Il Kuomintang (KMT), letteralmente Partito Nazionalista Cinese, è oggi uno dei principali partiti politici di Taiwan. La sua storia, tuttavia, affonda le radici nella Cina continentale del primo Novecento e si intreccia con alcuni degli eventi più importanti e traumatici della storia cinese: la fine dell’impero, la guerra civile, l’ascesa del comunismo e la divisione tra Cina e Taiwan.
Fondato nel 1904 da Sun Yat-sen, il Kuomintang nacque con l’obiettivo di trasformare la Cina in uno Stato moderno, indipendente e socialmente riformato. Nel corso del XX secolo il partito ha attraversato fasi molto diverse, passando da forza rivoluzionaria a partito di governo autoritario, fino a diventare oggi una formazione conservatrice all’interno del sistema democratico taiwanese.
Le origini e la Rivoluzione Xinhai
Il Kuomintang si affermò definitivamente all’indomani della Rivoluzione Xinhai del 1911, che portò al crollo della dinastia Qing e all’abdicazione dell’ultimo imperatore, Pu Yi. Con la nascita della Repubblica di Cina, Sun Yat-sen divenne il principale punto di riferimento del nuovo Stato e del movimento nazionalista.
Alla base dell’ideologia del KMT vi erano i Tre Principi del Popolo, elaborati da Sun Yat-sen:
- Nazionalismo, inteso come indipendenza della Cina e liberazione dal dominio straniero;
- Democrazia, con l’istituzione di un governo rappresentativo;
- Benessere del popolo, da raggiungere attraverso riforme sociali e una redistribuzione della terra.
Alle elezioni del 1912-1913 il Kuomintang ottenne una netta vittoria, ma il suo successo fu di breve durata. Il presidente Yuan Shikai sciolse il Parlamento e mise fuori legge il partito, aprendo una fase di instabilità che avrebbe segnato profondamente il Paese.
Dalla repressione alla rinascita rivoluzionaria
Dopo il tentativo fallito di Yuan Shikai di restaurare l’impero, il Kuomintang fu duramente represso. Molti dirigenti furono costretti all’esilio e Sun Yat-sen trovò rifugio in Giappone, dove nel 1914 riorganizzò il partito trasformandolo in un movimento rivoluzionario centralizzato, basato su disciplina e gerarchia.
Alla morte di Yuan Shikai, nel 1917, la Cina precipitò nel caos dei signori della guerra. In questo contesto il KMT ricostituì un governo rivale nella provincia del Guangdong, con capitale Guangzhou. Fu proprio in questa fase che nacque l’alleanza con il Partito Comunista Cinese, sostenuta dall’Unione Sovietica: il cosiddetto Primo Fronte Unito, creato per unificare il Paese.
L’ascesa di Chiang Kai-shek e la riunificazione
La morte di Sun Yat-sen nel 1925 aprì una dura lotta interna per la leadership del Kuomintang. A emergere fu il generale Chiang Kai-shek, comandante dell’Esercito Rivoluzionario Nazionale. Nel 1926 Chiang lanciò la Spedizione del Nord, una vasta campagna militare che portò alla sconfitta dei signori della guerra e alla riunificazione formale della Cina nel 1928.
In questa fase esplose il conflitto tra nazionalisti e comunisti. Chiang Kai-shek ruppe l’alleanza con il PCC e avviò una repressione violenta contro i suoi ex alleati, dando inizio a una lunga guerra civile. Nanchino divenne la capitale del nuovo governo nazionalista, che avrebbe guidato la Cina fino al 1949.
Guerra contro il Giappone e sconfitta finale
Nel 1931 l’invasione giapponese della Manciuria e, successivamente, la guerra sino-giapponese costrinsero il Kuomintang a fronteggiare una minaccia esterna devastante. Solo nel 1937, dopo l’incidente di Xi’an, nazionalisti e comunisti accettarono di cooperare nuovamente contro il Giappone.
Alla fine della Seconda guerra mondiale, però, il conflitto interno riprese con maggiore intensità. Tra il 1946 e il 1949 il Kuomintang fu sconfitto dal Partito Comunista guidato da Mao Zedong. Chiang Kai-shek e i vertici del partito si rifugiarono sull’isola di Taiwan, mentre sulla Cina continentale veniva proclamata la Repubblica Popolare Cinese.
Il Kuomintang a Taiwan
A Taiwan il Kuomintang instaurò un regime a partito unico che durò fino ai primi anni Novanta. Il partito si proclamò unico rappresentante legittimo della Cina intera e governò l’isola in modo autoritario, pur avviando un importante processo di sviluppo economico.
Solo tra gli anni Settanta e Novanta il KMT avviò riforme democratiche che portarono al multipartitismo e alle prime elezioni presidenziali dirette nel 1996. In quell’occasione il partito perse il potere a favore del Partito Progressista Democratico (DPP).
Il Kuomintang oggi
Oggi il Kuomintang è uno dei principali partiti di Taiwan, con una linea conservatrice e pragmatica. Accetta il principio di una sola Cina, ma sostiene una politica di equilibrio nei rapporti con Pechino, riassunta nella formula dei “tre no”: no all’indipendenza formale, no all’unificazione forzata, no all’uso della forza.
Il partito gode di maggiore consenso nelle aree urbane e nel nord dell’isola, ed è sostenuto da ambienti imprenditoriali, militari e accademici, oltre che dai discendenti dei cinesi continentali arrivati a Taiwan dopo il 1949. Nonostante il passato autoritario, il Kuomintang rimane una componente fondamentale del panorama politico taiwanese e della complessa questione cinese.
