Hakainde Hichilema resterà alla guida dello Zambia per altri cinque anni. Il presidente uscente, al potere dal 2021, è stato rieletto nelle elezioni del 13 agosto 2026, confermando la propria leadership in un voto che ha assunto fin dall’inizio il significato di un referendum sul suo primo mandato e sulle trasformazioni economiche avviate negli ultimi anni.
I risultati ufficiali diffusi dalla Electoral Commission of Zambia hanno attribuito a Hichilema circa il 60% dei voti, mentre il principale sfidante, Brian Mundubile, si è fermato intorno al 38%. Una vittoria netta, dunque, sufficiente a evitare il secondo turno previsto dalla legge elettorale, ma meno semplice da interpretare di quanto il risultato numerico possa suggerire.
La consultazione è stata infatti accompagnata da tensioni, accuse e denunce provenienti dall’opposizione. Durante le operazioni di voto e di scrutinio si sono verificati episodi di violenza ai danni di funzionari elettorali e, in alcuni casi, il conteggio è stato temporaneamente sospeso. L’opposizione ha inoltre denunciato intimidazioni, arresti e presunte irregolarità, sostenendo che le condizioni della competizione non siano state pienamente equilibrate. Le accuse di manipolazione dei risultati non risultano tuttavia dimostrate in modo indipendente. Anche gli osservatori internazionali hanno riconosciuto che il voto è stato in larga parte pacifico, pur evidenziando criticità legate al contesto politico, alle condizioni della campagna elettorale e alle tensioni successive alle elezioni.
La vittoria consegna quindi a Hichilema un secondo mandato in un momento particolarmente delicato per lo Zambia. Il presidente potrà rivendicare alcuni risultati importanti ottenuti durante i primi cinque anni di governo, soprattutto sul piano della stabilizzazione macroeconomica e della ristrutturazione del debito. Ma dovrà anche dimostrare che la ripresa dei principali indicatori economici può tradursi in un miglioramento concreto delle condizioni di vita della popolazione.
Dalla crisi del debito alla stabilizzazione
Quando Hichilema arrivò alla presidenza nel 2021, lo Zambia si trovava in una situazione finanziaria estremamente difficile. Nel novembre 2020 il Paese era diventato il primo Stato africano a dichiarare il default su un Eurobond dall’inizio della pandemia di Covid-19, dopo il mancato pagamento di una cedola da 42,5 milioni di dollari. La crisi del debito era però precedente alla pandemia: già negli anni precedenti il peso dell’indebitamento pubblico era aumentato rapidamente, rendendo sempre più difficile per Lusaka rispettare gli impegni finanziari internazionali.
Uno degli obiettivi centrali della presidenza Hichilema è stato dunque ricostruire la credibilità finanziaria del Paese. Il governo ha portato avanti un lungo processo di ristrutturazione del debito e ha collaborato con il Fondo monetario internazionale per riportare sotto controllo i conti pubblici. Secondo l’FMI, gli accordi di ristrutturazione arrivano oggi a coprire circa il 94% del perimetro interessato, mentre nel 2025 il saldo primario dello Stato ha registrato un avanzo pari al 3,1% del PIL.
Anche l’inflazione ha mostrato un deciso rallentamento rispetto agli anni più difficili. Nell’aprile 2026 era scesa al 6,8%, rientrando nella fascia obiettivo del 6-8% della Bank of Zambia. Il miglioramento, tuttavia, non significa che la crisi del costo della vita sia stata superata. Prezzi dei beni essenziali, disoccupazione e difficoltà nell’accesso all’energia continuano a pesare sulle famiglie, alimentando la percezione che la stabilizzazione macroeconomica non sia ancora diventata benessere diffuso.
È proprio su questo terreno che si giocherà buona parte del secondo mandato. Hichilema ha promesso di accelerare la creazione di posti di lavoro e di rafforzare i servizi pubblici. Nel corso della campagna ha indicato l’obiettivo di assumere tra 45.000 e 50.000 nuovi lavoratori nel settore pubblico, tra personale sanitario, insegnanti, lavoratori agricoli e altri professionisti. Una promessa significativa in un Paese nel quale una parte consistente della popolazione continua a non percepire pienamente i benefici della ripresa.
Il rame come leva della crescita
Se il debito rappresenta il passato recente dello Zambia, il rame rappresenta invece la grande scommessa sul futuro. Il Paese dispone di enormi risorse minerarie ed è uno dei principali produttori mondiali di rame. Nel 2024 lo Zambia era l’ottavo produttore mondiale di rame estratto e il metallo rappresentava circa il 66% del valore delle esportazioni di beni, confermandosi la principale fonte di valuta estera per l’economia nazionale.
Hichilema punta a trasformare questa ricchezza naturale in un vero motore di sviluppo. Il governo ha fissato l’obiettivo di portare la produzione di rame fino a circa 3 milioni di tonnellate annue entro il 2031, quasi triplicando i livelli indicati dalle autorità. L’ambizione è attirare nuovi investimenti, ampliare le attività estrattive e sviluppare una maggiore capacità di lavorazione locale.
La posta in gioco va però ben oltre i confini dello Zambia. Il rame e altri minerali presenti nel Paese, tra cui cobalto, nichel, manganese e terre rare, sono considerati strategici per le tecnologie energetiche e industriali del futuro. La transizione energetica, la produzione di veicoli elettrici, le infrastrutture elettriche e la crescente domanda di tecnologie avanzate stanno aumentando l’importanza geopolitica delle materie prime africane.
In questo scenario lo Zambia è diventato uno dei terreni della competizione internazionale tra Cina e Stati Uniti. Pechino possiede da tempo una forte presenza economica nel settore minerario e infrastrutturale africano, mentre Washington sta cercando di rafforzare le proprie relazioni con i Paesi produttori di minerali critici e di ridurre la dipendenza dalle catene di approvvigionamento dominate dalla Cina. Nel 2026 la discussione sui minerali strategici zambiani è diventata ancora più intensa, con negoziati e iniziative statunitensi rivolte al settore del rame e del cobalto.
Per Lusaka questa competizione rappresenta un’opportunità, ma anche un rischio. Lo Zambia può sfruttare la crescente domanda internazionale per ottenere capitali, infrastrutture e tecnologie, cercando al tempo stesso di evitare una nuova forma di dipendenza economica. La vera sfida sarà fare in modo che l’aumento delle esportazioni minerarie non si traduca semplicemente in maggiori profitti per le imprese e in maggiori entrate per lo Stato, ma produca occupazione, infrastrutture, servizi e sviluppo per la popolazione.
Agricoltura, siccità e fragilità sociali
La ricchezza mineraria convive con una struttura economica ancora fortemente vulnerabile agli shock climatici. Negli ultimi anni lo Zambia è stato colpito da una grave crisi sanitaria legata al colera e da condizioni climatiche estreme che hanno danneggiato l’agricoltura, ridotto la disponibilità di acqua e messo sotto pressione la produzione di energia idroelettrica.
L’epidemia di colera iniziata nell’ottobre 2023 ha provocato decine di migliaia di casi e centinaia di morti, mettendo in evidenza le fragilità del sistema sanitario e delle infrastrutture idriche. Nel frattempo, la siccità ha colpito duramente l’agricoltura e la produzione alimentare, aggravando le difficoltà delle aree rurali. La Banca Mondiale ha sottolineato come le condizioni climatiche avverse abbiano avuto conseguenze anche sulla produzione di elettricità e sulla disponibilità di acqua.
Il problema è particolarmente importante perché la crescita economica dello Zambia non è sufficiente, da sola, a ridurre le profonde disuguaglianze sociali. Il Paese può registrare una crescita del PIL senza che questa venga percepita allo stesso modo nelle città, nelle aree minerarie e nelle comunità rurali. È questa distanza tra indicatori macroeconomici e vita quotidiana ad aver alimentato parte del malcontento emerso durante la campagna elettorale.
Per il 2026 l’FMI prevede una crescita reale del PIL del 4,3%. Si tratta di un dato positivo, ma inferiore alle precedenti aspettative, anche a causa della debolezza della produzione mineraria, dei vincoli energetici e della normalizzazione della produzione agricola dopo un raccolto particolarmente favorevole nel 2025.
Un secondo mandato sotto esame
La rielezione di Hichilema non rappresenta dunque un punto di arrivo, ma l’inizio di una fase ancora più esigente. Nel primo mandato il presidente ha potuto presentarsi come l’uomo della stabilizzazione: il leader arrivato dopo il default, capace di riportare il Paese al tavolo dei creditori, ristabilire la fiducia degli investitori e migliorare alcuni indicatori economici.
Nel secondo mandato questa narrazione dovrà trasformarsi in risultati tangibili. Il passaggio decisivo sarà quello dalla stabilizzazione alla crescita inclusiva: più posti di lavoro, maggiore accesso ai servizi, infrastrutture più solide, energia affidabile e una distribuzione più ampia dei benefici derivanti dal boom del rame.
Parallelamente, Hichilema dovrà affrontare la questione della qualità democratica del suo governo. Le accuse dell’opposizione sulle intimidazioni e sulle condizioni della competizione elettorale hanno sollevato interrogativi che non possono essere ignorati. La stabilità politica è stata per decenni uno dei punti di forza dello Zambia e preservarla sarà essenziale per mantenere la fiducia degli investitori e, soprattutto, quella dei cittadini.
Il presidente ha quindi davanti a sé un equilibrio complesso. Da un lato, deve consolidare i progressi ottenuti sul fronte del debito e delle finanze pubbliche; dall’altro, deve evitare che la disciplina fiscale e le riforme economiche vengano percepite come sacrifici senza un ritorno concreto per la popolazione. Nel mezzo c’è il rame, la grande risorsa che potrebbe cambiare la traiettoria economica del Paese ma che, se gestita male, rischia di alimentare nuove disuguaglianze e dipendenze.
Il nuovo quinquennio sarà perciò il vero banco di prova di Hichilema. La sua rielezione gli offre continuità politica e tempo per portare avanti le riforme iniziate nel 2021. Ma il consenso ottenuto alle urne dovrà ora essere trasformato in risultati. Per milioni di zambiani, la domanda non è più soltanto se l’economia sia tornata a crescere, ma quanto di quella crescita arriverà concretamente nelle loro case.
La sfida dello Zambia, nei prossimi cinque anni, sarà proprio questa: trasformare la stabilizzazione finanziaria in sviluppo, la ricchezza mineraria in opportunità e la crescita del PIL in un miglioramento reale delle condizioni di vita. Hichilema ha ottenuto un secondo mandato. Ora dovrà dimostrare che la fiducia ricevuta dagli elettori può tradursi in una trasformazione duratura del Paese.