Negli ultimi anni, il Regno Unito ha intensificato la propria attenzione sui legami tra università britanniche e istituzioni cinesi, con particolare riguardo a quelle affiliate all’Esercito Popolare di Liberazione (PLA). Secondo il Parlamento, la Repubblica Popolare Cinese rappresenta una “minaccia strategica”, e le istituzioni accademiche britanniche offrono un terreno fertile per ottenere vantaggi economici e politici attraverso l’acquisizione di proprietà intellettuale, sia tramite collaborazione sia tramite appropriazione diretta di ricerche scientifiche.
Il direttore generale del MI5, Ken McCallum, ha recentemente confermato ai media che “gli attori statali cinesi costituiscono una minaccia per la sicurezza nazionale britannica, ogni giorno.” Dati del 2025 indicano che la Cina è il secondo partner internazionale del Regno Unito nel settore della ricerca: circa l’11% delle pubblicazioni scientifiche britanniche ha coinvolto autori cinesi. Non tutta la collaborazione con la Cina comporta rischi, ma quelle legate a istituti collegati al PLA rappresentano un potenziale vettore di trasferimento tecnologico illecito e di influenza strategica.
Per fronteggiare questi rischi, il governo britannico ha messo in campo una serie di strumenti mirati. Nel 2021, il Dipartimento per la Scienza, l’Innovazione e la Tecnologia (DSIT) ha istituito il Research Collaboration Advice Team (RCAT), con il compito di fornire consulenza alle università su rischi di sicurezza nazionale legati a collaborazioni internazionali.
Nel 2023, il governo ha inoltre coinvolto la National Protective Security Authority (NPSA), parte del MI5, per supportare università, centri di ricerca e imprese nella gestione dei rischi di interferenza straniera. La NPSA ha pubblicato linee guida rivolte al settore accademico, indicando come identificare e gestire partnership che possano coinvolgere soggetti strategici o militari cinesi, inclusi istituti affiliati al PLA.
Queste iniziative si inseriscono in una strategia più ampia del Regno Unito volta a prevenire il trasferimento illecito di tecnologie sensibili e a tutelare l’integrità del sistema scientifico nazionale, garantendo al contempo l’apertura e la competitività della ricerca britannica.
