Prima dell’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022, l’Italia, insieme alla Germania, era stata tra i paesi dell’Europa occidentale più pragmatici nelle relazioni con la Russia. Il loro approccio privilegiava una strategia realistica, incentrata sulla sicurezza energetica, che enfatizza l’interdipendenza materiale, la vulnerabilità infrastrutturale e i calcoli di equilibrio di potere. Fino alla crisi ucraina del 2014, l’UE, guidata dall’asse franco-tedesco, aveva spesso frenato le posizioni aggressive del Regno Unito, dei Paesi baltici e della Polonia.
LE REALTA’ DEL MERCATO
I mercati europei del carbone, dell’acciaio e dell’energia, plasmati dopo la Seconda Guerra Mondiale attraverso la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, i Trattati di Roma del 1957 e l’Atto Unico Europeo del 1986, hanno subito una profonda destabilizzazione negli ultimi decenni. La decarbonizzazione ha indebolito strutturalmente i settori del carbone e dell’acciaio tradizionale, favorendo le fonti di energia rinnovabili. Il brusco disaccoppiamento dal gas russo dopo il 2022 ha ulteriormente sconvolto l’architettura energetica europea. In assenza di un mercato energetico europeo pienamente integrato, gli Stati membri dell’UE come l’Italia hanno assorbito in gran parte individualmente gli shock energetici esterni. Questa frammentazione ha amplificato le vulnerabilità, con conseguenti ingenti impatti economici, risposte politiche divergenti e concorrenza per le forniture energetiche alternative, esponendo i limiti dell’integrazione europea.
Da una prospettiva realistica, il progetto Nord Stream è stato concepito per garantire gas a prezzi accessibili per la Germania e l’Europa, sostenere gli standard di vita e legare la prosperità economica russa all’Europa attraverso scambi commerciali stabili. Il progetto, tuttavia, ha attirato critiche da parte degli Stati Uniti per aver rafforzato l’influenza russa. L’accordo di Pratica di Mare dell’Italia rifletteva la volontà di cooperare con la Russia in materia di energia, sicurezza e questioni politiche, ove possibile.
Dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014, la risposta interna dell’Italia è stata eterogenea. Il governo Letta si è allineato alle sanzioni dell’UE e degli Stati Uniti. Al contrario, la Lega ha cercato di preservare i legami economici, mentre Forza Italia di Berlusconi ha mantenuto i rapporti personali con Putin. Fratelli d’Italia e il Movimento Cinque Stelle hanno sottolineato le potenziali ricadute economiche delle sanzioni, mentre il Partito Democratico ha sostenuto la strategia dell’UE e degli Stati Uniti, inquadrandola come difesa del diritto internazionale. Le divisioni interne persistevano anche all’interno del Partito Democratico, diventando più visibili sotto la coalizione M5S-Lega del 2018, che cercava di instaurare relazioni più cordiali con Mosca, agevolate dall’elezione di Donald Trump nel 2016.
Questo gioco di equilibri si è concluso con l’invasione russa su vasta scala nel 2022. L’amministrazione di Mario Draghi ha adottato una posizione inequivocabilmente pro-Dem e filo-ucraina, attuando pienamente le direttive alleate e promuovendo una narrazione normativa del conflitto, mettendo da parte discussioni strategiche più ampie.
Prima del 2022, l’energia russa forniva circa il 40% delle importazioni di gas italiane. Le sanzioni e il disaccoppiamento hanno portato a costi energetici più elevati per famiglie e imprese, contribuendo all’inflazione e a temporanei rallentamenti industriali nei settori dell’acciaio, della ceramica e dei prodotti chimici. L’Italia ha diversificato le importazioni da Algeria, Azerbaijan e Qatar, spesso a costi più elevati. Le esportazioni verso la Russia sono diminuite drasticamente a causa delle sanzioni bancarie e dei sistemi di pagamento interrotti. Le aziende hanno accelerato le misure di efficienza energetica e sono passate a fonti energetiche alternative, presentando dilemmi a breve e lungo termine. Mentre le energie rinnovabili e la diversificazione nucleare possono fornire una mitigazione, le sfide a medio termine esacerbano le vulnerabilità socio-politiche dell’Italia e la sua competitività nei confronti di giganti globali come Cina e India.
UN RITORNO ALLA PRATICA DI MARE/OSTPOLITIK?
Le prospettive realistiche sul conflitto enfatizzano la neutralità rispetto a un rapido allineamento. Durante il secondo mandato di Trump, i negoziati tra Stati Uniti, Russia e Ucraina si sono intensificati, incluso l’incontro di Anchorage del 2025 e un piano di pace in 28 punti che propone la neutralità in Ucraina come più stabilizzante dell’allineamento normativo. Questo quadro riconosce la sovranità ucraina, ma riconosce i vincoli strutturali derivanti dalla rivalità tra grandi potenze. Dall’indipendenza nel 1991, l’Ucraina ha lottato contro la corruzione, la debolezza istituzionale e un’identità nazionale multistrato, rendendo difficile una rapida integrazione nell’UE. Il piano limita le garanzie statunitensi a garanzie di sicurezza attentamente ponderate, enfatizzando un accomodamento graduale rispetto a una rapida escalation. Più precisamente, il piano di pace in quanto tale postula che la stabilità emerga più probabilmente dalla neutralità in Ucraina (punto 7) che da un allineamento guidato da considerazioni normative o ideologiche (punto 3). Questa interpretazione realista non nega l’agenzia ucraina o le rivendicazioni normative di sovranità (punto 1), ma nel complesso sostiene che, in condizioni di rivalità tra grandi potenze, i vincoli strutturali limitano significativamente le opzioni politiche praticabili. Nel frattempo, come sembrano implicare i punti 3 e 8, il coinvolgimento degli Stati Uniti, in particolare tra i circoli politici interventisti liberali, non andrebbe oltre le garanzie di sicurezza attentamente valutate e le misure preventive contenute nell’intero piano.
L’energia ha storicamente funzionato come strumento di influenza russa, come dimostrano gli Accordi di Kharkov del 2010: l’estensione del contratto di locazione della Flotta del Mar Nero della Crimea in cambio di gas a prezzo scontato, esemplificando il pragmatismo rispetto all’allineamento ideologico. Congelare le linee del fronte nel Sud e cedere il Donbass e la Crimea, sembra un risultato più realistico, visti gli attuali vincoli strutturali.
L’Italia ha timidamente espresso la necessità di un dialogo con Mosca, rifiutandosi di sequestrare gli asset russi (come proposto dal piano di pace, punto 14), come proposto da alcuni falchi dell’UE. Questo approccio allontana l’Italia dalla “coalizione dei volenterosi” franco-britannica che coinvolge Germania e Polonia, enfatizzando l’armamento dell’Ucraina ed escludendo la Russia, posizione spesso contrastata da leader all’interno del quadro costituzionale, come il Presidente Mattarella, e all’interno dello stesso governo, come il Ministro della Difesa Crosetto e il Ministro degli Esteri Tajani. Tuttavia, questa posizione obsoleta diverge dalle intenzioni degli Stati Uniti di raggiungere un accordo globale (punti 2 e 13) prima di un cessate il fuoco (punto 28) e della riammissione della Russia nel G8, come suggerito dal secondo componente del governo di coalizione, Matteo Salvini. L’Italia, qualora Bruxelles in quanto tale rimanesse indisponibile, potrebbe unirsi come garante, a condizione che l’apertura di canali diplomatici con Mosca sostituisca l’attuale mancanza. Il piano segnala un possibile ritorno dell Ostpolitik/Pratica di Mare, come chiaramente affermato in tutto il piano, riprendendo la cooperazione ad hoc tra Russia e Stati Uniti, con l’UE che probabilmente seguirà l’esempio una volta che verrà meno il rigido rifiuto di impegnarsi in modo significativo con il vicino russo (punti 4, 15, 17, 27).
CONCLUSIONI
L’approccio dell’Italia alla Russia e alla sicurezza energetica europea riflette la tensione tra pragmatismo e allineamento normativo. Storicamente fondata su calcoli realisti e incentrati sull’energia, l’Italia ha cercato di bilanciare l’interdipendenza con le responsabilità geopolitiche, gestendo al contempo le divisioni politiche interne e le pressioni dell’UE. L’invasione dell’Ucraina nel 2022 ha imposto un deciso allineamento coi Democratici USA, eppure gli imperativi strategici continuano a incoraggiare un cauto dialogo con Mosca, che la nuova amministrazione statunitense sembra valutare attentamente. La frammentata architettura energetica europea, aggravata dalla decarbonizzazione e dal disaccoppiamento del gas russo, espone vulnerabilità che rafforzano il bisogno di diversificazione, efficienza e lungimiranza dell’Italia. I quadri di riferimento realisti – che enfatizzano la neutralità, i vincoli strutturali e l’adattamento graduale – evidenziano i limiti di un rapido allineamento normativo, illustrando la complessa interazione tra priorità interne, coesione europea e rivalità tra grandi potenze. In conclusione, l’esperienza italiana dimostra che in un’epoca di shock energetici, competizione geopolitica e interdipendenza economica, una politica estera efficace richiede un attento equilibrio tra pragmatismo e lungimiranza strategica, offrendo lezioni che vanno ben oltre il contesto italiano specifico.
