Lo sport non è mai soltanto sport. Dietro una medaglia, una convocazione olimpica o una grande manifestazione internazionale possono nascondersi interessi politici, strategie diplomatiche e persino la necessità di ricostruire l’immagine di un Paese.
È quello che accadde all’Italia negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale. Con la Liberazione del 1945, il Paese doveva ricostruire non soltanto le proprie istituzioni, ma anche la propria credibilità internazionale. E in questo delicato processo ebbe un ruolo importante anche lo sport.
A raccontare questa pagina meno conosciuta della storia italiana è Nicola Sbetti, autore di Giochi diplomatici. Sport e politica estera nell’Italia del secondo dopoguerra, un volume pubblicato da Viella nel 2020 nella collana Ludica minima.
Dopo il fascismo, lo sport italiano deve ricominciare
Durante il Ventennio fascista lo sport era stato utilizzato come uno degli strumenti della propaganda del regime. Le vittorie degli atleti italiani, le grandi manifestazioni e la partecipazione ai Giochi olimpici contribuivano alla costruzione dell’immagine di una nazione forte, disciplinata e moderna.
Con la fine della guerra, questa eredità diventò inevitabilmente un problema.
L’Italia era uscita sconfitta dal conflitto e le sue istituzioni sportive dovevano affrontare una difficile fase di ricostruzione. Gli atleti azzurri non furono immediatamente coinvolti nella ripresa delle attività internazionali e alcune federazioni arrivarono a escludere o sospendere l’Italia.
La questione, quindi, non era semplicemente tornare a gareggiare. Era necessario riconquistare un posto nel sistema sportivo internazionale. Ed è proprio qui che sport e diplomazia iniziarono a intrecciarsi.
Perché l’Italia tornò alle Olimpiadi già nel 1948?
Una delle domande centrali della vicenda riguarda la partecipazione italiana alle Olimpiadi di Londra del 1948. A differenza di Germania e Giappone, l’Italia poté partecipare ai Giochi appena tre anni dopo la fine della guerra. Una scelta che aveva un evidente significato sportivo, ma anche politico.
La presenza degli atleti italiani sulla scena olimpica contribuiva infatti a mostrare al mondo una realtà profondamente cambiata rispetto agli anni del fascismo.
L’Italia stava diventando una Repubblica democratica e cercava di reinserirsi nel sistema internazionale. La partecipazione alle Olimpiadi rappresentava quindi anche una forma di riconoscimento.
Gli atleti diventavano, in qualche modo, ambasciatori di una nuova Italia.
Lo sport come strumento di politica estera
È questo uno degli aspetti più interessanti affrontati da Sbetti.
Lo sport occupa una posizione particolare nelle relazioni internazionali. Non è una componente centrale della politica estera, ma possiede una caratteristica che lo rende estremamente utile: la visibilità. Una partita, una gara olimpica o un grande evento internazionale possono raggiungere milioni di persone e contribuire a costruire l’immagine di uno Stato.
Per i governi italiani del dopoguerra questo elemento poteva essere particolarmente importante.
L’Italia aveva bisogno di presentarsi all’estero come una nazione nuova, affidabile e pienamente reinserita nella comunità internazionale. Le competizioni sportive potevano contribuire a trasmettere proprio questo messaggio.
Ma il rapporto non era a senso unico.
Anche le istituzioni sportive, le federazioni e gli stessi atleti dovevano confrontarsi con le scelte politiche del nuovo Stato e con il crescente clima di contrapposizione internazionale.
Arriva la Guerra fredda
Alla fine degli anni Quaranta lo scenario internazionale cambiò rapidamente. La nascita della Guerra fredda trasformò l’Europa in uno spazio diviso tra due blocchi contrapposti. Anche lo sport internazionale finì inevitabilmente per risentire di questa situazione.
Le Olimpiadi e le altre grandi competizioni diventarono importanti vetrine nelle quali i diversi Paesi potevano mostrare non soltanto i propri campioni, ma anche la propria capacità organizzativa e la propria idea di società.
L’Italia si collocò progressivamente nel campo occidentale e lo sport contribuì, anche indirettamente, a consolidare questa nuova collocazione.
Il campo di gioco diventava così anche un luogo nel quale si confrontavano identità nazionali, modelli politici e interessi internazionali.
Trieste, Jugoslavia e le tensioni internazionali
La storia dello sport italiano del dopoguerra è inoltre attraversata da vicende che mostrano quanto le tensioni politiche potessero riflettersi direttamente sulle competizioni.
La questione di Trieste, i rapporti con la Jugoslavia di Tito, le relazioni con gli altri Paesi europei e le contrapposizioni della Guerra fredda crearono situazioni nelle quali le decisioni sportive potevano assumere un significato diplomatico.
Anche eventi apparentemente lontani dalla grande politica potevano quindi diventare occasioni di confronto internazionale.
È uno degli elementi che rendono particolarmente interessante la ricerca di Sbetti: seguendo le vicende dello sport azzurro è possibile osservare da una prospettiva originale la trasformazione dell’Italia negli anni della ricostruzione.
Dal dopoguerra a Cortina 1956
Il processo di reinserimento internazionale dello sport italiano portò progressivamente a risultati sempre più importanti. Uno dei momenti simbolicamente più significativi fu l’assegnazione a Cortina d’Ampezzo dei Giochi olimpici invernali del 1956. Organizzare un’Olimpiade significava molto più che ospitare una competizione sportiva.
Significava dimostrare che il Paese possedeva stabilità, capacità organizzativa e credibilità internazionale. L’Italia che si preparava ad accogliere il mondo olimpico era ormai molto diversa da quella uscita dalla guerra.
Roma 1960: il ritorno dell’Italia sulla scena internazionale
Quattro anni dopo Cortina, sarebbe arrivato un altro appuntamento destinato a segnare la storia del Paese: i Giochi olimpici di Roma del 1960. Roma rappresentò il coronamento di un percorso iniziato nel difficile dopoguerra.
L’Italia non era più semplicemente il Paese sconfitto che cercava di rientrare nelle competizioni internazionali. Era diventata una Repubblica inserita stabilmente nel sistema occidentale, protagonista della ricostruzione europea e avviata verso il boom economico. Le Olimpiadi di Roma permisero di proiettare nel mondo l’immagine di un’Italia moderna, dinamica e capace di organizzare un evento internazionale di enorme portata.
Lo sport, ancora una volta, diventava uno strumento attraverso il quale raccontare il Paese.
Il libro: Giochi diplomatici di Nicola Sbetti
Per chi vuole approfondire il rapporto tra sport, diplomazia e politica estera nell’Italia del secondo dopoguerra, Giochi diplomatici. Sport e politica estera nell’Italia del secondo dopoguerra di Nicola Sbetti rappresenta una lettura particolarmente interessante. Il volume ricostruisce il periodo compreso tra il 1943 e il 1953 e segue il percorso dello sport italiano dalla difficile fase della «quarantena» del dopoguerra fino al progressivo reinserimento internazionale.
Il libro affronta alcune domande fondamentali: perché l’Italia poté partecipare alle Olimpiadi del 1948? Quanto pesarono l’eredità fascista e la Guerra fredda sulla rinascita dello sport italiano? Come utilizzarono i primi governi repubblicani lo sport nella politica estera? E quale fu il ruolo delle federazioni e degli stessi atleti?
La prospettiva proposta dall’autore permette così di leggere la storia della Repubblica attraverso un osservatorio originale: lo sport.
Scheda del libro
Nicola Sbetti
Giochi diplomatici. Sport e politica estera nell’Italia del secondo dopoguerra
Editore: Viella
Collana: Ludica minima
Anno: 2020
Pagine: 464
Formato: brossura
EAN: 9788833132877
Dove acquistarlo
Se vuoi approfondire questo affascinante capitolo della storia italiana, puoi trovare il volume di Nicola Sbetti su Libraccio.
Quando una medaglia racconta un Paese
La vicenda dello sport italiano tra il 1945 e gli anni Sessanta dimostra quanto sia riduttivo considerare le competizioni sportive come fenomeni isolati dalla storia.
Gli atleti, le federazioni, le Olimpiadi e i grandi eventi internazionali furono parte di un processo molto più ampio: quello della ricostruzione dell’identità italiana e del ritorno del Paese sulla scena internazionale.
Dietro una divisa azzurra non c’era più soltanto la rappresentanza sportiva.
C’era un Paese che cercava di lasciarsi alle spalle il fascismo, di superare le conseguenze della guerra e di conquistare nuovamente il proprio spazio nel mondo.
Ed è proprio questo il valore di Giochi diplomatici: mostrare come, nel secondo dopoguerra, lo sport italiano non si limitò a raccontare la rinascita del Paese, ma contribuì a costruirne la nuova immagine internazionale.