L’invasione sovietica dell’Afghanistan del dicembre 1979 fu uno degli episodi più significativi della Guerra Fredda e diede inizio a un conflitto lungo quasi dieci anni.
Contesto storico
Negli anni Settanta l’Afghanistan era politicamente instabile. Nel 1973 Mohammed Daoud Khan rovesciò la monarchia e instaurò una repubblica. Nel 1978 un colpo di stato portò al potere il Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan (PDPA), di ispirazione comunista e vicino a Mosca. Il nuovo governo avviò riforme radicali (riforma agraria, laicizzazione, emancipazione femminile), che provocarono forte opposizione da parte delle comunità rurali, dei leader religiosi e dei tradizionalisti.
L’intervento sovietico
Davanti al rischio di crollo del regime filosovietico, il 24 dicembre 1979 l’URSS inviò circa 80.000 soldati in Afghanistan. Mosca giustificò l’intervento come “aiuto fraterno” al governo afghano, ma di fatto fu una vera e propria invasione. Uno degli obiettivi immediati fu eliminare il leader in carica, Hafizullah Amin (considerato inaffidabile), sostituendolo con Babrak Karmal, più fedele a Mosca.
La guerra
I sovietici si trovarono ad affrontare una resistenza diffusa: i mujahidin, gruppi di guerriglieri islamici sostenuti finanziariamente e militarmente da Stati Uniti, Pakistan, Arabia Saudita e Cina.
Fu un conflitto durissimo, con imboscate, guerriglia nelle montagne e l’uso da parte dei mujahidin di missili Stinger forniti dagli Stati Uniti, che neutralizzavano l’aviazione sovietica. L’URSS si trovò invischiata in una guerra logorante e molto costosa, spesso paragonata al “Vietnam sovietico”.
La guerra durò quasi dieci anni (1979-1989). Più di 1 milione di afghani morirono, milioni furono i rifugiati in Pakistan e Iran. I sovietici persero circa 15.000 soldati. Nel 1986 Mikhail Gorbaciov parlò apertamente di “ferita sanguinante” e avviò il ritiro, completato nel febbraio 1989. L’invasione ebbe enormi ripercussioni: logorò l’URSS economicamente e politicamente, contribuendo al suo declino, e destabilizzò l’Afghanistan, aprendo la strada alla guerra civile e alla successiva ascesa dei Talebani negli anni Novanta.