Tripoli, 25 marzo 2026 – Restano numerose incognite sulle operazioni di messa in sicurezza della “Arctic Metagaz”, la metaniera russa alla deriva al largo della costa occidentale libica, mentre proseguono le attività di contenimento avviate dalle autorità locali. Il Centro di coordinamento per la ricerca e il soccorso del ministero della Difesa del Governo di unità nazionale sta supervisionando le operazioni di fissaggio e traino dell’unità, con l’obiettivo di allontanarla dalla costa secondo un piano tecnico volto a prevenire rischi ambientali e possibili impatti su infrastrutture sensibili. In questa fase iniziale, le operazioni vengono condotte con il supporto del rimorchiatore portuale “Assameeda”, impiegato per stabilizzare la nave e mantenerla a distanza di sicurezza, sfruttando anche condizioni meteorologiche attualmente favorevoli. Tuttavia, emergono forti dubbi sull’adeguatezza del mezzo, che potrebbe non essere in grado di gestire a lungo una nave delle dimensioni della “Arctic Metagaz”, una metaniera che trasporta circa 62 mila tonnellate di gas naturale liquefatto e circa 900 tonnellate di carburante diesel.
Il piano operativo prevede, in una fase successiva, l’intervento di rimorchiatori oceanici di maggiore potenza, generalmente utilizzati in operazioni complesse di salvataggio marittimo. Tuttavia, secondo fonti informate, diverse società specializzate mostrerebbero riluttanza a intervenire, temendo possibili conseguenze legate al regime di sanzioni internazionali, dal momento che l’unità sarebbe riconducibile alla cosiddetta “flotta ombra” russa. Al momento, non risultano ancora fornite garanzie formali, in particolare da parte degli Stati Uniti, che possano consentire di sbloccare l’impasse operativa. Nel frattempo, resta elevata la preoccupazione per l’evoluzione delle condizioni meteo: un eventuale peggioramento, con l’arrivo di venti sostenuti di maestrale, potrebbe mettere sotto pressione il sistema di traino attualmente in uso. Non sono escluse criticità anche per i cavi di collegamento, che potrebbero non essere progettati per sostenere a lungo il peso e la deriva della nave, con il rischio di rottura e conseguenze anche per il rimorchiatore impegnato nelle operazioni.
A complicare ulteriormente il quadro è l’incertezza sulla destinazione finale dell’unità. I principali porti libici in grado di accogliere una nave di tali dimensioni sarebbero Tripoli, Misurata e Khoms, ma al momento non è chiaro quale infrastruttura possa effettivamente gestire l’arrivo della metaniera né se esistano le condizioni tecniche e logistiche per operazioni di messa in sicurezza o eventuale smantellamento. Il trasferimento verso un porto solleva inoltre preoccupazioni per la sicurezza della popolazione, considerata la presenza a bordo di ingenti quantità di gas e carburante. L’allontanamento temporaneo della nave dalla costa ha comunque contribuito ad attenuare le tensioni locali, in particolare nell’area di Zuara, dove nei giorni scorsi si erano registrate proteste e blocchi stradali legati al timore di un disastro ambientale e a possibili ripercussioni sulle forniture di gas attraverso il complesso di Mellitah, snodo strategico per l’export energetico libico.
L’area interessata ospita inoltre infrastrutture energetiche sensibili, tra cui piattaforme offshore e impianti petroliferi, aumentando il potenziale impatto di un eventuale incidente. Nel corso di una riunione operativa convocata dalle autorità del Governo di unità nazionale, alla presenza di rappresentanti dei ministeri competenti, della Guardia costiera, della Marina e della National Oil Corporation, è stato deciso di avviare un coordinamento con la parte russa per la gestione della nave, con l’obiettivo di garantire la sicurezza della navigazione e la tutela dell’ambiente marino. La “Arctic Metagaz” risulta in avaria dallo scorso 3 marzo, avendo perso la capacità di manovra, e continua ad alimentare timori per un possibile disastro ambientale nel Mediterraneo centrale.