Le relazioni tra Stati Uniti e Iran sono state per decenni complicate e turbolente, segnate da alleanze strategiche, rivoluzioni, guerre e tensioni nucleari. Il programma atomico iraniano è sempre stato al centro dei conflitti, mentre la politica regionale e gli eventi interni hanno spesso reso il dialogo difficile.
Dall’alleanza alla rivoluzione
Negli anni Cinquanta, gli Stati Uniti e il Regno Unito sostennero il colpo di stato che depose il primo ministro Mossadeq, consolidando il potere dello scià Mohammad Reza Pahlavi. Negli anni successivi, Washington e Teheran collaborarono anche sul fronte nucleare civile, con l’Iran che costruì centri di ricerca e partecipò a programmi internazionali di energia atomica.
La rivoluzione del 1979 cambiò tutto. Lo scià fu rovesciato e Khomeini salì al potere, dando il via a una fase di forte ostilità: la crisi degli ostaggi americani durò 444 giorni e i contratti nucleari con gli Stati Uniti furono cancellati. L’Iran sospese il suo programma nucleare e la cooperazione tra i due paesi si interruppe bruscamente.
Anni di conflitto e sanzioni
Negli anni Ottanta le relazioni peggiorarono ulteriormente. Gli Stati Uniti imposero sanzioni e appoggiarono l’invasione irachena dell’Iran. Nel frattempo, Teheran riprese segretamente il suo programma nucleare. Lo scandalo Iran-Contra, la designazione dell’Iran come “stato sponsor del terrorismo” e l’abbattimento accidentale di un aereo civile da parte degli Stati Uniti alimentarono la tensione tra i due paesi. Negli anni Novanta e nei primi anni Duemila, l’Iran continuò a sviluppare il suo programma nucleare sotto l’ombra delle sanzioni internazionali, mentre gli Stati Uniti lo consideravano parte di un presunto “asse del male”.
La corsa al nucleare e gli attacchi mirati
Con la presidenza di Mahmoud Ahmadinejad, l’Iran accelerò l’arricchimento dell’uranio e costruì nuovi impianti, come quello di Fordo. Nel 2010, un attacco informatico colpì le centrifughe e diversi scienziati nucleari furono vittime di aggressioni o attentati. Questi episodi, insieme alla crescente produzione di uranio, alimentarono timori internazionali sul possibile sviluppo di armi atomiche.
Dialogo e accordi
Dopo anni di tensioni, la presidenza di Hassan Rohani segnò un’apertura diplomatica. Nel 2015, l’accordo di Vienna limitò l’arricchimento dell’uranio e introdusse controlli internazionali, in cambio di un allentamento parziale delle sanzioni. L’intesa rappresentò un momento storico di cooperazione, ma non pose fine alle tensioni.
Ritorno alla tensione
Con l’elezione di Donald Trump, gli Stati Uniti si ritirarono dall’accordo del 2018 e reintrodussero pesanti sanzioni. L’uccisione del generale Qassem Soleimani nel 2020 e quella dello scienziato Mohsen Fakhrizadeh portarono a ritorsioni iraniane e ad incidenti tragici, come l’abbattimento per errore di un aereo civile.
Negoziati intermittenti e conflitti recenti
Negli ultimi anni, le trattative per ripristinare l’accordo nucleare hanno avuto alti e bassi. L’Iran ha superato il 20% di arricchimento dell’uranio e le tensioni regionali si sono intensificate con il sostegno a gruppi come Hamas. Nel 2024 e 2025, attacchi reciproci tra Israele, Iran e Stati Uniti hanno portato a un’escalation militare, interrotta solo dall’annuncio del cessate il fuoco il 23 giugno 2025. La storia tra Stati Uniti e Iran è fatta di fasi di cooperazione e di periodi di crisi, con il programma nucleare al centro delle preoccupazioni internazionali. Tra conflitti regionali, proteste interne e negoziati incerti, il futuro delle relazioni tra i due paesi resta tuttora imprevedibile.