Per capire la guerra in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran è necessario conoscere la storia, la politica e le dinamiche interne della Repubblica Islamica. L’Iran è uno dei Paesi più vasti del Medio Oriente, con circa 92 milioni di abitanti e il 17° territorio più esteso al mondo. La sua posizione lo rende strategico non solo per la geografia, ma anche per l’economia globale: è il nono produttore mondiale di petrolio e il terzo di gas naturale. Sul piano religioso, circa il 90% della popolazione è sciita, caratteristica che distingue il Paese dalla maggioranza musulmana sunnita della regione, mentre sul piano etnico la popolazione è per circa il 60% persiana.
Uno spartiacque fondamentale nella storia recente dell’Iran è la rivoluzione del 1979, che rovesciò il regime dello scià Mohammad Reza Pahlavi. Se inizialmente il movimento rivoluzionario comprendeva religiosi, nazionalisti, laici e comunisti, presto il clero sciita prese il sopravvento, trasformando l’Iran in una Repubblica Islamica. Questo cambiamento segnò anche un’inversione di alleanze: l’Iran passò dall’essere principale alleato degli Stati Uniti nella regione al suo nemico dichiarato.
Il sistema politico iraniano è complesso e duale, autoritario ma pluralista all’interno delle strutture del regime. La massima autorità è la Guida Suprema, figura religiosa che controlla l’esercito, il sistema giudiziario e nomina i principali vertici dello Stato. Dopo Ruhollah Khomeini, il ruolo è passato ad Ali Khamenei, recentemente ucciso nei bombardamenti. Il presidente e il parlamento hanno poteri limitati e i candidati alle cariche pubbliche sono sottoposti al vaglio del Consiglio dei Guardiani, organo dominato dalla Guida Suprema. All’interno di questo quadro convivono correnti politiche diverse: i riformisti, i conservatori e i moderati, che oscillano tra aperture graduali e conservatorismo rigoroso.
Anche l’apparato militare riflette questa struttura duale. Accanto all’esercito regolare operano i Guardiani della Rivoluzione, un esercito parallelo con potere politico, militare ed economico sotto il diretto controllo della Guida Suprema. Questo duplice apparato permette al regime di esercitare un controllo capillare, ma allo stesso tempo di mantenere margini di flessibilità all’interno delle istituzioni.
Nonostante il regime autoritario, tra la popolazione urbana e giovanile esiste un diffuso malcontento, che si manifesta attraverso movimenti studenteschi, collettivi culturali e proteste sociali. Le manifestazioni più significative degli ultimi anni sono nate da questioni di diritti civili e di condizione economica, come il caso di Mahsa Amini nel 2022 o le proteste di gennaio 2026 per la crisi economica. Il governo ha risposto spesso con violenza, causando migliaia di morti tra i manifestanti.
Le ostilità con Stati Uniti e Israele hanno radici storiche e ideologiche. Gli Stati Uniti erano alleati dello scià, e dopo la rivoluzione il nuovo regime li identificò come il “Grande Satana”. Eventi come la crisi degli ostaggi tra il 1979 e il 1981 hanno cementato questo antagonismo, rafforzato da sanzioni economiche e operazioni militari non convenzionali. Con Israele, l’ostilità è nata dalla solidarietà con i palestinesi e dalla percezione di Tel Aviv come simbolo dell’imperialismo occidentale, sfociando in una rivalità militare e geopolitica che dura da decenni.
Le principali preoccupazioni dell’Occidente riguardano il programma nucleare iraniano, che Teheran sostiene sia destinato a scopi civili ma che molti paesi temono possa diventare militare; il programma missilistico, con arsenali sempre più potenti e a gittata crescente; e l’“asse della resistenza”, la rete di milizie e gruppi alleati che ha avuto funzione difensiva ma che spesso è percepita come strumento di destabilizzazione regionale.
L’Iran attacca altri Paesi del Golfo, come Emirati, Qatar e Arabia Saudita, non solo per ritorsione contro Stati Uniti e Israele, ma anche per affermare la propria influenza politica e militare nella regione. Colpire infrastrutture energetiche e civili consente al regime di aumentare la pressione sugli avversari e sugli alleati regionali, mettendo in difficoltà l’Occidente e i suoi interessi strategici.
Per comprendere la guerra in corso non si può prescindere dalla storia dell’Iran, dalla rivoluzione del 1979, dal sistema politico duale, dalla presenza dei Guardiani della Rivoluzione e dalle ostilità storiche verso Stati Uniti e Israele. Tutti questi elementi spiegano le motivazioni del regime iraniano e le dinamiche di un conflitto che oggi investe l’intera regione.
