Bengasi, l’Africa dell’intelligence ritrova la Libia orientale
di Redazione · 1 settembre 2025

Hub di sicurezza tra contraddizioni e ritorni
Dal 20 al 27 agosto 2025, Bengasi è stata teatro del 20º vertice del Comitato per i servizi di intelligence e sicurezza dell’Africa (CISSA), un organismo istituito dall’Unione Africana nel 2004 per coordinarne le strategie. Il tema centrale: “Prevenzione dei conflitti e delle guerre violente in Africa”, un titolo quanto mai attuale in un continente attraversato da insidie e instabilità.
Il simbolo ambiguo di Bengasi
L’evento si è svolto nella roccaforte della Libia orientale, sotto la sfera d’influenza del generale Khalifa Haftar e dell’Esercito Nazionale Libico, riflettendo il dualismo tra la Libia est e ovest. Il ministro dell’intelligence libica, Hussein al-Aib, nominato da Tripoli, ha presieduto i lavori nella stessa città di cui è contestata la legittimità di controllo. Una tensione che esemplifica le contraddizioni della transizione libica: nominalmente unitaria, ma nei fatti ancora frammentata.
“Sovranità, cooperazione e resilienza”
Al-Aib ha aperto la conferenza richiamando tre pilastri fondamentali: “pace, sicurezza e stabilità”. Ha espresso la volontà di respingere le interferenze esterne e di riaffermare il ruolo della Libia nell’architettura africana della sicurezza. Ha a più riprese insistito sulla credibilità guadagnata dai servizi libici attraverso operazioni antiterrorismo e anti-mafie, riconosciute anche nei report ONU, e sulla necessità di un’intelligence africana più strutturata.
Un’agenda continentale urgente
L’ordine del giorno si è articolato su temi di stretta attualità:
- Lotta al terrorismo e jihadismo, con un focus regionale per Sahel e fascia saharo-sudanese;
- Gestione della migrazione irregolare e contrasto al reclutamento di giovani da parte di gruppi armati e criminali;
- Sicurezza cibernetica, in un’era in cui le minacce digitali hanno valenza geopolitica e militare.
Un forum dal respiro globale
Al vertice hanno partecipato 53 Paesi africani, accompagnati da delegazioni arabe, del Golfo, europee e statunitensi. La presenza di osservatori occidentali — tra cui funzionari del CIA e della DGSE — ha testimoniato l’interesse strategico verso l’offerta di Bengasi come piattaforma di sicurezza. Di particolare rilievo la partecipazione di Vlora Hyseni, direttrice dei servizi albanesi SHISH, simbolo dell’estensione delle relazioni migratorie tra Mediterraneo e Balcani.
Verso una nuova architettura africana dell’intelligence
Il summit si è concluso con una proposta ambiziosa: trasformare il CISSA da forum sporadico a struttura operativa continentale, con strumenti permanenti di scambio operativo e coordinamento. Dietro questa aspirazione si cela però la tensione tra la narrazione securitaria della Libia orientale e le crescenti pressioni (e opportunità) russe e cinesi, che osservano attenti la crescente legittimazione internazionale di Haftar.
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