Le Nazioni Unite hanno espresso forte preoccupazione per il destino sconosciuto di 40 musulmani uiguri rimpatriati forzatamente in Cina dalla Thailandia l’anno scorso. Da allora, il loro stato di salute, il luogo di detenzione e persino la loro sopravvivenza restano un mistero, come se fossero spariti nei meandri del sistema carcerario cinese, spesso descritto come un incrocio tra campi di detenzione e strutture punitive estreme, ritenuto responsabile di gravi violazioni dei diritti umani.
Questo caso rappresenta solo la punta di un fenomeno più ampio: la lunga storia di persecuzione e repressione del popolo uiguro nello Xinjiang.
Le sparizioni fanno parte di un più ampio schema di repressione transnazionale, che colpisce minoranze etniche e religiose e individui percepiti come critici nei confronti del governo cinese.
sottolineano gli esperti delle Nazioni Unite che seguono il caso.
Secondo le ricostruzioni, la Thailandia avrebbe rimpatriato i 40 uomini sotto forti pressioni di Pechino, senza garantire il rispetto del principio di non respingimento previsto dal diritto internazionale consuetudinario. Prima del rimpatrio, questi uomini erano detenuti da oltre dieci anni nel Centro di detenzione per immigrati di Suan Phlu a Bangkok, in isolamento e in condizioni precarie, senza contatti con familiari, avvocati o organizzazioni umanitarie.
La mancanza di informazioni affidabili, complete e verificate sulla loro sorte è profondamente allarmante.
hanno denunciato gli esperti Onu.
Le famiglie non hanno ricevuto alcuna comunicazione, nessuna conferma del luogo di detenzione, né notizie sul fatto che i loro cari siano ancora vivi.
Nonostante gli appelli urgenti delle Nazioni Unite, il gruppo di esperti denuncia come la pratica dei rimpatri forzati continui imperterrita, in chiara violazione degli obblighi internazionali sui diritti umani e dei principi fondamentali di dignità e umanità. “Le leggi, vere o presunte, non possono essere applicate nell’ombra e in silenzio”, affermano.
Il gruppo di esperti dell’Onu che monitora il caso comprende figure di rilievo: Gabriella Citroni, presidente-relatrice; Grazyna Baranowska, vicepresidente; Aua Baldé, Ana Lorena Delgadillo Perez e Mohamed al Obaidi del Gruppo di lavoro sulle sparizioni forzate o involontarie; Ganna Yudkivska e Matthew Gillett per il follow-up; Morris Tidball-Binz, relatore speciale sulle esecuzioni extragiudiziali; Nicolas Levrat, relatore speciale sulle questioni delle minoranze; e Nazila Ghanea, relatrice speciale sulla libertà di religione o di credo.
Il caso dei 40 uiguri rimpatriati resta un simbolo della repressione sistematica nello Xinjiang, dove il silenzio ufficiale e le sparizioni forzate continuano a nascondere la realtà dietro muri di cemento e segretezza, mentre la comunità internazionale osserva, impotente, in attesa di risposte.
