Le elezioni europee del 2024 confermano luci e ombre nella costruzione del sistema politico europeo. Dal punto di vista della partecipazione dei cittadini, i risultati non sono incoraggianti: rispetto al 2019, l’affluenza cresce solo dello 0,5%, fermandosi al 50,5%. Si tratta di una stagnazione preoccupante, considerando che nel 2019 la partecipazione era aumentata di otto punti percentuali, grazie soprattutto all’impegno dei giovani sulle tematiche ambientali e sul cambiamento climatico. La speranza che questioni di grande rilevanza europea, come la gestione della pandemia o le crisi internazionali in Ucraina e Medio Oriente, potessero mobilitare maggiormente gli elettori non si è concretizzata.
Un secondo tema riguarda il carattere paneuropeo del dibattito elettorale. Se da un lato alcune questioni internazionali hanno trovato spazio nella campagna, dall’altro molte dinamiche sono state dominate da tematiche nazionali. In Spagna, ad esempio, la campagna è stata influenzata da vicende interne legate al governo, mentre il dibattito pubblico e mediatico non ha mostrato un significativo salto qualitativo nella discussione delle politiche europee. Anche i dibattiti tra Spitzenkandidaten, pur migliorati rispetto a cinque o dieci anni fa, rimangono poco seguiti dal grande pubblico, mentre i riferimenti all’identità europea dei partiti nazionali sono ancora limitati.
Per quanto riguarda i risultati elettorali, si osserva uno spostamento del centro di gravità verso destra. I partiti di centrodestra pro-europei e le destre radicali hanno guadagnato seggi, mentre i socialisti hanno registrato perdite limitate. Il gruppo socialista rimane il secondo per dimensione, sorretto da buoni risultati in Spagna e in Italia, mentre la SPD tedesca ha deluso. I liberali e i Verdi, in particolare in Francia e Germania, hanno subito cali significativi, segnando un indebolimento dell’asse progressista tradizionale. Le estreme destre hanno ottenuto risultati rilevanti in paesi fondatori: in Germania al 16%, in Francia al 31% e in Italia al 29%, ma non ovunque, lasciando ancora una maggioranza europeista in Parlamento, anche se stretta.
La costruzione di una maggioranza pro-europea trasversale rimane cruciale per garantire la stabilità e la riforma istituzionale. I popolari, socialisti e liberali, insieme ai Verdi, possono formare una coalizione solida, mentre alleanze con le destre o i gruppi radicali risultano impossibili sia politicamente sia aritmeticamente. Questa maggioranza è essenziale non solo per la governance europea, ma anche per avanzare nel processo di riforma dei Trattati, previsto dall’articolo 48 del Trattato sull’Unione Europea, che richiede l’interazione tra Parlamento e Commissione europea.
Il percorso post-elettorale mostra segnali positivi, in particolare rispetto al processo degli Spitzenkandidaten. Dopo le difficoltà del 2019, con Ursula von der Leyen oggi candidata dai popolari, si apre la possibilità di negoziare una coalizione parlamentare pro-europea che sostenga il programma di lavoro della nuova Commissione. Questo richiede dialogo e mediazione tra gruppi politici europei, per garantire non solo condizioni politiche su temi come clima, lavoro e sicurezza, ma anche impegni istituzionali chiari a favore della riforma dei Trattati.
Tuttavia, la situazione rimane complessa: la composizione del Consiglio europeo non è particolarmente favorevole, e le incertezze politiche nei singoli paesi – dalla Francia alla Germania, dalla Spagna all’Italia – potrebbero influenzare negativamente il processo di riforma. In questo contesto, il Parlamento europeo e i gruppi federalisti hanno un ruolo centrale: esercitare pressione sulla Commissione e sul Consiglio europeo per garantire che le proposte di revisione dei Trattati vengano prese in considerazione e avviate rapidamente, prima che eventuali instabilità politiche nazionali rendano la finestra di opportunità ancora più stretta.
Le elezioni europee hanno mostrato progressi limitati nella partecipazione dei cittadini e un panorama politico più orientato a destra, ma offrono anche una chiara opportunità per rafforzare la costruzione istituzionale europea. Il compito dei federalisti e dei partiti pro-europei è ora quello di tradurre questi risultati in riforme concrete, creando un sistema politico europeo più inclusivo, trasparente e capace di rispondere alle sfide del XXI secolo.
