L’Italia è il maggior fornitore europeo al Governo israeliano
di Annamaria Cuomo · 29 agosto 2025

Secondo diverse rilevazioni i maggiori fornitori di armi ad Israele erano rispettivamente: USA (che fornisce i due terzi), Germania, Italia.
Questo ordine di cose è cambiato da quando, solo poche settimane fa, il cancelliere tedesco Merz ha dichiarato pubblicamente che la Germania non fornirà nuove armi ad Israele, proseguendo le forniture dei contratti militari già in fase di adempimento e stipulati tempo addietro.
Sostanzialmente, la Germania ha palesato l’intenzione – di valenza politica ed ideologica – di non voler contrarre nuovi impegni commerciali con Israele, compiendo un passo verso l’isolamento di quest’ultima.
Questo è un revirement epocale per la Germania, la cui politica nazionale sin dal secondo dopoguerra è stata costruita su ideali di democrazia ma soprattutto sulla tensione ideologica di una perenne affrancazione rispetto al senso di colpa derivante dall’olocausto.
Ma tornando al Bel Paese, l ’Italia ha continuato finora e continua tuttora a esportare verso Tel Aviv sistemi d’arma e tecnologie militari tra cui droni, radar e componenti per uso bellico Anche nei primi mesi del 2025.
Tra gennaio e febbraio di quest’anno, infatti, sotto la categoria generica di “armi, munizioni e loro parti e accessori” dall’Italia sono partite armi dirette a Israele per oltre 128mila euro, di cui solo 47.249 rilevati dall’Istat.
A dirlo è un’analisi delle esportazioni italiane costruita incrociando i dati del Sipri, dell’Istat e della Relazione del governo sull’export di armamenti, elaborata dall’Istituto Iriad di Archivio Disarmo.
Tra il 2019 e il 2023 sono state rilevate esportazione di grandi sistemi d’arma verso Israele per circa 26,7 milioni di dollari (23,4 milioni di euro); mentre nel 2024 , infatti, dopo mesi in cui l’offensiva di Israele faceva contare già migliaia e migliaia di morti tra i civili palestinesi di Gaza, l’Italia autorizzava - testimoniano i dati Coeweb (portale dell’Istat per le statistiche sul commercio estero) - esportazioni di “armi, munizioni e loro parti ed accessori per circa 5,8 milioni di euro, dei quali, solo l’11% classificati .
Il resto, “cioè la quasi totalità dell’export” di armi e munizioni avviene “senza dettaglio pubblico”, si legge nel report. Vale a dire spesso sotto le clausole di “segretezza”, un espediente consentito ma non foraggiato dalla legge 185/1990, che al contrario esiste nel nostro sistema proprio al fine di permettere un sistema di pubblicità e rendicontazione dei commerci militari.
Ma in un clima crescente di vaghezza sull’argomento da parte del governo, tramite l’elaborazione di Archivio Disarmo si nota che la voce più significativa tra le spedizioni è quella di “navigazione aerea e spaziale”, vale a dire aeromobili, droni, radar e componenti per uso bellico, quegli armamenti cioè che il governo aveva escluso di spedire verso Israele . In questa categoria l ’Italia ha inviato pezzi per oltre 34 milioni di euro, anche se solo 3 milioni sono classificati dal Coeweb con precisione
Sono 2,7 milioni di euro in computer, lettori ottici e dispositivi per l’inserimento e l’elaborazione codificata delle informazioni.
Per farla semplice, tutti quegli strumenti fondamentali per le infrastrutture militari, la logistica e l’Intelligenza Artificiale applicata alle armi, ovvero tecnologie che le Idf Israeliane utilizzano a Gaza per il controllo dei droni e il targeting automatizzato degli obiettivi che tante vittime civili (10 ogni 1) ha provocato nella Striscia.
La politica del governo italiano risulta insensibile rispetto alla sensibilità generale, che si fa a contrario portatrice di richieste di embargo delle armi a Israele sempre più pressanti.
Evadendo da un qualsiasi confronto pubblico sull’argomento ed evitando le procedure di rendicontazione al Parlamento, il governo Meloni schermandosi con cavilli quali “clausole di segretezza” forza il sistema democratico, nei suoi connotati di principi di trasparenza e pubblicità dell’azione di governo.
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