domenica 1 novembre 2026
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Fantasmi e streghe: la geopolitica della paura, da Salem al 5% della NATO

di Giancarlo Busti · 31 ottobre 2026

Fantasmi e streghe: la geopolitica della paura, da Salem al 5% della NATO
Foto di Bee Felten-Leidel su Unsplash

Zucche, scheletri, lanugini di plastica che simulano ragnatele abitate da ragni anch'essi di plastica. Le vetrine mi ricordano che la colonizzazione culturale iniziata con il rock'n'roll e la Pop Art ha raggiunto il suo apice o, forse, il suo punto più basso. Il fantasma è diventato un buon investimento anche da noi. Ma i fantasmi non sono stati solo folklore da nessuna parte, e questa festa affonda le radici nella tradizione europea più di quanto immaginiamo.

L'ho scoperto trovando la lettera di papa Gregorio Magno all'abate Mellito, datata 601. Mellito era un monaco romano mandato in rinforzo ad Agostino di Canterbury, e il papa gli consigliava di non distruggere i templi pagani inglesi: di purificarli, consacrarli e lasciare che la gente continuasse a festeggiare con i consueti banchetti rituali. La festa a cui si riferisce è quella che gli storici hanno collegato a Samhain, l'inizio della metà scura dell'anno, quando il confine con l'Altro Mondo si apre e ne escono esseri soprannaturali. La centralità dei morti è meno chiara di quanto dica la divulgazione; comunque, l'usanza di Halloween, per come la conosciamo, si consolida tra il VI e l'VIII secolo. All Hallows' Eve, la vigilia di Tutti i Santi.

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In America ci arriva con l'immigrazione irlandese e scozzese dell'Ottocento e, dal Novecento in poi, diventa la più formidabile macchina commerciale mai esistita. Oggi si spendono circa dieci miliardi di dollari l'anno. Non male per una festa nata per tenere a bada i morti.

Salem 1692 e la mamma di Keplero

Fino a qui, a parte l'interferenza identitaria statunitense, sembrerebbe che fantasmi e streghe c'entrino poco con la politica internazionale. Ma andiamo avanti. Nel gennaio del 1692, a Salem Village, una comunità agricola divisa e litigiosa nella colonia della Baia del Massachusetts, alcune adolescenti iniziarono a mostrare comportamenti inspiegabili, interpretati come «malefici». Da lì partì una caccia alle streghe che finì con 19 impiccati che si dichiaravano innocenti, l'ottantunenne Giles Corey schiacciato sotto le pietre per essersi rifiutato di rispondere, oltre 200 accuse e decine di incarcerati, alcuni dei quali morirono in cella. Tutto questo perché il tribunale accettò la «spectral evidence». Semplicemente, se qualcuno diceva di vedere il tuo fantasma, potevi morire. Solo chi aveva patteggiato con Satana poteva mandare spettri a tormentare la gente, quindi il fantasma era una prova di stregoneria. E negare confermava l'accusa, perché negare era esattamente quello che avrebbe fatto un agente del diavolo. Meglio confessare, più o meno liberamente, e accusare altri. In una comunità segnata da guerre di frontiera, profughi e dispute per le terre, il sistema offriva un servizio utile: far fuori avversari e nemici. Il governatore fermò tutto quando le accuse toccarono persone della sua cerchia, e il tribunale smise di accettare gli spettri come prove. Il metodo smise di funzionare solo quando smise di colpire chi era conveniente colpire.

Brutta storia, ma nulla in confronto alle decine di migliaia di esecuzioni avvenute tra Quattrocento e Seicento, in pieno Rinascimento e durante la rivoluzione scientifica in Europa. Naturalmente, nella maggior parte dei casi le vittime erano donne. Jean Bodin sostenne che la stregoneria fosse un crimine così grave da giustificare la sospensione delle regole probatorie. Emergenze che autorizzano a derogare alle garanzie: avete presente, vero?

Strano che da noi se ne parli poco. Le ragioni sono due: decine di migliaia di processi, in lingue e archivi diversi, senza un luogo e una data a cui ancorare il racconto, che così perde un centro; e la voglia di attribuire il fenomeno al «buio Medioevo», liquidandolo e consentendo alla modernità di collocarlo altrove.

Il caso più famoso dovreste conoscerlo: la madre di Keplero. Katharina, vedova settantenne di Leonberg, fu accusata nel 1615 da una vicina con cui litigava da anni. Il movente, per come emerge dagli atti, coinvolgeva una certa Ursula Reinbold, che le aveva chiesto una pozione d'amore per riconquistare il marito. Si beccò i calcoli renali e concluse il ragionamento da sola. Satana può rimanere tranquillamente in disparte quando ci sono due vicine che litigano e un tribunale che gli dà retta. Il figlio, che in quegli anni calcolava le orbite dei pianeti, smise di guardare le stelle e scrisse per lei una difesa di centoventotto pagine, più lunga di parecchie sue opere scientifiche. Non riuscì a risparmiarle la cella. Quattordici mesi di carcere e una certa familiarità con gli strumenti di tortura non portarono a una confessione. Fu assolta nell'ottobre del 1621 e morì sei mesi dopo. E conosciamo ogni dettaglio del processo solo perché l'imputata era la madre del più famoso astronomo d'Europa, mentre le altre decine di migliaia di fascicoli se li sono portati via i secoli.

A Salem, intanto, la strage è diventata merchandising: oltre un milione di visitatori l'anno, festival, musei, tre film, due serie televisive, e la polizia locale ha per logo una strega. Come mai il mondo ricorda questa strage e non le altre, se è circa duemila volte più piccola? Salem è anglofona, ben documentata e ha un'ottima gestione commerciale. Morale? Non conta cosa è accaduto, conta cosa si ricorda e quando lo si riattiva.

I nuovi fantasmi, ovvero la mamma dei Donald è sempre incinta

Le immagini del Novecento sono un repertorio sempre pronto all'uso. Le identità sono chiare, incontestabili, iconiche. Hitler, per esempio, è indifendibile. E cosa c'è di più facile che accostare il suo nome a chiunque e squalificarlo in partenza? Il 26 luglio del 1956 Nasser nazionalizzò il Canale di Suez e il primo ministro britannico Anthony Eden invocò immediatamente il paragone con l'acquerellista di Braunau am Inn per giustificare l'obbligo morale di un intervento armato.

Saddam Hussein, anche lui paragonato all'Adolf di cui sopra, ha attraversato fasi alterne nelle simpatie occidentali. Durante la guerra con l'Iran di Khomeini, Washington lo tolse dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo. Emblematica la foto della stretta di mano con Donald Rumsfeld, inviato di Ronald Reagan (un nome, una garanzia), che sancì il ripristino delle relazioni diplomatiche, interrotte diciassette anni prima, e il sostegno americano a una guerra dall'esito incerto. Un sostegno costituito anche dalla vendita di armi: quelle che i due Donald, con l'altra mano, passavano proprio all'Iran. «Peccato che non possano perdere entrambi», frase attribuita a Kissinger, riassume la logica.

Con l'invasione del Kuwait torna Hitler revisited. Secondo alcuni, alla vigilia fu l'ambasciatrice April Glaspie a dare il segnale di via libera. Altri ricordano che l'incontro verteva su argomenti generici. Nel dibattito al Congresso del gennaio 1991 sull'autorizzazione all'uso della forza, i paragoni con Monaco del 1938 si sprecarono, contrapposti ai fantasmi del Vietnam evocati da chi quella forza non voleva usarla. Comunque, non si può dire che Saddam, il gassificatore del Kurdistan, nel frattempo fosse migliorato.

Nel 2002 non era cambiato neanche Rumsfeld, che, dopo tante strette di mano da inviato, era approdato alla carica di segretario alla Difesa. Non erano cambiati neanche i paragoni con Monaco. Stessi fantasmi, scopi diversi.

Oggi Mosca giustifica l'invasione con la denazificazione e con la Grande Guerra Patriottica, quella che per noi è la Seconda guerra mondiale. Quasi ogni famiglia russa ha avuto morti in quella guerra, ed è proprio questo che la rende efficace. Una paura o un lutto autentici si prestano a qualsiasi uso.

Non mi sono dimenticato del Donald di adesso, che ogni giorno distribuisce scherzetti e fantasmi a pioggia. Data la sua prolificità, evito di scriverne: tanto, qualche esternazione successiva renderà l'articolo superato prima ancora che esca.

In Italia si evoca il pericolo fascista o quello comunista a seconda di chi governa, e probabilmente neanche in malafede. I testimoni sono quasi tutti morti e non possono smentire né puntualizzare. Con gli anni, la memoria storica si annebbia e si sclerotizza in posizioni sempre più ideali.

Le streghe

Fantasmi e streghe vanno d'accordo e servono entrambi egregiamente alla causa, ma non sono la stessa cosa. I fantasmi impersonano le paure, le streghe le minacce. E le minacce, per farla breve, arrivano in tre formati. Partiamo da quelle gonfiate, quelle che di solito hanno già una smentita documentata.

Nell'ottobre del 1957 l'Unione Sovietica lanciò lo Sputnik e subito la domanda diventò: chi avrebbe impedito ai russi di colpire gli Stati Uniti con un missile intercontinentale? Nei mesi seguenti, rapporti e stime previdero un vantaggio tecnologico sovietico incolmabile, e la cosa divenne uno dei cavalli di battaglia della campagna presidenziale contro Nixon. Peccato che le ricognizioni dei voli spia avessero già mostrato il contrario: i missili russi erano pochissimi, lenti ed enormi, poco pratici come arma. Dopo le elezioni, prima velatamente e poi espressamente, la superiorità americana venne riconosciuta. Nel frattempo, la spesa per la difesa era salita e i missili americani erano arrivati a mille.

Altra area, stesso refrain. Il 2 agosto del 1964 qualcosa accadde nel Golfo del Tonchino, e il 4 qualcos'altro che molto probabilmente non accadde mai. Johnson parlò di un secondo attacco alle navi americane e il 7 agosto il Congresso approvò, con voto quasi unanime, la risoluzione che autorizzava il presidente a prendere «tutte le misure necessarie». Era cominciata la tragedia del Vietnam. Il dibattito su quanto Johnson sapesse, oggi come allora, non si è chiuso.

Nel caso delle armi di distruzione di massa irachene, invece, il dibattito si è chiuso da un pezzo e la ricostruzione è consolidata. Settembre 2002: un rapporto britannico annuncia che Saddam potrebbe schierare armi chimiche in quarantacinque minuti. Girano foto di tubi d'alluminio presentati come centrifughe per l'arricchimento dell'uranio. Gennaio 2003: discorso sullo stato dell'Unione, e Bush afferma che l'Hitler del Medio Oriente aveva cercato uranio in Africa, citando documenti che risalivano a un dossier in mano al SISMI. Già nel 2002 la CIA aveva mandato in Niger un ex ambasciatore a verificare, e la risposta era stata che la vendita era molto improbabile. I documenti erano grossolani: firme e timbri che non coincidevano, nomi e date sbagliati. L'AIEA li smontò in pochi giorni. Il 7 marzo 2003 Mohamed ElBaradei riferì al Consiglio di Sicurezza che erano falsi. La guerra cominciò tredici giorni dopo. Quando si dice amore per la tesi... o per il petrolio.

Va precisato che Bush era formalmente al riparo, dato che la frase attribuiva l'informazione al governo britannico. A luglio, quell'ex ambasciatore, Joseph Wilson, raccontò sul New York Times che la storia era infondata. Pochi giorni dopo venne fuori che sua moglie lavorava per la CIA: ne nacque un caso e, nel 2007, Lewis Libby, collaboratore di Cheney, fu condannato per falsa testimonianza e ostruzione. Bush gli commutò la pena. La Casa Bianca ammise che la frase non avrebbe dovuto comparire nel discorso e il direttore della CIA, Tenet, se ne assunse la responsabilità. In Italia l'autore dei falsi non fu individuato con certezza nemmeno da una commissione d'inchiesta parlamentare. Si parlò di una rete di intermediari, di deviazioni. Qualche chiacchiera, e si va avanti.

La seconda categoria è fatta di minacce vere ma sproporzionate. Prima fra tutte, il terrorismo. E qui facciamo i conti. Nel 2025 gli incidenti stradali in Italia hanno causato 2.868 morti, in calo del 5,3% rispetto all'anno prima, e 237.822 feriti. Sette morti e mezzo al giorno, oltre a un costo sociale che ha superato i 18 miliardi, quasi l'1% del PIL. Nello stesso anno, in tutta l'Unione Europea, il terrorismo ha contato 45 attacchi: 22 compiuti, 3 falliti e 20 sventati. Le vittime complessive sono state 6, i feriti 81. Cinque di quei morti li ha causati il jihadismo, uno l'estrema destra. Il terrorismo di un anno intero ha ucciso meno persone di una giornata media sulle strade italiane, e attraversare un incrocio resta oggettivamente più pericoloso che trovarsi accanto a un uomo dalla carnagione scura e dalla barba lunga, per quanto la televisione racconti l'opposto.

Il paragone misura la proporzione, non l'inesistenza. Quei sei morti potrebbero essere il risultato di controlli che funzionano, quindi di investimenti che funzionano. E anche il dato europeo, va detto, potrebbe fuorviare nella direzione contraria. Ma il fatto resta: il costo sociale mostruoso delle strade non riceve neanche lontanamente l'attenzione che riceve il terrorismo.

Penso che chiunque abbia più di quarant'anni ricordi il panico del millennium bug. Per i più giovani, riassumo in due righe. I computer di mezzo mondo registravano l'anno con due cifre per risparmiare memoria: un problema noto agli informatici da anni. Il primo gennaio del 2000, quel «00» sarebbe stato letto come 1900. Da lì a immaginare ascensori bloccati, banche paralizzate e centrali elettriche spente il passo fu breve, alimentato in America anche dai timori apocalittici degli ambienti evangelici. Governi con commissari ad hoc, aziende che richiamavano programmatori in pensione per rileggere linguaggi dimenticati, famiglie con le dispense piene di scatolette. Il giorno fatidico ci furono guasti, ma niente di sistemico né di grave.

Furono spesi miliardi, e qui il caso diventa interessante. Per chi li spese, il disastro fu evitato proprio grazie a quella spesa. Per i critici si trattò di un allarme esagerato, e dà loro ragione il fatto che i Paesi che investirono poco, Italia e Corea del Sud su tutti, non andarono peggio degli altri. Il rischio non era stato inventato da nessuno, ma la risposta fu enorme prima che qualcuno avesse misurato l'entità del rischio; chi aveva speso, poi, non poté mai dimostrare di avere evitato qualcosa.

Resta il terzo caso: le minacce reali e gravi. L'esempio è la Russia. Molti analisti considerano improbabile che Mosca ordini l'invasione di uno Stato europeo, perché un'altra guerra, in questo momento, non è sostenibile. Vero, ma la domanda è quanto tempo ci vorrebbe per ricostruire la capacità di farlo. Sta di fatto che si continua a parlare di una guerra lampo fallita, ma l'esercito russo, se non perde le posizioni conquistate, continua ad avanzare, forte di un bacino di soldati che sembra inesauribile. Zelensky ha ammesso che la guerra sembra destinata a proseguire anche nei prossimi mesi.

Eppure, davanti alla stessa minaccia, i governi hanno scelto numeri molto diversi. Estonia e Lituania prevedono dal 2026 il 5% o più per la difesa in senso stretto; la Cechia scende intorno all'1,7%, la Spagna ha ottenuto di restare al 2%. All'Italia la Commissione aveva attribuito 14,9 miliardi di prestiti del programma SAFE e, secondo Euronews, ne chiederemmo appena quattro o cinque. Stessa minaccia, stesso anno, stesse fonti: risposte che vanno dall'1,7 al 5 per cento. Se la risposta fosse una conseguenza automatica, sarebbe una sola.

Fantasmi e streghe, presi uno alla volta, non obbligano nessuno a niente. Un precedente non decide cosa fare oggi, e una minaccia vera non dice da sola come rispondere. Il lavoro lo fanno in coppia. Il fantasma porta il precedente, la strega porta l'urgenza, e il gioco è fatto.

Si parte, ad esempio, da un nome, di regola Hitler, e da lì si trascende. L'avversario è come Hitler, trattare con lui è come a Monaco, e a quel punto armarsi non è più una scelta. Ogni passaggio ha il suo fondo di verità, che nella concatenazione trova la propria certificazione. Che Mosca abbia invaso un Paese sovrano è accertato. Che per questo Putin somigli a Hitler è un'opinione. Parlare di Monaco è un'opinione che si regge sulla prima. E che la spesa debba essere proprio quella non discende da nessuna delle due: è arrivata per inerzia. La sequenza funziona anche al contrario, e infatti dall'altra parte fanno lo stesso giro, con la denazificazione e la Grande Guerra Patriottica al posto dei nostri fantasmi. Non le metto sullo stesso piano: non sono la stessa cosa. Il procedimento, però, è lo stesso, eseguito inconsapevolmente.

La distrazione, ovvero quello che non si guarda

Quando si discute di una minaccia, si discute della minaccia, e va bene: è il mestiere. Quello di cui si discute poco è il prezzo, il che è strano, perché in democrazia il prezzo è la parte interessante. Un bilancio è una priorità tradotta in numeri. Ogni miliardo che va da una parte viene da un'altra, che si chiami sanità, scuola o stipendi.

I numeri italiani li ho cercati io, vi risparmio il giro. Nel 2025 la difesa è costata 45,3 miliardi, il 2,01% del PIL. La sanità pubblica 141,5, il 6,2%, contro una media europea del 7,1%. Il 5% promesso alla NATO, a valori di oggi, fa circa 113 miliardi: è un mio calcolo, basato sui dati NATO. In pratica, l'80% di tutta la spesa sanitaria pubblica. Di quel 5%, per la cronaca, 1,5 punti sono destinati a infrastrutture e resilienza, roba che ormai si chiama difesa per abitudine, e la scadenza è il 2035. Se sia troppo non lo so, e qui non è il punto. Il punto è che si tratta di una cifra della stessa taglia della sanità, e della sanità discutiamo per mesi quando manca un miliardo.

E no, non serve un piano. Non è mai servito. Le industrie hanno da vendere, i ministeri non hanno mai incontrato un bilancio che non volessero, ai politici piace la foto con i mezzi, i giornali vendono quello che la gente guarda e la paura la gente la guarda da sola. Quattro mestieri, nessun vertice, nessun ordine ricevuto, e il risultato è quello che darebbe un regista. Come Halloween. Nessuno ha mai pianificato i dieci miliardi di dollari di zucche eppure li spendiamo, Paese per Paese, vetrina per vetrina.

«Distrazione di massa» non lo scrivo, perché la massa vuole qualcuno che la diriga e io non saprei dirvi chi. L'attenzione, invece, si misura, e ho provato. Avrei voluto contare i minuti di telegiornale dedicati alla minaccia e quelli dedicati al conto. Non ho trovato nessuno che li avesse contati. Ho trovato che nel 2022 le notizie dall'estero hanno occupato il 41,5% dei notiziari del prime time, la quota più alta dal 2012. Sui costi, nessun numero. Non prova niente, lo so. Ma se qualcuno sa dirmi perché la paura si può contare e il prezzo no, mi trova qui.

L'obiezione migliore

Veniamo all'obiezione seria, che è una sola. La deterrenza funziona. Chi si arma prima di essere attaccato, a volte, non viene attaccato. Non è dimostrabile, e chi ha vissuto il millennium bug sa com'è la storia dei disastri evitati. Per chi ha speso, è la prova che la spesa ha funzionato; per chi non ha speso, è la prova che non c'era niente da evitare. Ripeto: non è dimostrabile, però non è nemmeno da liquidare.

La Finlandia è entrata nella NATO nel 2023, la Svezia nel 2024, dopo l'invasione. La Finlandia la paura ce l'ha già. Ha un confine di oltre 1.300 chilometri con la Russia e la guerra d'inverno nei racconti di famiglia. Quando un popolo teme una cosa vera, quello non è manipolazione. Il mio dubbio è più modesto e riguarda solo noi. Anche una paura vera produce una risposta, ma non una sola risposta. Estonia e Spagna, davanti alla stessa minaccia, hanno scelto numeri diversi, l'ho scritto sopra, e questo vuol dire che in mezzo c'è stata una decisione, presumibilmente presa prima di spendere.

Resta l'obiezione che mi faccio da solo e che vale più delle altre. Chi denuncia una regia occulta finisce per evocarne una propria: il potere invisibile che muove tutto dall'alto senza farsi vedere. Io non ci credo, o almeno spero di essermene accorto in tempo. Nessuno ha pianificato niente. C'è gente che fa il proprio mestiere e persegue i propri interessi; senza consultarsi, tutti vanno nella stessa direzione. Il risultato lo si giudica nello stesso modo, con un regista o senza.

Mi metto in lista lo stesso. A Salem confessare ti salvava, ma solo se facevi altri nomi. Io confesso e nomi non ne ho, che sia chiaro. Sarà che anche a me spetta un soprannome, stavolta, e lascio scegliere agli altri. Equidistante andrà benissimo.

Dolcetto o scherzetto

Il 31 ottobre bussano alla porta travestiti da mostro e fanno una cosa che i mostri non fanno mai. Chiedono. «Dolcetto o scherzetto?», scegli tu, aspettiamo. Sarà l'unica notte dell'anno in cui chi minaccia offre un'alternativa e resta lì, sul pianerottolo, ad aspettare la vostra risposta. Per il resto dell'anno il mostro non bussa e non aspetta. Qualcun altro ha già scelto per voi e, di solito, non vive nemmeno a casa vostra.

Quello che bussa il 31 ha otto anni, un lenzuolo con due buchi e si accontenta di una caramella. La caramella gliela do volentieri: è il contratto più onesto che firmo in un anno. Gli altri costano di più e non bussano neanche. A loro non chiedo di smettere, sarebbe tempo perso. Chiedo il prezzo. E se mi dicono che il prezzo è una domanda sospetta, allora sapete dove siete finiti.

Il bambino col lenzuolo ha capito più di tanti ministeri. Se vuoi qualcosa, bussi, chiedi, aspetti. Il resto dell'anno funziona al contrario.

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