La comunicazione mondiale dal 1844: quando i cavi e le onde radio facevano la geopolitica
di Redazione · 5 novembre 2026

Peter J. Hugill, La comunicazione mondiale dal 1844. Geopolitica e tecnologia, Feltrinelli (Campi del sapere), 2005, 388 pp., trad. D. Gallo e A. Marti
Cosa hanno in comune un cavo sottomarino posato nell’Atlantico, un’antenna di Marconi e un radar della Seconda guerra mondiale? Secondo Peter Hugill, geografo della Texas A&M University, sono tutti strumenti con cui una potenza ha costruito, difeso o perso il proprio primato. Il libro, uscito in originale nel 1999 con il titolo Global Communications since 1844, è un’analisi del rapporto tra tecnologia e potere, e non soltanto una storia delle telecomunicazioni.
La tesi: chi controlla le reti controlla il mondo
Hugill muove dal telegrafo, che dà il titolo a uno dei capitoli iniziali, quello sul primo dominio globale nelle telecomunicazioni, e arriva fino all’era digitale. La sua idea di fondo è che chi controlla le reti di comunicazione controlla informazione, commercio e capacità militare. Per questo legge la storia delle comunicazioni attraverso la lente del sistema-mondo, come già nel precedente World Trade since 1431, dove aveva mostrato come l’incontro tra tecnologia e geografia abbia guidato l’evoluzione del capitalismo globale moderno.
Dall’egemonia britannica al primato americano
Il filo conduttore è il passaggio dell’egemonia dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti. I britannici guidarono il mondo con la prima rete globale di cavi sottomarini e poi con i primi sistemi wireless. Poi arrivano la concorrenza americana, la nascita di campioni nazionali come la RCA e la paura, soprattutto della Marina statunitense, di dipendere dalla tecnologia altrui.
Cosa convince
- Il respiro lungo. Hugill insegna a guardare oltre l’attualità: il wireless ha già cent’anni e le comunicazioni digitali globali circa centocinquanta. La “rivoluzione” delle reti ha radici profonde, e questa prospettiva smonta molta retorica sul presente.
- La lettura geopolitica. Cavi, stazioni, brevetti e flotte sono trattati come strumenti di potere, non come semplici invenzioni. Chi si occupa di relazioni internazionali ci trova un’ottima chiave per capire le attuali partite su infrastrutture digitali, cavi sottomarini e telecomunicazioni.
- Il racconto della guerra tecnologica. La parte sul radar, tra le più dettagliate, mostra come ricercatori, radioamatori e matematici poco convenzionali abbiano contribuito a cambiare l’esito del conflitto, con il ritmo di un technothriller documentato con rigore.
I limiti
Il libro è impegnativo. L’impianto teorico del sistema-mondo, la mole di dettagli tecnici e il taglio accademico richiedono attenzione, e il lettore non specialista può faticare in alcuni passaggi. Il peso dell’analisi cade inoltre sul mondo anglo-americano, mentre altri attori (Germania, Francia, Russia e più tardi l’Asia) restano più sullo sfondo. Infine, per ragioni di data, la trattazione si ferma prima dell’esplosione di internet commerciale e dei social: il collegamento con l’attualità spetta al lettore di oggi.
Perché leggerlo oggi: dai cavi sottomarini al 5G
Le battaglie contemporanee su 5G, cavi sottomarini, satelliti e dati hanno un’ascendenza storica precisa, e Hugill la ricostruisce con competenza. È la stessa fragilità delle infrastrutture che Giancarlo Busti racconta in Il mondo a temperatura controllata, dove un attacco da remoto basta a mettere in crisi la catena del freddo. Lo studio di Hugill è stato accolto come un lavoro ampio e ben documentato, adatto sia allo specialista sia al lettore generale; una recensione accademica è uscita anche sugli Annals of the Association of American Geographers (vol. 91, 2001, a firma di Philip Steinberg).
Per chi vuole approfondire il legame tra paura, potere e percezione delle minacce, consigliamo anche Fantasmi e streghe: la geopolitica della paura.
Giudizio finale
★★★★☆ Un classico per chi studia geopolitica, storia della tecnologia e relazioni internazionali. Non è una lettura d’ombrellone, ma per chi vuole capire come il controllo delle comunicazioni abbia plasmato l’ordine mondiale è un riferimento prezioso.
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