunicazione di un’attività addestrativa pianificata da tempo.
L’interrogazione parlamentare a Crosetto
Sul fronte politico, alcuni parlamentari hanno annunciato un’interrogazione al ministro della Difesa Guido Crosetto. Tra i promotori c’è Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha chiesto chiarimenti sull’esercitazione e sull’utilizzo dei poligoni in Sardegna, dove sono previste anche attività con droni e voli militari. L’ipotesi avanzata dai firmatari è che l’esercitazione sia dedicata all’impiego delle armi nucleari statunitensi schierate in Europa.
La risposta indiretta è arrivata con la nota dell’Aeronautica Militare, che ha ribadito tre punti: si tratta di un’attività annuale e programmata; non è legata a specifiche crisi internazionali; non prevede l’uso di armamenti reali. La stessa NATO, attraverso la responsabile della politica nucleare Nassima Barrows, ha però confermato che l’esercitazione è a tutti gli effetti nucleare nel suo oggetto addestrativo.
La mobilitazione pacifista: lettere ai prefetti
Le associazioni per il disarmo hanno espresso profonda preoccupazione e hanno preparato una lettera indirizzata ai prefetti delle province interessate, chiedendo di fermare l’esercitazione o quantomeno di informare la popolazione. Secondo PeaceLink, la data esatta era stata tenuta riservata proprio per evitare una mobilitazione pacifista prima dell’annuncio ufficiale.
Il movimento per il disarmo chiede da anni che l’Italia aderisca al Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPNW), adottato all’ONU nel 2017, che l’Italia, come gli altri Paesi NATO, non ha firmato. Il governo sostiene invece che la strada passi per il Trattato di non proliferazione (TNP) e per un disarmo graduale e verificabile.
Gli argomenti a favore e quelli contro
Il dibattito si può riassumere in due posizioni.
Chi sostiene la condivisione nucleare ricorda che, in una fase in cui la Russia moltiplica minacce e attacchi ibridi contro l’Europa, la deterrenza resta la principale garanzia di sicurezza. Esercitazioni come Steadfast Noon renderebbero quella garanzia credibile. Partecipare al nuclear sharing darebbe inoltre all’Italia voce in capitolo nelle decisioni nucleari dell’Alleanza.
Chi si oppone sottolinea che le basi con armi nucleari possono diventare obiettivi prioritari in caso di conflitto, che la decisione finale resta comunque americana e che le esercitazioni, in un clima già teso, possono alimentare l’escalation. A questo si aggiunge il tema della trasparenza: i cittadini che vivono vicino a Ghedi e Aviano non hanno informazioni ufficiali su ciò che le basi custodiscono.
Perché il tema è tornato attuale nel 2026
Il contesto internazionale spiega l’attenzione. La guerra tra Stati Uniti e Iran, iniziata il 28 febbraio 2026, ha portato la minaccia nucleare nel discorso pubblico. La Francia, unica potenza nucleare dell’Unione europea, ha annunciato a marzo l’aumento del proprio arsenale e una dottrina di “dissuasione avanzata” aperta ai partner europei, e il 6 ottobre ha testato il nuovo missile M51.3. In parallelo, le cancellerie europee denunciano un aumento di sabotaggi e violazioni dello spazio aereo attribuiti a Mosca.
In questo scenario, Steadfast Noon è diventata il simbolo di una domanda più ampia: quale ruolo deve avere l’Italia nella deterrenza nucleare europea e atlantica?
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FAQ
Ci sono armi nucleari in Italia?
Il governo non lo conferma ufficialmente. Stime di centri di ricerca indipendenti indicano la presenza di alcune decine di bombe statunitensi B61 nelle basi di Ghedi e Aviano.
Cos’è il nuclear sharing?
È l’accordo NATO con cui gli Stati Uniti custodiscono armi nucleari in Paesi alleati, i cui aerei potrebbero impiegarle in guerra dopo un’autorizzazione politica.
Chi ha chiesto chiarimenti su Steadfast Noon?
Alcuni parlamentari, tra cui Angelo Bonelli di AVS, hanno annunciato un’interrogazione al ministro della Difesa Crosetto.
L’Italia ha firmato il trattato ONU che vieta le armi nucleari?
No. Come gli altri Paesi NATO, l’Italia non ha aderito al TPNW del 2017.