Mese: Aprile 2026
L’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, meglio conosciuta come OPEC, è uno dei protagonisti storici dell’economia e della politica internazionale. Nata nel 1960 a Baghdad, riunisce alcuni tra i principali Paesi produttori di petrolio con l’obiettivo di coordinare le politiche energetiche e stabilizzare il mercato del greggio. In pratica, l’Opec agisce come un cartello che influenza l’offerta globale di petrolio per incidere sui prezzi e garantire un equilibrio tra interessi dei produttori e domanda mondiale.
L’Opec non è mai stata soltanto un’organizzazione economica. Fin dalla sua nascita nel 1960 a Baghdad, il cartello dei Paesi esportatori di petrolio ha rappresentato uno strumento di influenza politica capace di incidere sugli equilibri internazionali. Riunendo alcune delle principali nazioni produttrici, tra cui Arabia Saudita, Iran, Iraq e Venezuela, l’organizzazione ha costruito nel tempo una leva strategica: il controllo, almeno parziale, dell’offerta globale di greggio.
Dal 1° maggio 2026 gli Emirati Arabi Uniti lasceranno l’Opec, segnando una rottura storica con il cartello petrolifero. Dietro la scelta, una strategia di lungo periodo orientata ad aumentare la produzione e guadagnare maggiore autonomia, con effetti destinati a pesare sugli equilibri energetici globali.
Per secoli abbiamo pensato alla geografia come a qualcosa di immutabile: montagne, mari e continenti come quinte fisse su cui si muove la storia. Ma non è così. La geografia cambia, e quando lo fa trascina con sé imperi, economie e rapporti di forza. Oggi questo cambiamento ha un nome preciso: riscaldamento globale. E mentre il dibattito pubblico resta concentrato su emissioni, transizione energetica e obiettivi climatici, una trasformazione molto più silenziosa sta prendendo forma ai margini del mondo conosciuto. Nel ghiaccio che si ritira nell’Artico non c’è solo un segnale d’allarme ambientale, ma l’embrione di un nuovo ordine commerciale. Rotte che per secoli sono state impraticabili stanno diventando accessibili, accorciando distanze, riducendo costi e riscrivendo le priorità strategiche delle grandi potenze. È lì, a nord, che si sta aprendo una partita destinata a ridefinire gli equilibri globali.
Il Guojia Anquan Bu (GAB), conosciuto anche come Ministero della Sicurezza dello Stato della Repubblica Popolare Cinese, è il principale servizio di intelligence civile della Cina. Fondato nel 1983, ha ereditato competenze e personale da precedenti organismi di sicurezza, assumendo un ruolo centrale nelle attività di spionaggio, controspionaggio e tutela della sicurezza nazionale.
La crescente attenzione della dottrina di sicurezza israeliana verso la Turchia non può essere interpretata come un semplice raffreddamento delle relazioni bilaterali. Il fenomeno si inserisce piuttosto in una più ampia evoluzione degli equilibri regionali, in cui mutano percezioni, priorità strategiche e architetture di potere nel Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale.
Un sottomarino statunitense silura una petroliera iraniana, uccidendo oltre 100 marinai. Trump o Netanyahu? Mentre gli alleati si allontanano e il prezzo del petrolio raggiunge i 4 dollari al gallone, la depravazione dell’America tocca un nuovo minimo.
La Commissione Europea ha stanziato 150 miliardi di euro per l’Africa nell’ambito del Global Gateway, la risposta europea alla Belt and Road Initiative cinese. Ma al 2024, i progetti portuali finanziati dall’UE nel continente sono appena sei. Nel frattempo, la Cina ha investito oltre 10 miliardi di dollari in infrastrutture marittime africane, costruito una base navale a Djibouti e acquisito partecipazioni azionarie in porti strategici lungo tutte le coste del continente. Il divario è strutturale, non conjoncturale — e rischia di diventare incolmabile.
Ad aprile 2026, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha guidato una missione diplomatica in Cina tra le più dense e significative degli ultimi anni. In agenda: la Commissione economica mista Italia-Cina, l’inaugurazione della mostra “Da Leonardo da Vinci a Caravaggio” a Pechino, il lancio della nuova rotta aerea Venezia-Pechino, un piano sull’e-commerce e una nuova strategia per l’export del Made in Italy. Ma anche geopolitica: la richiesta alla Cina di sostenere la pace in Ucraina e in Medio Oriente. Un viaggio che racconta molto di come l’Italia intende stare nel mondo — e di come la cultura sia diventata uno strumento di politica estera a tutti gli effetti.
Quando si parla di assicurazioni sulla vita, uno dei dubbi più frequenti riguarda il fatto che, se durante la durata del contratto non si verifica alcun evento assicurato, i premi pagati sembrano rappresentare un costo “a fondo perduto”.