Gli Stati Uniti hanno lanciato raid aerei contro campi di militanti affiliati allo Stato Islamico (IS) nel nord-ovest della Nigeria, segnando un’importante escalation nella cooperazione militare tra Washington e Abuja contro i gruppi jihadisti attivi nella regione. Gli attacchi, avvenuti il giorno di Natale nello stato di Sokoto, vicino al confine con il Niger, avrebbero causato la morte di diversi combattenti, anche se il numero esatto delle vittime resta incerto.
Secondo il comando militare statunitense, una prima valutazione indica “molteplici” morti tra i militanti. Autorità locali nigeriane hanno confermato che i raid hanno colpito campi del gruppo noto localmente come Lakurawa, una formazione jihadista relativamente recente che negli ultimi anni ha cercato di stabilire una base nel nord-ovest del Paese.
Un’operazione congiunta
Il ministro degli Esteri nigeriano, Yusuf Maitama Tuggar, ha dichiarato alla BBC che si è trattato di una operazione congiunta pianificata da tempo, basata su informazioni di intelligence fornite dalla Nigeria. Tuggar ha sottolineato che i raid “non hanno nulla a che fare con una particolare religione” e non sono stati condotti in relazione al Natale, nonostante la tempistica.
Anche il ministero dell’Informazione nigeriano ha confermato che le “operazioni di precisione” sono state effettuate con l’esplicita approvazione del presidente Bola Tinubu e con il pieno coinvolgimento delle forze armate nigeriane.
Le dichiarazioni di Trump
Il presidente statunitense Donald Trump ha definito i raid “letali” e ha descritto i militanti come “feccia terroristica”, affermando che il gruppo avrebbe preso di mira e ucciso soprattutto “inermi cristiani”. Tuttavia, le autorità nigeriane e osservatori indipendenti contestano questa lettura confessionale del conflitto.
Dati raccolti da Acled, un’organizzazione che monitora la violenza politica nel mondo, indicano che la maggior parte delle vittime dei gruppi jihadisti in Nigeria sono musulmane, soprattutto nel nord-est del Paese, dove Boko Haram e le sue fazioni affiliate all’Isis sono attive da oltre un decennio.
Impatto locale e timori civili
Un funzionario locale dell’area di Tangaza, Isa Salihu Bashir, ha riferito che i raid hanno colpito “campi terroristici dei Lakurawa” e che molti combattenti sarebbero stati uccisi. Ha inoltre aggiunto che pattuglie di confine in Niger avrebbero visto miliziani in fuga dalle zone colpite.
Nonostante ciò, frammenti di munizioni sono caduti anche in due comunità civili, nel villaggio di Jabo (Sokoto) e a Offa, nello stato di Kwara, a circa 600 chilometri di distanza. Le autorità affermano che non ci sono state vittime civili. Un testimone a Jabo ha raccontato alla BBC di aver visto “qualcosa che sembrava un aereo lampeggiare e schiantarsi nei campi”, aggiungendo che nell’area non esistono tensioni religiose e che musulmani e cristiani convivono pacificamente.
Il contesto più ampio
La Nigeria, il Paese più popoloso dell’Africa con circa 220 milioni di abitanti, è divisa in modo quasi equilibrato tra cristiani e musulmani. Sebbene l’insurrezione jihadista sia storicamente concentrata nel nord-est, negli ultimi anni gruppi più piccoli hanno cercato di espandersi verso il nord-ovest, approfittando della porosità dei confini con Niger e Mali.
I Lakurawa, secondo le autorità nigeriane, avrebbero legami con reti jihadiste attive nel Sahel, avrebbero reclutato giovani locali e imposto controlli severi nelle comunità di confine.
Un segnale di maggiore interventismo USA
I raid in Nigeria rappresentano la seconda grande operazione militare statunitense contro l’Isis in poche settimane, dopo un massiccio attacco condotto in Siria. In quel caso, gli Stati Uniti avevano colpito oltre 70 obiettivi in risposta all’uccisione di tre cittadini americani.
Nel ribadire che non permetterà al “terrorismo islamista radicale di prosperare”, Trump ha rafforzato una linea politica che in passato ha portato Washington a designare la Nigeria come “Paese di particolare preoccupazione” per le violazioni della libertà religiosa, una definizione che può aprire la strada a sanzioni.
Resta ora da capire se i raid in Sokoto rappresentino un intervento isolato o l’inizio di una presenza militare statunitense più attiva in Nigeria, in un contesto regionale sempre più instabile.
