Nella serata giapponese di domenica, il Primo Ministro Shigeru Ishiba ha rassegnato le dimissioni da capo del governo e da leader del Partito Liberal Democratico (LDP).
Nonostante fosse un epilogo ampiamente previsto, viste le difficoltà di guidare un governo di minoranza, l’annuncio ha comunque colto molti di sorpresa. Le pressioni affinché Ishiba lasciasse l’incarico si erano fatte sempre più insistenti, anche all’interno del suo stesso partito.
La decisione è legata anche alla gestione giudicata fallimentare dello scandalo dei fondi del partito, che aveva già travolto il governo dell’ex PM Fumio Kishida. Ishiba sembra aver sottovalutato quanto l’impatto del caso sull’elettorato, che nelle ultime elezioni di luglio ha manifestato chiaramente il proprio malcontento.
Ora l’LDP si ritrova privo di leadership e soprattutto senza una maggioranza solida che possa garantire automaticamente al nuovo leader di partito la nomina a prossimo Primo Ministro.
Tra i candidati più accreditati a succdere ad Ishiba, ci sono i due principali sfidanti delle ultime primarie: Sanae Takaichi, ex ministra della sicurezza economica nel governo Kishida, e Shinjiro Koizumi, figlio dell’ex PM Junichiro Koizumi e attuale ministro dell’agricoltura.
Entrambi appaiono oggi come le alternative più credibili. Takaichi, che potrebbe diventare la prima donna alla guida del governo giapponese, ha già guadagnato la fiducia di parte dell’elettorato: in un sondaggio di Nikkei Asia, ha ottenuto la maggior parte delle preferenze (23%), risultando la più votata. Alle sue spalle, si colloca Koizumi, con il 22%, che punta sulla giovane età (44 anni) e su un’immagine politica fresca e dinamica.
Takaichi può contare sul sostegno dei membri del partito vicini all’ex PM Abe e dell’ex PM Taro Aso. A differenza di Koizumi, Takaichi ha deciso di non partecipare al governo di Ishiba, prendendone le distanze: una mossa che molti analisti leggono come un tentativo di rafforzare la sua credibilità come potenziale nuova leader dell’LDP.
Alle spalle dei due contendenti, ci sono anche altri candidati di peso: Takayuki Kobayashi, già ministro della sicurezza economica con Kishida, l’attuale Segretario Capo di gabinetto Yoshimasa Hayashi e l’ex Segretario Generale dell’LDP Toshimitsu Motegi.
I tre hanno tassi di approvazione molto più bassi tra la popolazione, ma non è scontato che vengano automaticamente esclusi per la corsa alla leadership. Hayashi, infatti, ha sempre ricoperto un ruolo centrale come portavoce del governo Ishiba; Kobayashi può contare sul sostegno tra le fila del partito; mentre Motegi, invece, il più anziano (69 anni), viene appoggiato dai membri della propria fazione.
Chiunque tra questi venga eletto dovrà comunque affrontare una sfida difficile: conquistare la carica di Primo Ministro. Le opposizioni, infatti, detengono la maggioranza in entrambe le Camere e, se decidessero di unirsi contro l’LDP, il partito al governo non avrebbe altra scelta che indire nuove elezioni.
Il prossimo primo ministro dovrà necessariamente trovare un’intesa con almeno una delle forze di opposizione: il partito di centro sinistra Constitutional Democratic Party, i conservatori del Japan Innovation Party o il centro-destra del Democratic Party for the People.
La sfida per la leadership dell’LDP si intreccia quindi con quella per la guida del governo. Chiunque emergerà dovrà dimostrare di saper ricostruire la fiducia degli elettori e, al tempo stesso, trovare un equilibrio con le opposizioni per garantire stabilità politica al Giappone
