All’ONU, la malattia più grave non è Ebola, né l’AIDS, né la malaria. È la burocrazia cronica, incurabile e in costante metastasi. Da Ginevra a New York, passando per Parigi e Roma, le agenzie dell’Organizzazione delle Nazioni Unite si moltiplicano come funghi… e costano come caviale Beluga.
Il Palazzo della Virtù… con vista lago
Prendiamo il Palazzo delle Nazioni di Ginevra: sede del Consiglio dei diritti umani. Un’istituzione che, ironia della sorte, vede sedere fianco a fianco Qatar, Pakistan, Congo e Afghanistan — campioni mondiali di rispetto dei diritti umani sulla carta da parati. Nel frattempo, si spendono 846 milioni di dollari per ristrutturare l’edificio con vista sul Lago Lemano. I tagli di stipendio al personale (147.000 dollari l’anno per un impiegato “medio”) hanno scatenato manifestazioni più veementi di quelle per le violazioni dei diritti in Siria o Venezuela.
Unesco, Fao e OMS: l’arte di spendere senza produrre
All’Unesco il 60-74% del budget serve per mantenere uffici e stipendi. Il denaro per proteggere siti patrimonio dell’umanità? Meno del 5%. Alla Fao, con vista privilegiata sull’Aventino, il presidente del Senegal l’ha definita “un pozzo di denaro senza fondo”. E poi c’è l’OMS, che spende più in viaggi di prima classe e suite a cinque stelle (153 milioni di dollari) che nella lotta contro malaria (47 milioni), AIDS (55 milioni) o tubercolosi (45 milioni).
Una casta immune da critiche
Mentre la politica nazionale viene crocifissa per ogni auto blu, i burocrati dell’ONU navigano indenni nel loro mare di privilegi. Non si parla di benefit modesti: parliamo di ambasciatori in appartamenti da sogno sulla Senna, BMW con autista, rimborsi scolastici da 25.000 sterline l’anno per i figli, e stipendi medi 29,5 volte superiori a quelli di un funzionario pubblico americano.
Numeri da capogiro
Dal 2000 a oggi il personale ONU è più che raddoppiato: da 33.000 a oltre 76.000 dipendenti (senza contare i peacekeeper). I dirigenti sono triplicati. I budget lievitano: da 2,5 miliardi nel 2000-2001 a 5,4 miliardi nel 2016-2017. E se si includono operazioni speciali e programmi paralleli, le spese arrivano a oltre 13 miliardi di dollari l’anno.
Il tutto finanziato per l’80% da appena nove Paesi, tra cui Stati Uniti, Giappone, Germania e Italia, mentre il potere decisionale è spesso in mano a regimi autoritari.
L’ipocrisia istituzionalizzata
Dietro le dichiarazioni altisonanti sulla pace e i diritti umani, si nasconde un meccanismo autoreferenziale che protegge se stesso. Si tagliano fondi ai programmi reali, si ricorre a eserciti di stagisti non pagati (oltre 4.000 nel 2014), e si continua a organizzare summit in città dove un cappuccino costa più di un pasto nei Paesi che si vorrebbero “aiutare”.
L’ONU, insomma, sembra più un club esclusivo di burocrati internazionali con vista panoramica e benefit stellari, che un’istituzione in prima linea per il bene del mondo.
Predica diritti universali ma pratica privilegi universali.
