Il contesto
L’Accordo di Chasav-Jurt fu il trattato che pose fine alla Prima guerra cecena, firmato il 31 agosto 1996 nell’omonima località del Daghestan, al confine con la Cecenia. Arrivò dopo quasi due anni di combattimenti che avevano dissanguato entrambe le parti e in un momento di svolta drammatica: il 6 agosto 1996 i ribelli ceceni, guidati da Aslan Maschadov e Šamil’ Basaev, avevano lanciato un’offensiva a sorpresa riconquistando gran parte di Groznyj, nonostante la città fosse presidiata da circa dodicimila soldati russi. Le colonne corazzate inviate in soccorso delle guarnigioni assediate furono respinte con perdite pesanti.
Di fronte al rischio di un nuovo massacro su larga scala — il comandante russo Konstantin Pulikovskij aveva minacciato un attacco con bombardieri strategici e missili balistici contro una città che ospitava ancora decine di migliaia di civili — intervenne il generale Aleksandr Lebed’, all’epoca consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Boris El’cin. Lebed’ avviò negoziati diretti con Maschadov che, dopo otto giorni di trattative, portarono alla firma dell’accordo.
I contenuti dell’intesa
L’accordo prevedeva una serie di misure concrete e immediate:
- il ritiro delle forze armate russe dalla Cecenia, con una scadenza fissata al 31 dicembre 1996;
- il ritiro reciproco delle forze militari da Groznyj;
- la creazione di un quartier generale congiunto russo-ceceno con il compito di prevenire nuovi scontri armati durante la fase di transizione;
- disposizioni tecniche riguardanti la demilitarizzazione generale del territorio;
- lo scambio dei prigionieri detenuti da entrambe le parti.
L’aspetto politicamente più delicato dell’accordo riguardava però lo status futuro della Cecenia. Anziché affrontare direttamente la questione dell’indipendenza — su cui le due parti restavano su posizioni inconciliabili — i negoziatori scelsero una formula deliberatamente ambigua: si stabilì che qualsiasi accordo definitivo sulle relazioni tra la Federazione Russa e la Repubblica cecena di Ichkeria non sarebbe stato firmato prima del 2001. Di fatto, la questione dello status finale veniva rinviata di cinque anni, congelando il conflitto senza risolverlo.
Il significato e i limiti dell’accordo
Chasav-Jurt sancì una vittoria di fatto dei separatisti ceceni: dopo quasi due anni di guerra, con perdite ingenti da entrambe le parti e un’opinione pubblica russa sempre più ostile al conflitto, Mosca accettava il ritiro delle proprie truppe e riconosceva implicitamente un’ampia autonomia cecena, pur senza mai riconoscerne formalmente l’indipendenza.
L’accordo aprì la strada a due ulteriori intese: a metà novembre 1996 El’cin e Maschadov firmarono un accordo sulle relazioni economiche e sui risarcimenti per le popolazioni colpite dalla guerra, e nel maggio 1997 i due leader sottoscrissero a Mosca un vero e proprio Trattato sulla pace e sui principi di relazioni tra la Federazione Russa e la Repubblica cecena di Ichkeria, che secondo le intenzioni di Maschadov avrebbe dovuto eliminare ogni base per futuri conflitti tra Mosca e Groznyj.
Nella pratica, però, l’ambiguità di fondo dell’accordo di Chasav-Jurt si rivelò fatale. La Cecenia rimase in una condizione di indipendenza de facto ma priva di riconoscimento internazionale, con un’economia devastata e istituzioni statali troppo deboli per contenere il potere crescente dei signori della guerra locali e delle correnti islamiste radicali. Questo vuoto di autorità, unito al mancato raggiungimento di una soluzione politica definitiva sullo status della regione, creò le condizioni che meno di tre anni dopo, con l’invasione del Daghestan del 1999 guidata da Basaev e dal comandante Ibn al-Khattab, avrebbero portato allo scoppio della Seconda guerra cecena.