La televisione di Stato iraniana ha confermato la morte della Guida suprema della Repubblica Islamica, Ali Khamenei, rimasto ucciso durante i raid condotti ieri da Israele con il sostegno degli Stati Uniti.
La notizia era circolata già nelle ore precedenti, anticipata dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Secondo quanto riportato dall’emittente israeliana Channel 12, al capo del governo sarebbe stata mostrata un’immagine del corpo di Khamenei, recuperato all’interno del complesso residenziale in cui viveva. Anche l’agenzia Reuters aveva diffuso indiscrezioni sull’accaduto, pur mantenendo cautela in assenza di una conferma ufficiale da parte di Teheran, che è poi arrivata solo successivamente.
In mattinata, le autorità iraniane avevano dichiarato che la Guida suprema era stata trasferita “in un luogo sicuro”, mentre diversi organi di stampa locali riferivano che la sua residenza nel quartiere Pasteur fosse stata colpita da almeno sette missili. Con il passare delle ore, però, i segnali di una svolta drammatica si sono moltiplicati.
A dare ulteriore peso alle voci è stato, in serata (ora italiana), l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, che – secondo il sito Axios – avrebbe informato funzionari americani dell’avvenuta uccisione di Khamenei. Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato di ritenere “credibile” la notizia della morte del leader iraniano.
Un ulteriore elemento che aveva alimentato i sospetti era stato l’annullamento del previsto discorso alla nazione da parte della Guida suprema, circostanza riportata dagli stessi media iraniani.
Ali Hosseini Khamenei guidava l’Iran dal 1989, anno in cui succedette a Ruhollah Khomeini alla massima carica religiosa e politica del Paese. In precedenza era stato presidente della Repubblica Islamica dal 1981 al 1989. Figura centrale del sistema teocratico iraniano, era considerato la più alta autorità dello sciismo duodecimano.
All’interno del Paese godeva del sostegno dell’establishment religioso e politico, mentre all’estero e tra gli oppositori era fortemente criticato per la gestione repressiva del potere e per l’enorme impero economico – stimato in circa 95 miliardi di dollari – costruito attorno alle fondazioni controllate dall’ufficio della Guida suprema.
La notizia della sua morte ha provocato reazioni opposte. In diverse comunità della diaspora iraniana e tra gli oppositori al regime si sono registrati festeggiamenti, anche all’interno dell’Iran. Parallelamente, nel mondo sciita sono esplose manifestazioni di protesta.
Particolarmente gravi gli scontri in Pakistan: a Karachi gruppi di manifestanti hanno tentato di assaltare il consolato statunitense. Il bilancio provvisorio parla di nove morti negli scontri con le forze di sicurezza.
