Nicolás Maduro, 63 anni, è stato presidente del Venezuela dal 2013 fino al sorprendente intervento statunitense di gennaio 2026, che ha portato alla sua cattura dopo mesi di pressioni internazionali. La sua ascesa politica e il suo lungo governo rappresentano uno dei periodi più controversi della storia recente del paese sudamericano.
Maduro iniziò la sua carriera come autista di autobus e leader sindacale, prima di entrare nella politica nazionale come stretto collaboratore di Hugo Chávez. Vicepresidente durante gli ultimi anni della presidenza di Chávez, Maduro fu scelto dal “Comandante” come suo successore prima della morte del leader per cancro nel 2013. Su questa eredità ha costruito la sua identità politica, promuovendo il “chavismo”: una combinazione di populismo di sinistra, anticapitalismo e anti-americanismo, con richiami alla lotta di liberazione dell’America Latina.
Il primo mandato di Maduro fu segnato da una profonda crisi economica, accentuata dalle sanzioni statunitensi contro l’industria petrolifera venezuelana. Il paese, dipendente dal petrolio, vide un peggioramento della povertà, carenze alimentari e sanitarie, e una massiccia emigrazione: circa 8 milioni di venezuelani lasciarono il paese negli ultimi dieci anni. Di fronte alla crescente opposizione, Maduro si affidò sempre più all’esercito e a misure autoritarie per mantenere il potere, consolidando un regime sempre più centralizzato.
Nel gennaio 2019, a seguito di elezioni molto contestate, l’opposizione proclamò presidente ad interim Juan Guaidó, sfruttando un emendamento costituzionale. Molti governi stranieri, tra cui gli Stati Uniti, riconobbero inizialmente Guaidó come legittimo presidente. Maduro ignorò la sfida, reprimendo duramente i dissidenti. Per anni, il Venezuela visse con due presidenti rivali, ognuno dei quali definiva l’altro “usurpatore”. Nel 2023 l’opposizione riconobbe di fatto il fallimento del tentativo di Guaidó: Maduro consolidò il suo potere, stringendo alleanze con Russia, Cina e Iran, e ottenendo alcune concessioni dagli Stati Uniti, come lo sblocco di fondi esteri.
Il terzo mandato di Maduro, iniziato nel 2024, fu segnato da elezioni fortemente contestate. Il candidato dell’opposizione Edmundo González risultò vincitore secondo osservatori indipendenti, ma il regime dichiarò Maduro vincitore, impedendo anche la candidatura della leader dell’opposizione María Corina Machado e arrestando molti sostenitori dell’opposizione. Le proteste furono violentemente represse, mentre l’opposizione si disgregava tra fughe e arresti.
Nei mesi precedenti alla cattura, gli Stati Uniti aumentarono le sanzioni e rafforzarono la pressione militare, designando Maduro come capo di un presunto cartello della droga e offrendo una taglia da 50 milioni di dollari. Nonostante alcuni tentativi di mediazione e una retorica più pacifista da parte di Maduro, l’azione statunitense del gennaio 2026, con bombardamenti mirati e cattura del presidente, segnò la fine del suo governo.
Il lungo governo di Maduro rimane segnato da contraddizioni profonde: da una parte, la continuità del chavismo e la fedeltà di una parte della popolazione; dall’altra, il collasso economico, l’autoritarismo crescente e l’isolamento internazionale. La sua cattura rappresenta un punto di svolta nella storia recente del Venezuela e lascia il paese di fronte a una fase di incertezza politica e sociale senza precedenti.
