11 agosto 2025 – A tre giorni da una telefonata “lunga e dettagliata” con Vladimir Putin, il primo ministro indiano Narendra Modi ha riaffermato la volontà di approfondire la “partnership strategica speciale e privilegiata” con la Russia, invitando il presidente russo a recarsi in India entro la fine dell’anno. Il colloquio, avvenuto l’8 agosto, ha toccato tanto l’aggiornamento sul conflitto in Ucraina in vista del vertice tra Putin e Donald Trump in Alaska, quanto il rafforzamento di legami bilaterali che resistono alle crescenti pressioni occidentali.
La sfida a Washington
La dichiarazione di Modi arriva in un momento di tensione diplomatica con gli Stati Uniti. Solo due giorni prima, Trump aveva annunciato un aumento dei dazi sulle importazioni indiane fino al 50%, come misura punitiva per l’acquisto di petrolio russo.
Mosca è oggi il principale fornitore di greggio per Nuova Delhi, coprendo circa il 35% delle importazioni, con contratti a prezzi scontati che hanno garantito stabilità energetica e margini di crescita economica. Rinunciarvi significherebbe affrontare costi più elevati e mettere a rischio un equilibrio strategico consolidato in decenni di rapporti.
Autonomia strategica e coerenza geopolitica
La scelta di Modi non è episodica. L’India non ha mai aderito alle sanzioni occidentali contro Mosca, preferendo perseguire la propria linea di autonomia strategica. Il rafforzamento dei legami con la Russia – sul piano economico, militare e diplomatico – si inserisce in una visione multipolare che vede Nuova Delhi protagonista nei BRICS e in altre piattaforme alternative all’egemonia occidentale.
Il governo indiano ha reagito con fermezza all’annuncio di Trump, definendo “ingiustificato e irragionevole” colpire l’India con misure tariffarie punitive e promettendo “tutte le misure necessarie per proteggere gli interessi nazionali e la sicurezza economica”.
Le contraddizioni occidentali
Funzionari indiani sottolineano come, in passato, proprio Washington avesse incoraggiato l’import di energia russa per stabilizzare i mercati globali, e come sia gli Stati Uniti sia l’Unione Europea continuino a commerciare con Mosca in diversi settori non colpiti dalle sanzioni. Per Nuova Delhi, quindi, la pressione americana appare incoerente e politicamente motivata.
Bilanciamento tra Est e Ovest
Sul piano economico, l’India si trova a dover equilibrare l’accesso alle tecnologie e agli investimenti occidentali con la necessità di garantire forniture energetiche sicure e a basso costo. Sul piano politico, la fermezza di Modi verso Washington rafforza la sua immagine interna di leader indipendente e difensore dell’interesse nazionale.
La promessa di “approfondire ulteriormente” la partnership con Mosca va oltre la diplomazia di circostanza: è un messaggio strategico. L’India intende mantenere il proprio spazio di manovra, rifiutando la logica delle sanzioni secondarie e delle ritorsioni commerciali. Un segnale chiaro che, a Washington, difficilmente passerà inosservato.
