Mentre l’attenzione internazionale resta concentrata sullo stretto di Hormuz, cruciale via di transito del petrolio mediorientale, un altro passaggio marittimo strategico sta assumendo un ruolo sempre più delicato: Bab el-Mandeb. Questo stretto collega il Mar Rosso al golfo di Aden e, più a valle, all’Oceano Indiano, rappresentando un vero e proprio collo di bottiglia per il commercio globale. La sua importanza è tale che, in condizioni normali, vi transita circa il 12% del petrolio mondiale, rendendolo vitale non solo per i paesi del Medio Oriente, ma anche per l’Europa e l’Italia, che dipendono dal canale di Suez per il trasporto di materie prime ed energia.
Negli ultimi mesi, l’instabilità nella regione yemenita, con il coinvolgimento crescente degli Houthi, ha alimentato preoccupazioni sempre più concrete. Gli Houthi hanno intensificato attacchi contro navi commerciali e petroliere, segnalando la capacità di influenzare in maniera diretta il passaggio attraverso Bab el-Mandeb. La prospettiva di una chiusura temporanea dello stretto metterebbe in crisi le catene logistiche globali e potrebbe causare un aumento immediato dei prezzi del petrolio, con effetti a cascata sull’economia mondiale.
Strategicamente, Bab el-Mandeb rappresenta un passaggio obbligato per le navi che si dirigono verso il canale di Suez. La sua geografia lo rende particolarmente vulnerabile: lungo circa 113 km e largo al massimo 32 km, il controllo o l’interdizione dello stretto potrebbe bloccare rapidamente il traffico marittimo. La comunità internazionale osserva con apprensione ogni escalation nella regione, consapevole che anche un singolo episodio di attacco o sabotaggio può avere conseguenze economiche immediate e durature.
Gli Stati Uniti, tra le altre potenze interessate, monitorano attentamente la situazione. Secondo fonti iraniane, Washington sarebbe spinta a cercare negoziati anche per il rischio di chiusura di Bab el-Mandeb, oltre che per le operazioni militari fallite in altre aree della regione, come a Isfahan. La consapevolezza della difficoltà di controllare efficacemente la situazione sul terreno e in mare porta quindi a valutare strumenti diplomatici e di mediazione, oltre all’uso della forza militare.
Il rischio legato a Bab el-Mandeb non riguarda solo il petrolio. Blocchi o tensioni nello stretto inciderebbero anche sul commercio di merci generiche, rallentando spedizioni di beni di consumo, alimentari e materiali industriali. La sua importanza strategica fa sì che ogni incidente possa amplificarsi, generando incertezze sui mercati e aumentando la volatilità globale.
In questo contesto, il futuro di Bab el-Mandeb è strettamente legato alla stabilità del Medio Oriente. La comunità internazionale è chiamata a valutare soluzioni di sicurezza marittima e diplomatiche, per garantire che uno dei passaggi più cruciali del commercio mondiale resti aperto e sicuro. Il conflitto yemenita, gli interessi energetici globali e le dinamiche regionali rendono lo stretto un simbolo della fragilità delle rotte strategiche e della complessità di un mondo interconnesso, dove ogni instabilità locale può avere ripercussioni planetarie.
