Un’inedita centralità multilaterale
Da quando è salita al governo nell’ottobre 2022, Meloni ha condotto una diplomazia intensa e variegata: oltre 100 missioni internazionali in meno di due anni e mezzo, toccando capitali come Washington, Bruxelles, Tokyo, Abu Dhabi e Nuova Delhi.Questo pro-attivismo ha segnato il ritorno dell’Italia tra gli attori strategici dell’area euro-atlantica.
Politica atlantista e sostegno all’Ucraina
Meloni ha mantenuto una linea atlantista coerente, condannando l’invasione russa dell’Ucraina e sostenendo fermezza e solidarietà verso Kiev. In vari contesti ha ribadito che il pilastro della politica estera italiana si fonda su Europa, NATO e ONU. Ha anche svolto un ruolo attivo per sbloccare la posizione ungherese sugli aiuti europei all’Ucraina.
Ponte tra Europa e Stati Uniti
Meloni si presenta come un facilitatore tra Washington e Bruxelles. Ha costruito rapporti sia con l’amministrazione Biden sia guardando alla futura leadership repubblicana, inclusa l’intesa con Donald Trump e con figure influenti come Elon Musk. Recentemente ha ospitato a Roma un incontro trilaterale tra Stati Uniti, Unione Europea e Italia, posizionandosi come bridge-builder cruciale in un momento di tensioni transatlantiche.
Strategia mediterranea e nuova cooperazione con l’Africa
Un elemento simbolico della politica estera di Meloni è il Piano Mattei per l’Africa, presentato al Vertice Italia-Africa del gennaio 2024 a Roma, con investimenti iniziali di 5,5 miliardi di euro in settori strategici come energia, infrastrutture, sanità e istruzione. Nel giugno 2025, il piano è stato valorizzato tramite un vertice con l’Unione Europea, contribuendo a progetti per 1,2 miliardi di euro e operando in sinergia con l’iniziativa Global Gateway. Questo approccio sostiene un partenariato paritario, contro logiche assistenzialiste, e affronta motivazioni profonde delle migrazioni irregolari. Parallelamente, l’Italia ha rafforzato i legami energetici con l’Algeria — definita un partner stabile e strategico — e ha concluso un accordo di gas da 8 miliardi di dollari con la Libia.
Leadership europea e rilancio del multilateralismo
Nel 2024, l’Italia ha ospitato il vertice del G7 a Fasano, dove Meloni ha svolto un ruolo da leader della presidenza italiana. A inizio 2025 ha incontrato la vicepresidente della Commissione europea e Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas: nel dialogo si sono affrontate questioni chiave come Ucraina, Siria, cooperazione con il Vicinato Sud e con l’Africa, con proposte per un tavolo permanente istituzionale europeo sulla sicurezza e difesa. Inoltre, ha sostenuto l’allargamento dell’UE verso i Balcani occidentali, in particolare con l’apertura dei negoziati con Bosnia-Erzegovina e l’Albania.
Reputazione internazionale: tra pragmatismo e controversie
Secondo il quotidiano americano Time, Meloni è oggi una delle figure più influenti in Europa: una leader che coniuga nazionalismo e pragmatismo pro-occidentale, guadagnandosi riconoscimenti da diversi schieramenti politici. Tuttavia, sul fronte interno, continua a suscitare critiche per le politiche su media, magistratura, diritti civili e immigrazione. Inoltre, la sua politica africana è stata vista da alcuni come opportunistica o poco sensibile alle eredità coloniali dell’Italia.
Giorgia Meloni si è trasformata in una figura centrale nel mosaico diplomatico europeo e globale. La sua strategia si fonda su un attivismo multilaterale, una rigorosa adesione ai principi atlantisti, una diplomazia pragmatica con gli Stati Uniti, una forte presenza nel Mediterraneo e in Africa, e un ruolo di primo piano nelle dinamiche interne dell’UE. Sebbene l’immagine di leader autorevole sia consolidata, il confronto sui suoi metodi e valori rimane vivace.