La guerra in Medio Oriente entra in una nuova fase di escalation con il bombardamento israeliano su South Pars, la porzione iraniana del più grande giacimento di gas naturale al mondo, situato nel Golfo Persico e condiviso con il Qatar. La risposta di Teheran non si è fatta attendere: attacchi missilistici e droni hanno colpito siti strategici in Qatar e Arabia Saudita, mentre gli Stati Uniti hanno minacciato una reazione diretta contro South Pars in caso di ulteriori offensive iraniane.
South Pars rappresenta il cuore dell’approvvigionamento energetico iraniano: circa l’80% dell’elettricità del Paese proviene dal gas estratto in questo giacimento, e gran parte delle riserve nazionali di gas naturale dipendono proprio dalle fasi di sviluppo attive del sito. L’intera struttura, che si estende per circa 9.700 km² tra Iran e Qatar, è suddivisa in 24 fasi, con piattaforme offshore, pozzi sottomarini e impianti di trattamento collegati via gasdotti al porto iraniano di Assaluyeh. La produzione iraniana, avviata nel 2002, ha conosciuto una crescita significativa negli ultimi anni, consolidando il ruolo di Teheran tra i principali produttori regionali.
Il giacimento è strategico non solo per l’Iran: mentre il Qatar sfrutta la propria porzione, il North Field, soprattutto per l’esportazione di gas naturale liquefatto, l’Iran lo utilizza principalmente per soddisfare la domanda interna. Questo significa che ogni attacco a South Pars ha un impatto immediato sulla rete elettrica nazionale, ma può anche destabilizzare l’intera regione. L’Iraq, ad esempio, importa circa il 40% del gas dal vicino iraniano per il proprio fabbisogno energetico, e altri Paesi del Golfo come Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita si trovano esposti a possibili interruzioni o minacce alle proprie infrastrutture.
La scelta di colpire South Pars non è casuale: il giacimento è un asset geostrategico fondamentale, capace di influenzare il mercato globale dell’energia, già sensibile a tensioni come il blocco dello Stretto di Hormuz. Con la crescente militarizzazione degli impianti energetici, la crisi nel Golfo Persico assume una dimensione globale, trasformando l’energia in un vero e proprio strumento di pressione politica e militare.
In questa nuova fase del conflitto, il destino di South Pars non riguarda più solo l’Iran, ma tutto il Medio Oriente e i mercati internazionali, rendendo ogni escalation potenzialmente devastante per la stabilità energetica mondiale.
