L’Italia sta emergendo come teatro negoziale di alto profilo, che riunisce i vertici statunitensi, qatarioti e israeliani alla ricerca di una soluzione diplomatica alla guerra di Gaza. I colloqui si sono svolti nella giornata di ieri in Sardegna ma hanno portato all’ennesimo fallimento, perché sia gli Stati Uniti che Israele hanno deciso di ritirare le loro delegazioni.
Contesto generale
L’obiettivo dichiarato dei negoziati era quello di concludere un accordo di cessate il fuoco a Gaza, facilitare la liberazione degli ostaggi israeliani trattenuti ancora da Hamas e superare gli ultimi ostacoli rimasti nelle trattative indirette in corso a Doha. Il Qatar continua ad agire come mediatore chiave in Medio Oriente: il premier qatariota ha di recente convinto l’Iran ad appoggiare una proposta di cessate il fuoco statunitense, facilitando una tregua con Israele dopo l’escalation militare nella regione dovuta allo scoppio della Guerra dei dodici giorni.
Gli Stati Uniti, rappresentati dal loro inviato speciale Steve Witkoff, hanno interrotto la partecipazione ai negoziati di Doha a causa di quella che hanno definito una “mancanza di buona fede” da parte di Hamas, accusata dagli Usa di ostacolare un accordo ragionevole. Hamas ha continuato a chiedere il rilascio di centinaia, se non di migliaia, di prigionieri palestinesi in cambio della liberazione di alcuni ostaggi vivi israeliani. Israele, invece, insiste sul disarmo di Hamas e sulla presenza controllata delle proprie forze a Gaza, creando un’impasse sulle parti centrali del negoziato. Le tensioni interne alla politica israeliana, in particolare l’opposizione dei partiti di destra a un cessate il fuoco senza la completa distruzione di Hamas, complicano ogni possibilità di accordo.
Cause del fallimento
Le principali divisioni hanno riguardato la durata del cessate il fuoco, la quantità di ostaggi vivi/deceduti da rilasciare, la presenza militare israeliana a Gaza e il futuro politico di Hamas. Su questi ultimi due punti si è consumato lo strappo decisivo, poiché da un lato Israele ha insistito sulle postazioni residue, mentre Hamas chiedeva il completo ritiro dell’IDF da Gaza.
Prospettive future
- Diplomazia in pausa: i colloqui rimangono in attesa, con possibilità di ripresa solo se Hamas modifica la propria posizione e accetta condizioni percepite come realistiche da Usa e Israele.
- Opzioni alternative degli Stati Uniti: Witkoff ha annunciato la ricerca di “opzioni alternative” per ottenere il rilascio degli ostaggi e stabilizzare la regione, ipotizzando nuove strategie oltre le trattative tradizionali.
- Pressione internazionale crescente: l’Europa (in particolare Francia e Regno Unito) spinge verso riconoscimenti simbolici e azioni diplomatiche sull’orizzonte del conflitto e della crisi umanitaria.
L’Italia ha svolto un ruolo da mediatrice indiretta, sostenendo formalmente l’approccio trilaterale (USA-Qatar-Egitto) e promuovendo risoluzioni multilaterali all’interno del G7 e dell’UE. Il governo ha ribadito con forza la condanna dei bombardamenti e rivendicato il rispetto del diritto internazionale proponendosi anche come potenziale partecipante ad azioni pacifiche internazionali guidate da Paesi arabi.
