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Da venerdì 18 settembre i russi sono chiamati alle urne per un’elezione che si chiuderà domenica 20. Pochi osservatori si aspettano sorprese: dopo oltre un quarto di secolo al potere, con la guerra in Ucraina entrata nel quinto anno, Vladimir Putin è destinato a consolidare ulteriormente il proprio controllo.
Le elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, svoltesi domenica 6 settembre 2026, hanno consegnato un risultato che ridisegna gli equilibri politici della Germania dell’Est. Alternativa per la Germania (AfD) ha conquistato il 43,8% dei consensi, sfiorando la maggioranza assoluta nel parlamento regionale con 39 seggi. Il candidato del partito, Ulrich Siegmund, si trova ora davanti a un bivio: pur avendo ottenuto un consenso senza precedenti, non dispone dei numeri sufficienti per formare un governo monocolore e dovrà avviare trattative complesse con le altre forze politiche.
Il rapporto tra uso della forza militare, legittimità e ordine internazionale rappresenta uno dei temi centrali della riflessione politica di Stanley Hoffmann, politologo americano di origine francese tra i più importanti studiosi delle relazioni internazionali del Novecento. La sua analisi, sviluppata soprattutto nel contesto della Guerra Fredda e dei profondi mutamenti sociali degli anni Sessanta e Settanta, permette di comprendere una trasformazione fondamentale della politica contemporanea: il progressivo indebolimento dell’accettabilità sociale dell’impiego della forza.
È la mattina del 1° settembre 2004 a Mosca, il Giorno della Conoscenza. In tutta la Federazione Russa si torna a scuola. Nei corridoi degli atenei, cominciano a circolare i primi sms dall’Ossezia. All’inizio passano tra gli studenti che vengono da lì, poi raggiungono tutti. Passa un’ora e diventano domande dirette su parenti e amici. L’Ossezia del Nord conta meno di settecentomila abitanti, quella del Sud dieci volte meno. Bastano poche ore perché si inizino a fare nomi. A Beslan, dicono i primi messaggi frammentari, una scuola è stata presa in ostaggio. Si parla di separatisti ceceni. I numeri restano confusi. L’assedio finisce il 3 settembre. I morti sono 334, 186 dei quali bambini. Per quegli studenti che in quelle ore studiavano lontano da casa, a Mosca, a San Pietroburgo o negli altri centri universitari del Paese, il nome Beslan è associato a una persona. Il lutto privato segue il suo corso e oggi è ancora vivo, per i parenti e gli amici delle vittime, nelle risposte mai arrivate, nelle attività dell’associazione delle Madri di Beslan.
Il fiume Litani è il corso d’acqua più lungo e importante del Libano, un fiume che scorre interamente all’interno dei confini nazionali libanesi ma che, per la sua posizione geografica, è diventato negli ultimi decenni un vero e proprio simbolo geopolitico. Conosciuto nell’antichità con il nome greco di Leontes, il Litani non è soltanto una risorsa idrica vitale per l’agricoltura, l’energia e l’approvvigionamento d’acqua del Libano, ma rappresenta anche una linea di riferimento strategica nei rapporti, spesso conflittuali, tra Libano e Israele.
Mentre la crisi energetica innescata dal blocco dello Stretto di Hormuz continua a pesare sui mercati mondiali, la giornata di venerdì ha portato una svolta diplomatica destinata a ridisegnare gli equilibri della regione: Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno firmato a Gedda un accordo di mutua difesa, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato turca TRT e ripreso dall’agenzia France Presse, confermato anche da fonti vicine all’esercito e al governo saudita.
L’offensiva militare contro l’Iran continua ad alimentare una spirale di tensione che, almeno per ora, non sembra aver modificato l’atteggiamento di Teheran. Al contrario, gli sviluppi dell’ultima settimana indicano che il conflitto si sta progressivamente estendendo all’intero Medio Oriente, coinvolgendo un numero crescente di attori regionali e aumentando i rischi per la sicurezza energetica e marittima.
L’espressione interesse nazionale è tra le più utilizzate e, al tempo stesso, tra le più fraintese del lessico politico contemporaneo. In Italia, più che altrove, il termine è stato spesso caricato di significati ideologici, fino a diventare oggetto di una contrapposizione che ne ha oscurato il valore analitico. Eppure, ogni Stato, indipendentemente dalla forma di governo o dall’orientamento politico delle sue classi dirigenti, agisce sulla base di un insieme di interessi permanenti che ne guidano le scelte interne ed esterne.
Andy Burnham è il nuovo primo ministro del Regno Unito. Dopo aver conquistato la leadership del Partito Laburista, Burnham ha ricevuto l’incarico di formare il governo dopo le dimissioni di Keir Starmer, diventando il settimo leader britannico in dieci anni, un periodo segnato da forti turbolenze politiche ed economiche.
Il vertice NATO che si è tenuto ad Ankara il 7 e l’8 luglio 2026 passerà probabilmente alla storia non per un singolo comunicato o una singola decisione, ma per aver reso visibile un processo che da anni cova sotto la superficie della diplomazia atlantica: l’Europa non può più permettersi di delegare la propria sicurezza e continuare, allo stesso tempo, a pensarsi come mero spazio di regole e diritti.