martedì, Settembre 22

Diplomazia

L’Accordo di Chasav-Jurt fu il trattato che pose fine alla Prima guerra cecena, firmato il 31 agosto 1996 nell’omonima località del Daghestan, al confine con la Cecenia. Arrivò dopo quasi due anni di combattimenti che avevano dissanguato entrambe le parti e in un momento di svolta drammatica: il 6 agosto 1996 i ribelli ceceni, guidati da Aslan Maschadov e Šamil’ Basaev, avevano lanciato un’offensiva a sorpresa riconquistando gran parte di Groznyj, nonostante la città fosse presidiata da circa dodicimila soldati russi. Le colonne corazzate inviate in soccorso delle guarnigioni assediate furono respinte con perdite pesanti.

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L’articolo esplora le relazioni tra la Repubblica Popolare Cinese e Taiwan, con un’attenzione particolare alla One China Policy. Inizia con una panoramica storica e diplomatica, illustrando come le relazioni si siano evolute nel tempo. Successivamente, l’autore analizza le crisi più recenti, concentrandosi su eventi chiave che hanno influenzato le dinamiche tra le due entità. Infine, viene esaminata la posizione degli Stati Uniti nel contesto politico e diplomatico contemporaneo, includendo come le scelte statunitensi impattino e siano influenzate dalle tensioni tra Cina e Taiwan. L’articolo offre una visione complessiva delle sfide e delle strategie diplomatiche coinvolte.

La crisi diplomatica tra Roma e Madrid, esplosa dopo gli sbarchi di migranti a Ceuta a fine luglio, arriva a un punto di svolta proprio nelle prossime ore. Il governo spagnolo ha posto un ultimatum formale all’Italia: ripristinare la piena libera circolazione Schengen entro domenica 9 agosto, pena l’adozione di “misure proporzionate per proteggere gli interessi e la dignità dei suoi cittadini”, come riportato dalla nota diffusa dalla Moncloa e ripresa da L’Espresso. Palazzo Chigi ha risposto respingendo l’ultimatum: lo stop resta in vigore fino al 15 agosto.

Henry Kissinger, uno dei protagonisti indiscussi della politica estera americana del XX secolo, offre nel suo libro Diplomacy una panoramica straordinaria sul funzionamento reale della diplomazia internazionale. L’opera combina storia, teoria politica ed esperienza personale, rendendo chiaro come il potere globale sia il risultato di negoziazioni complesse, calcoli strategici e spesso compromessi morali difficili da accettare.

Ad aprile 2026, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha guidato una missione diplomatica in Cina tra le più dense e significative degli ultimi anni. In agenda: la Commissione economica mista Italia-Cina, l’inaugurazione della mostra “Da Leonardo da Vinci a Caravaggio” a Pechino, il lancio della nuova rotta aerea Venezia-Pechino, un piano sull’e-commerce e una nuova strategia per l’export del Made in Italy. Ma anche geopolitica: la richiesta alla Cina di sostenere la pace in Ucraina e in Medio Oriente. Un viaggio che racconta molto di come l’Italia intende stare nel mondo — e di come la cultura sia diventata uno strumento di politica estera a tutti gli effetti.

In un sistema internazionale sempre più caratterizzato dalla competizione tra grandi potenze, gli Stati cuscinetto diplomatici stanno acquisendo una rilevanza crescente. Questi Paesi, situati tra aree di influenza rivali o inseriti in contesti geopolitici particolarmente delicati, svolgono una funzione essenziale di equilibrio, dialogo e mediazione. Se in passato il loro ruolo era prevalentemente legato alla separazione militare tra imperi e blocchi contrapposti, oggi essi rappresentano veri e propri attori diplomatici capaci di favorire la stabilità regionale e di mantenere aperti canali di comunicazione tra potenze in competizione. Comprendere il significato e l’evoluzione degli Stati cuscinetto diplomatici consente di interpretare meglio le dinamiche della geopolitica contemporanea e le sfide del nuovo ordine multipolare.