Il Paese vota per tre giorni per rinnovare la Duma. In lista ci sono solo forze schierate con il Cremlino e la guerra in Ucraina.
Un voto di tre giorni, l’esito già scritto
Da venerdì 18 settembre i russi sono chiamati alle urne per un’elezione che si chiuderà domenica 20. Pochi osservatori si aspettano sorprese: dopo oltre un quarto di secolo al potere, con la guerra in Ucraina entrata nel quinto anno, Vladimir Putin è destinato a consolidare ulteriormente il proprio controllo.
Si assegnano i 450 seggi della Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento. Metà viene ripartita con liste di partito su base nazionale, l’altra metà in collegi uninominali. Si rinnovano anche i parlamenti regionali di 39 soggetti federali e si scelgono i governatori di 11 regioni: otto vengono eletti direttamente dai cittadini, tre dalle assemblee locali. Seggi sono stati allestiti anche ai valichi con la Polonia e con i tre Stati baltici, e si vota in alcune aree ucraine occupate da Mosca, una pratica che né Kiev né l’Occidente riconoscono come legittima.
Chi c’è sulla scheda, e chi no
Sulla scheda compaiono cinque partiti: Russia Unita, il Partito Comunista, Russia Giusta, il nazionalista LDPR e New People. Tutti sostengono Putin e la guerra.
Resta fuori Yabloko, l’unico partito ancora attivo nel Paese a opporsi apertamente al conflitto. Dopo un’iniziale ammissione, era cresciuto sui social, soprattutto tra i giovani, prima di essere escluso dalla competizione. Tra gli avversari storici del presidente, nessuno può fare campagna: Alexei Navalny è morto in una colonia penale nel 2024, e gli altri leader dell’opposizione sono in carcere, in esilio o morti.
Un sistema costruito per mobilitare l’affluenza
Per il Cremlino il risultato conta meno della partecipazione. Un diplomatico europeo, che ha chiesto l’anonimato, ha definito il voto una farsa, ma anche un rituale ritenuto necessario dal potere, che punterà a un’alta affluenza. Il politologo Nikolai Petrov (NEST Centre) lo inquadra in una tradizione sovietica: le elezioni servono a dimostrare la lealtà dei cittadini, non a scegliere.
Gli osservatori indipendenti segnalano diverse pratiche:
- il trasporto organizzato degli elettori ai seggi;
- le pressioni sui dipendenti pubblici perché votino per il partito di governo;
- la promozione del voto online, più semplice da monitorare e controllare.
Ai cittadini Putin ha chiesto di votare per mostrare ai militari che dietro di loro c’è il Paese e per rispondere a chi vuole indebolire la Russia. Quasi 200 candidati hanno combattuto in Ucraina e vengono presentati come la «vera élite». Secondo l’analisi riportata, però, l’operazione serve soprattutto a fare reclutamento per il fronte, mentre pochi di loro hanno reali possibilità di elezione.
La paura di una nuova mobilitazione
Il tema che più pesa sull’umore degli elettori è il timore di un nuovo richiamo alle armi. Putin ha negato personalmente questa intenzione, e i media indipendenti contano 17 smentite ufficiali. Il ricordo dell’autunno 2022, quando furono richiamati 300.000 riservisti e molti uomini in età di leva lasciarono il Paese, resta però vivo.
Tatiana Stanovaya, del Carnegie Russia Eurasia Centre, ritiene un nuovo richiamo improbabile, proprio per gli sforzi fatti dal Cremlino per rassicurare la popolazione. I timori sono alimentati anche dagli attacchi ucraini con droni a lungo raggio contro le infrastrutture russe, che hanno causato carenze di carburante e perdite per miliardi di euro. Per molti russi questi colpi incrinano il patto tacito con il potere: la guerra si combatte lontano e la vita quotidiana non ne risente.
Opposizione divisa: votare o disertare?
L’opposizione in esilio invita chi è contrario al Cremlino a non boicottare le urne e a votare contro il partito di Putin. Yulia Navalnaya, vedova di Navalny, ha proposto una protesta simbolica: presentarsi ai seggi a mezzogiorno di domenica.
Yabloko è di parere opposto. Il suo presidente, Nikolay Rybakov, rifiuta di legittimare un voto che considera una cerimonia dei responsabili delle morti in Russia e in Ucraina. I critici replicano che il partito ha esaurito la propria funzione, dopo essere stato tollerato per anni per dare al sistema un’apparenza di pluralismo.
Una Duma senza potere
Le elezioni per la Duma non sono sempre state così prive di tensione. Nel 2011 i brogli di massa e l’annuncio del ritorno di Putin alla presidenza provocarono le più grandi manifestazioni dalla caduta dell’Unione Sovietica. Da allora i poteri dell’assemblea sono stati ridotti al minimo: la Duma approva le leggi scritte dal Cremlino, tanto da meritarsi il soprannome di «mad printer», per la rapidità con cui ratifica norme molto restrittive. Oggi criticare la guerra è reato, punito come «discredito dell’esercito» anche con il carcere.
Che cosa aspettarsi
Il risultato sarà quasi certamente un nuovo successo per Russia Unita e per il blocco filo-Putin. I dati da guardare sono altri: l’affluenza, il peso del voto online, il numero di schede annullate o di protesta e, soprattutto, se dopo il voto arriveranno nuove misure sul fronte militare. Gli elettori più anziani restano la base più fedele del presidente, anche se molti si lamentano del tenore di vita.
Fonte: elaborazione dal servizio di Euronews del 18 settembre 2026, con dati aggiornati alla prima giornata di voto.
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