Washington, Seul e Tokyo hanno confermato che entro la fine di settembre si terranno delle nuove esercitazioni militari congiunte, chiamate Freedom Edge.
L’annuncio arriva a pochi giorni dalla parata militare di Pechino, durante la quale Cina, Russia e Corea del Nord hanno mostrato una crescente vicinanza strategica.
Secondo il Joint Chiefs of Staff (JCS) sudcoreano, le esercitazioni hanno l’obiettivo di consolidare la cooperazione trilaterale di fronte alle minacce militari di Pyongyang. “I tre Paesi rafforzeranno le loro capacità operative in mare, aria e cyberspazio e miglioreranno la loro interoperabilità per mantenere una cooperazione trilaterale solida e stabile” ha dichiarato il JCS.
Le manovre dureranno cinque giorni e si terranno nelle acque internazionali a sud della penisola coreana, al largo dell’isola di Jeju. Esse concluderanno il ciclo iniziato con le due precedenti esercitazioni, tenutesi nel giugno e nel novembre del 2024. Inoltre, segneranno la prima esercitazione congiunta sotto la presidenza sudcoreana di Lee Jyae Myung e quella statunitense di Donald Trump.
Non sono mancate le proteste di Pyongyang, che ha criticato la cooperazione tra i tre Paesi definendola come un tentativo di rafforzare il blocco militare guidato dagli Stati Uniti. Il JCS ha respinto le critiche, sostenendo che “le esercitazioni sono eventi annuali che mirano a rispondere alle minacce nucleari e missilistiche della Corea del Nord e puntano a salvaguardare la pace e la stabilità della regione, in conformità con il diritto internazionale”.
Secondo Chang Yong-seok, ricercatore all’Università nazionale di Seul, nonostante l’esercitazione fosse programmata da mesi, il tempismo dell’annuncio appare come una risposta alla recente dimostrazione delle forze militari cinesi. “La Cina ha mostrato la sua potenza militare, sfoggiando le sue testate nucleari. Il messaggio era troppo chiaro perché gli Stati Uniti e i suoi alleati non reagissero” ha dichiarato Chang in un’intervista al South China Morning Post.
Un ufficiale sudcoreano ha inoltre confermato che quest’anno le portaerei americane non parteciperanno alle esercitazioni. Un’assenza che, secondo alcuni analisti, rappresenterebbe un segnale di Washington verso Seul, accusata di non aver mai chiarito quale sarebbe il suo impegno militare in caso di un eventuale attacco di Pechino a Taiwan.
Resta dunque da capire se Freedom Edge riuscirà a rafforzare la deterrenza degli alleati, senza alimentare ulteriormente l’escalation nelle regione, dove ogni manovra militare rischia di innescare nuove tensioni con Pechino e Pyongyang.
