L’Esercito Popolare di Liberazione (People’s Liberation Army, PLA) non è soltanto lo strumento militare della Repubblica Popolare Cinese: è uno dei pilastri fondamentali del potere politico del Partito comunista cinese. Fondato nel 1927 come forza rivoluzionaria, il PLA ha accompagnato tutte le fasi della costruzione dello Stato cinese moderno e oggi rappresenta una delle forze armate più grandi e in più rapida trasformazione al mondo.
A differenza degli eserciti occidentali, il PLA non risponde formalmente allo Stato, ma al Partito comunista. Il suo comandante supremo non è il presidente della Repubblica in quanto tale, bensì il segretario generale del Partito, che guida la Commissione militare centrale. Questo legame organico tra potere politico e apparato militare è una delle caratteristiche distintive del sistema cinese e spiega perché il PLA venga considerato, prima ancora che un esercito nazionale, una “forza armata di partito”.
Negli ultimi quindici anni, soprattutto sotto la leadership di Xi Jinping, l’Esercito Popolare di Liberazione è stato oggetto di una profonda riforma strutturale. L’obiettivo dichiarato è trasformarlo da esercito numeroso ma prevalentemente terrestre in una forza moderna, tecnologicamente avanzata e in grado di operare su più domini: terra, mare, aria, spazio e cyberspazio. In questo quadro, Pechino ha ridotto il peso dell’esercito di terra a favore della Marina, dell’Aeronautica e delle nuove forze strategiche.
La Marina del PLA (PLAN) è oggi al centro dell’espansione militare cinese. Con un numero di unità superiore a quello della US Navy, anche se mediamente meno avanzate, Pechino punta a controllare le acque circostanti – dal Mar Cinese Meridionale allo Stretto di Taiwan – e a proiettare potenza lungo le principali rotte commerciali globali. Parallelamente, l’Aeronautica (PLAAF) ha compiuto passi significativi nello sviluppo di caccia di quinta generazione, sistemi missilistici e capacità di attacco a lungo raggio.
Un ruolo chiave è svolto dalla Rocket Force, responsabile dell’arsenale missilistico convenzionale e nucleare, considerato uno degli strumenti centrali della deterrenza cinese. Negli ultimi anni Pechino ha investito massicciamente in missili balistici e ipersonici, pensati per scoraggiare un intervento militare statunitense nella regione indo-pacifica.
Accanto alle forze tradizionali, il PLA ha sviluppato strutture dedicate alla guerra cibernetica, elettronica e spaziale, riconoscendo che il confronto militare contemporaneo passa sempre più dal controllo dell’informazione, delle comunicazioni e dei satelliti. In questo contesto si inserisce la dottrina della “fusione civile-militare”, che elimina la separazione tra ricerca civile e applicazioni militari, consentendo all’apparato difensivo di attingere direttamente all’innovazione prodotta da università e aziende tecnologiche.
Nonostante la modernizzazione, l’Esercito Popolare di Liberazione non ha una lunga esperienza di combattimento reale: l’ultimo conflitto su larga scala risale alla breve guerra con il Vietnam del 1979. Questo elemento rappresenta un limite riconosciuto anche dai vertici cinesi, che hanno intensificato esercitazioni su larga scala e simulazioni operative per colmare il divario.
Oggi il PLA è uno strumento centrale della strategia di Pechino: serve a difendere il territorio nazionale, sostenere le rivendicazioni su Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale, e rafforzare il peso internazionale della Cina. La sua evoluzione è osservata con attenzione da Stati Uniti, alleati asiatici ed europei, consapevoli che il futuro equilibrio globale passerà anche dalla capacità militare della potenza cinese.
