Italia e Cina: dalla mostra su Leonardo al piano export, la missione di Tajani a Pechino
di Redazione · 22 aprile 2026

Ad aprile 2026, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha guidato una missione diplomatica in Cina tra le più dense e significative degli ultimi anni. In agenda: la Commissione economica mista Italia-Cina, l'inaugurazione della mostra "Da Leonardo da Vinci a Caravaggio" a Pechino, il lancio della nuova rotta aerea Venezia-Pechino, un piano sull'e-commerce e una nuova strategia per l'export del Made in Italy. Ma anche geopolitica: la richiesta alla Cina di sostenere la pace in Ucraina e in Medio Oriente. Un viaggio che racconta molto di come l'Italia intende stare nel mondo — e di come la cultura sia diventata uno strumento di politica estera a tutti gli effetti.
La missione di Tajani a Pechino: un'agenda fitta e ambiziosa
Quando un vicepremier e ministro degli Esteri parte per Pechino, il programma dice molto sulle priorità di un governo. E l'agenda della missione di Tajani in Cina, tra il 16 e il 17 aprile 2026, è quanto di più eloquente si possa leggere sullo stato delle relazioni tra Italia e Cina — e sulla visione che Roma ha del proprio ruolo nel mondo.
In due giorni: la presidenza della 16ª Commissione economica mista Cina-Italia, il dialogo imprenditoriale tra aziende dei due paesi, un incontro con il ministro del Commercio cinese Wang Wentao, un colloquio con il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, e l'inaugurazione della mostra "Omaggio ai grandi Maestri: da Leonardo da Vinci a Caravaggio – Capolavori del Rinascimento italiano" al pubblico pechinese. Un'agenda che mescola con disinvoltura economia, cultura e geopolitica — tre dimensioni che, nel mondo di oggi, non si possono più tenere separate.
Economia: riequilibrare gli scambi, aprire nuovi mercati
Il cuore economico della missione è la Commissione economica mista Italia-Cina, che Tajani ha definito "un foro fondamentale per dare sempre nuovo impulso alle questioni economiche e commerciali del nostro partenariato". Una sessione che il ministro ha giudicato "molto positiva", sottolineando come da entrambe le parti ci sia "la volontà di risolvere i problemi aperti" e di "favorire la crescita economica".
Il tema centrale è il riequilibrio degli scambi commerciali. La Cina è per l'Italia una realtà "fondamentale" e il mercato cinese è "parte importante della strategia del governo italiano per l'export, che rappresenta il 40 per cento del PIL del nostro Paese", ha ricordato Tajani. Ma i rapporti commerciali tra i due paesi presentano squilibri da correggere, e la missione di aprile ha avuto proprio questo obiettivo: costruire le condizioni per un partenariato più equilibrato e reciprocamente vantaggioso.
I risultati concreti non si sono fatti attendere. Tajani ha annunciato la firma di un piano d'azione sull'e-commerce e l'impostazione di una nuova strategia per incrementare l'export del Made in Italy in Cina, con particolare attenzione al settore agroalimentare, alla meccanica e alla gioielleria: tre comparti in cui l'eccellenza italiana è riconosciuta e desiderata in tutto il mondo, Cina compresa.
La nuova rotta aerea Venezia-Pechino: un ponte fisico tra i due paesi
Tra i risultati più concreti e simbolicamente rilevanti della missione c'è l'annuncio di una nuova rotta aerea diretta tra Venezia e Pechino, operativa a partire da luglio 2026. Un collegamento che Tajani ha presentato come uno strumento pensato per "permettere a tanti imprenditori italiani del nord-est di venire ad operare in Cina" e viceversa, ma che avrà ricadute anche sul piano turistico: "Vogliamo incrementare le presenze turistiche cinesi in Italia", ha detto il ministro.
La scelta di Venezia — e non di Roma o Milano — non è casuale. È un richiamo esplicito a Marco Polo, il mercante veneziano che nel XIII secolo aprì la strada tra Europa e Cina, costruendo uno dei primi e più straordinari ponti culturali e commerciali della storia. Partire da Venezia per arrivare a Pechino è, in questo senso, un gesto carico di significato storico e simbolico.
Cultura come diplomazia: Leonardo da Vinci a Pechino
Il momento più visibile della missione — quello che ha occupato più spazio sui media italiani e internazionali — è stata l'inaugurazione della mostra "Omaggio ai grandi Maestri: da Leonardo da Vinci a Caravaggio – Capolavori del Rinascimento italiano". Un evento che Tajani ha voluto inserire esplicitamente nel quadro della diplomazia culturale: "Questa mostra è un ulteriore segno della volontà del governo italiano di puntare molto sulla diplomazia della crescita e della diplomazia culturale", ha dichiarato.
Le parole del ministro all'inaugurazione sono state precise e cariche di visione: "La cultura è uno straordinario ponte tra l'Italia e la Cina e uno strumento di pace. La cultura unisce i popoli e non li divide." Una frase che suona come un manifesto, e che indica chiaramente come Roma intenda usare il proprio patrimonio artistico — il più ricco e riconosciuto al mondo — come leva nelle relazioni internazionali.
Tajani ha ricordato i legami storici profondi tra i due paesi: il gesuita Matteo Ricci, che nel XVI secolo portò in Cina la scienza e l'arte europee diventando il primo occidentale ammesso alla corte imperiale, e Marco Polo, simbolo per eccellenza del dialogo tra Oriente e Occidente. Portare il Rinascimento italiano a Pechino significa, in questo senso, continuare una conversazione iniziata secoli fa — e dimostrare che quella conversazione non si è mai davvero interrotta.
Geopolitica: la richiesta alla Cina su Ucraina e Medio Oriente
La missione di Tajani a Pechino non è stata solo economica e culturale. C'è stata anche una dimensione geopolitica esplicita e diretta, che il ministro ha affrontato senza eufemismi negli incontri con i suoi omologhi cinesi.
A Wang Yi, ministro degli Esteri cinese, Tajani ha chiesto che la Cina "sostenga con forza le iniziative per portare pace e stabilità in Medio Oriente e Ucraina, per mettere fine alle guerre, alle troppe morti di poveri civili innocenti e alla crisi energetica ed economica mondiale". Una richiesta netta, formulata nell'ambito del sistema multilaterale e che riflette la posizione italiana: il dialogo con Pechino è strategico, ma non può essere separato dalla questione della pace globale.
Sul fronte iraniano, Tajani ha sottolineato come "sia l'Italia che la Cina cercano entrambe di sostenere il dialogo tra Iran e Stati Uniti" per arrivare a una cessazione delle ostilità e alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Ha anche ribadito la condanna degli attacchi iraniani ai Paesi del Golfo e la posizione italiana sulla non proliferazione nucleare: "È fondamentale che l'Iran non abbia la bomba atomica". Posizioni chiare, espresse in una capitale — Pechino — che con Teheran ha relazioni molto diverse da quelle di Roma.
Il modello italiano: cultura, economia e pace come sistema integrato
Guardando all'insieme della missione di Tajani a Pechino, emerge un quadro coerente della strategia italiana verso la Cina: non un approccio monodimensionale, ma un sistema integrato in cui cultura, economia e geopolitica si sostengono e si amplificano a vicenda.
La mostra su Leonardo apre le porte. L'accordo sull'e-commerce e la strategia per l'export le attraversano. La nuova rotta aerea le tiene aperte nel tempo. E le richieste su Ucraina e Medio Oriente dicono che l'Italia è un interlocutore affidabile, capace di essere partner economico e culturale senza rinunciare alla propria posizione sui valori fondamentali.
È, in sintesi, la diplomazia della crescita di cui parla Tajani: un modello che usa tutti gli strumenti disponibili — artistici, commerciali, infrastrutturali, politici — per costruire relazioni durature e reciprocamente vantaggiose. Un modello ambizioso, che scommette sulla bellezza e sulla competenza italiane come risorse strategiche nel mondo multipolare del XXI secolo.
"La cultura unisce i popoli e non li divide." — Antonio Tajani, Pechino, 17 aprile 2026.
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