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Per oltre un secolo il baricentro della politica e dell’economia mondiale è stato dominato dall’Occidente. Negli ultimi decenni, tuttavia, l’attenzione si è progressivamente spostata verso l’Asia, prima con l’ascesa della Cina e oggi con l’emergere di una nuova protagonista: l’India. Se il XXI secolo è destinato a essere ricordato come il secolo delle grandi trasformazioni geopolitiche, economiche e tecnologiche, Nuova Delhi potrebbe avere tutte le carte in regola per giocare un ruolo da protagonista.

Nel sistema internazionale contemporaneo esistono entità politiche che, pur possedendo molti degli elementi tipici di uno Stato sovrano, non godono di un pieno riconoscimento da parte della comunità internazionale. Queste realtà vengono generalmente definite Stati de facto, una categoria che rappresenta una delle questioni più complesse e controverse delle relazioni internazionali moderne.

Quando si parla di Corea del Nord, si entra in uno dei contesti politici più particolari e controversi del mondo contemporaneo. Questo Paese dell’Asia orientale, confinante con Cina, Russia e Corea del Sud, è noto per il suo forte isolamento internazionale, il rigido controllo esercitato dallo Stato sulla popolazione e il ruolo centrale che le forze armate occupano nella vita nazionale.

Il ventunesimo secolo sta mettendo a dura prova l’architettura delle relazioni internazionali costruita dopo il crollo del blocco sovietico. Per oltre trent’anni in questa parte di Occidente abbiamo coltivato l’idea che il pianeta stesse lentamente convergendo verso un ordine regolato dal diritto, dalla trasparenza e dall’interdipendenza economica. L’Europa, cullandosi in questa convinzione, l’ha assunta quasi come una certezza amministrativa, dando per scontata l’idea che il commercio, la cooperazione normativa e la crescita dei legami economici avrebbero progressivamente azzerato il peso della forza materiale. 

Pechino, 29 maggio 2026 – Nei giorni scorsi, tra il 22 e il 23 maggio, si è tenuto a Suzhou, nella Cina continentale, un vertice dell’APEC (il forum di Cooperazione Economica Asia-Pacifico, che riunisce economie e non necessariamente Stati sovrani) a cui hanno preso parte anche funzionari del governo di Taiwan, senza che la Repubblica Popolare Cinese ponesse ostacoli alla loro presenza. Un fatto che merita attenzione, considerando la linea tradizionalmente rigida assunta da Pechino verso la partecipazione di rappresentanti taiwanesi ai consessi internazionali.

Nel giugno del 2003, mentre l’attenzione mondiale era concentrata sull’Iraq appena invaso dagli Stati Uniti, l’Unione Europea lanciò nel cuore dell’Africa centrale una missione militare destinata a cambiare la propria identità strategica.
Si chiamava Operation Artemis ed era, formalmente, una missione di pace. In realtà fu molto di più: il primo intervento militare autonomo dell’UE senza il supporto operativo della NATO, il primo dispiegamento europeo rapido fuori dal continente e il primo banco di prova della nascente Politica Europea di Sicurezza e Difesa (PESD).

Negli ultimi anni il confronto tra Stati Uniti e Cina è diventato il centro della geopolitica mondiale. Le due potenze competono ormai in ogni settore strategico: economia, tecnologia, commercio, finanza e forza militare. Se fino a pochi decenni fa la leadership americana sembrava indiscutibile, oggi la crescita della Cina sta cambiando profondamente gli equilibri internazionali.