Il 3 gennaio 2026 le forze armate statunitensi hanno condotto l’Operazione Absolute Resolve (“Risolutezza Assoluta”), una complessa azione militare finalizzata alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores. L’operazione ha visto l’impiego di oltre 150 velivoli, tra cui F‑22, F‑35, B‑1 Lancer e droni RQ‑170, oltre a elicotteri del 160th Special Operations Aviation Regiment e operatori della Delta Force supportati dall’FBI e dalla CIA. Gli attacchi aerei e le manovre di terra sono stati concentrati nel nord del paese e nella capitale Caracas, con l’obiettivo di neutralizzare le difese e garantire la cattura sicura del presidente.
Contesto politico
Maduro, presidente dal 2013, era salito al potere dopo la morte di Hugo Chávez. La sua presidenza è stata contraddistinta da accuse di autoritarismo, repressione dell’opposizione e corruzione, nonché da una grave crisi economica e sociale. Le elezioni presidenziali del 2024, in cui Maduro è stato dichiarato vincitore dal Consiglio elettorale, sono state contestate dalla comunità internazionale, con osservatori che hanno denunciato brogli elettorali e dichiarato vincitore il candidato dell’opposizione Edmundo González. Maduro, ignorando le contestazioni, ha consolidato il suo potere, reprimendo l’opposizione e stringendo legami con governi come Russia, Cina e Iran.
Gli Stati Uniti avevano già incriminato Maduro per traffico di droga e terrorismo, accusandolo di guidare il presunto Cártel de los Soles. L’amministrazione Trump ha motivato l’operazione con la lotta al narcotraffico, ma anche con l’obiettivo di rovesciare un governo ritenuto autoritario e destabilizzante nella regione.
Svolgimento dell’operazione
L’azione militare è iniziata nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026. Dopo esplosioni segnalate in aree chiave di Caracas e attacchi a infrastrutture militari, elicotteri trasportanti operatori della Delta Force hanno fatto irruzione nel complesso residenziale di Maduro. Nonostante il fuoco nemico e le difese terrestri, la missione è stata completata con successo: Maduro e Flores sono stati arrestati e trasferiti negli Stati Uniti, dove sono stati incriminati per narcoterrorismo presso la Corte distrettuale di New York.
Conseguenze e gestione post-operazione
A seguito dell’arresto, la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez ha dichiarato Maduro “l’unico presidente” e ha assunto la presidenza ad interim secondo le disposizioni del Tribunale Supremo di Giustizia. Gli Stati Uniti hanno annunciato l’intenzione di garantire una transizione sicura e controllata del potere, con interventi nelle infrastrutture petrolifere del Venezuela.
Reazioni internazionali
L’operazione ha suscitato un acceso dibattito globale. Il governo venezuelano ha definito l’intervento “un’aggressione illegale” e un tentativo di appropriazione delle risorse del paese. Paesi come Brasile e vari governi latinoamericani hanno denunciato la violazione della sovranità, mentre altri, tra cui Argentina e settori dell’opposizione venezuelana, hanno visto la cattura come un’opportunità per avviare un cambiamento politico.
Analisi di think tank e media internazionali, come il New York Times e Chatham House, hanno sottolineato che l’operazione potrebbe violare il diritto internazionale e la Costituzione degli Stati Uniti, poiché condotta senza mandato del Congresso né autorizzazione del Consiglio di Sicurezza ONU. Le critiche evidenziano inoltre i rischi di instabilità regionale e di un pericoloso precedente nell’uso della forza per cambio di regime.
L’Operazione Absolute Resolve segna un momento storico nella politica venezuelana e nelle relazioni internazionali: la cattura di un capo di stato sovrano da parte di una potenza straniera è un evento senza precedenti, con ripercussioni legali, politiche e diplomatiche ancora tutte da misurare. L’episodio evidenzia le tensioni tra lotta al narcotraffico, autoritarismo, sovranità nazionale e diritti internazionali, e pone il Venezuela al centro dell’attenzione mondiale per i mesi a venire.
